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Twixt

Pubblicato il 5 dicembre 2011 da Sofia Bonicalzi

VOTO:

Twixt

Batte una strada nuova Francis Ford Coppola che non sembra aver perso la voglia di esplorare e si concede un divertissement gotico che parrebbe piuttosto uscito dalla fucina di Tim Burton. Twixt si presenta come un film performance, uno spettacolo live ove è il regista che, di volta in volta modificando l’ordine e la selezione delle inquadrature, rinuncia all’idea della forma filmica come elemento definitivo e abdica a ogni pretesa di linearità, creando un’opera che si materializza nel momento stesso in cui gli spettatori la stanno osservando. Se Coppola ha spesso dichiarato di trovare insopportabili i prodotti alla Avatar, Twixt contiene soltanto alcuni inserti tridimensionali, premurandosi di avvertire la platea nei momenti in cui è necessario inforcare i ben noti occhialini alla Blues Brothers. Se il progetto non sembra privo d’interesse, il risultato (forse una compensazione dei film fotocopia dell’ultima Sofia Coppola?), che vira al gusto splatter l’ispirazione cormaniana, lascia freddi e piuttosto perplessi, indecisi se apprezzare la verve di un regista settantaduenne che giustamente rifiuta di ripiegarsi su se stesso o se ritornare con nostalgia al Coppola dei dorati Seventies. I primi due minuti sono da manuale, con la voce arrochita e profonda del narratore Tom Waits che sorvola il panorama di una cittadina americana sospesa fra Hopper e il Cronemberg di A History of Violence, punteggiando di ironia la descrizione in pianosequenza dell’assolato paesaggio. L’attenzione si concentra su una villa misteriosa, dove si dice abbia risieduto Edgar Allan Poe, debitamente annerita dal tempo e da una coltre di malvagità, che si rivelerà il centro nevralgico della vicenda. La storia per noi comincia quando Hall Baltimore, autore di romanzi horror, che di improbabile ha il nome e il corpo ormai massiccio di Val Kilmer, approda in città, deciso a proseguire il tour di promozione dell’ultimo libro su streghe e affini. Stanco di essere considerato lo Stephen King dei poveri, Baltimore (che ricorda Mike Enslin, lo scrittore alla deriva di 1408, alcolizzato e pieno di sensi di colpa per la morte della figlia) vorrebbe cambiare rotta, ma le perentorie telefonate di moglie (in rigoroso schermo splittato) ed editore lo costringono a tornare sui propri passi. In un film che fa’ della variazione costante la propria ragion d’essere, la difficoltà principale sembra quella di trovare un amalgama fra gli elementi contrastanti: situazioni, personaggi e colori, che si assommano senza soluzione di continuità in un torrente che mescola realtà e allucinazione. In una città dove non c’è nemmeno una libreria, tanto che Baltimore piazza il suo banchetto nella ferramenta locale, il vecchio sceriffo Bobby Lagrange è uno scrittore dilettante che gli propone un libro a quattro mani. Che cos’è accaduto alla ragazzina che giace su un tavolo dell’obitorio con un paletto di legno conficcato nel petto, come si converrebbe a un qualunque vampiro? Ed ecco che il titolo è già pronto, “L’esecuzione del vampiro”, sospira con un sorriso malefico lo sceriffo: per completare il romanzo è sufficiente trovare un adeguato finale. L’apparente consequenzialità che sembra ispirare il preambolo volutamente si perde nelle inquadrature successive, dove anche l’identità dei protagonisti scolora nell’incrocio delle epoche storiche (dal tetro ‘800 di Poe ai giorni nostri) e nella sovrapposizione dei caratteri, mentre Baltimore, sedotto dall’atmosfera spettrale del luogo e tormentato dai suoi incubi personali, comincia una sorta di viaggio infernale. A fargli da Virgilio, è nientemeno che il fantasma di Edgar Allan Poe, il suo avo più nobile, guida spirituale dall’alito alcolico e abituata ai tormenti dello spirito. In ordine debitamente sparso, gli ingredienti che compongono la mistura sono una comune di ragazzi che abitano l’altra sponda del fiume (punk nichilisti? Seguaci di Baudelaire? Vampiri?), un omicidio di massa ad opera di un prete folle e la reincarnazione letteraria della moglie-cugina dell’autore dei Delitti della Rue Morgue. Il fantasma di un’eterea giovane, sorta di Beatrice gotica spodestata da ogni Paradiso, offre a Baltimore l’ispirazione per proseguire il viaggio alla ricerca del finale, in una sorta di evocazione del processo creativo e della difficile ricerca di una forma compiuta. Arrancando si arriva allo sconquassato finale, dove sangue e morte non faranno che confermare i sospetti di Baltimore, lasciando gli spettatori, intorpiditi dai colori violenti e dagli effetti visivi, con una smorfia e un sorriso di imbarazzo.


CAST & CREDITS

(Twixt) Regia: Francis Ford Coppola; sceneggiatura: Francis Ford Coppola; fotografia: Mihai Malaimare Jr.; montaggio: Robert Schafer; musica: Dan Deacon, Osvaldo Golijov; interpreti: Val Kilmer (Hall Baltimore), Elle Fanning (V), Joanne Whalley (Denise), Bruce Dern (Bobby LaGrange); produzione: American Zoetrope; distribuzione: Movies Inspired; origine: Stati Uniti; durata: 90’.


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