10000 AC

Perfettamente scarnificato, ridotto all’osso, come gli scheletri di mammuth che invadono la scena, un film senza troppi giri di parole e dunque diretto, principalmente nel suo voler essere un’epica d’impatto ma, ancora di più, da botteghino, 10000 AC (l’anno che segna la fine del Pleistocene, ultima tappa del Cenozoico prima della nostra era, l’Olocene) di Roland Emmerich è un’epopea primitiva (ma nemmeno troppo) che travalica l’esistenza umana per mostrarci il mondo così come il regista tedesco e la sua crew statunitense lo immaginano: un risultato che sembrerebbe essere alquanto realistico ma che, nel dubbio e soprattutto consci dei precedenti falsi storici ricreati dal cinema, sconsigliamo di prendere come verità assoluta. Non è tutto pleistocene quel che primitiveggia.
La realizzazione del film risulta a tratti buona, su un classico livello da major-commercial-movie, ma non rappresenta di certo uno degli esempi migliori, per qualità, della vasta produzione hollywoodiana: in particolare ci riferiamo al livello qualitativo della Computer Grafica e della fotografia, a tratti sin troppo falsa, costruita e artificiale (viste le possibilità produttive della Warner, ci si sarebbe aspettato qualcosa di più). Diciamo che qualche gradino verso il basso, rispetto alla media, lo scende.
Considerandolo però in un’ottica completa, il film risulta essere ben confezionato, costruito per "funzionare", uno di quegli esempi di cinema del sabato sera che divertono facilmente senza far troppo male: un pacco vuoto dalla bella confezione. Ci si passi la metafora, Emmerich confeziona quello che sembra un puzzle tanto perfetto quanto quadrato, con tutti i pezzi al loro posto, uniti a formare un’illustrazione leggendaria, da mito, ma fin troppo collaudata e giocata su topoi scontati; una specie di quadro Ikea, di quelli che si vedono sempre più spesso tanto nelle case altrui quanto nei film, e come tale sembra copia d’una copia d’un modello della stagione precedente: l’eroe (improvvisato San Francesco delle nevi antiche che a tratti assomiglia a Colin Farrell), il mito (ci domandiamo quale sia), la leggenda (quel tocco di sovrannaturale che non guasta mai), sono i tre tasselli principali su cui il film si basa e che ritroviamo su tutte le locandine; ad essi vanno aggiunti poi, l’amore (questo si, mitico e leggendario, tale da travalicare lo spazio e il tempo), l’amicizia (sacra), la lotta contro il tiranno "pseudo-divino, troppo umano" (che non manca mai), la crescita (anche questa è presenza fissa), il sacrificio (che va a braccetto con l’amicizia), i personaggi mono-dimensionali, eccetera eccetera. Vi ricorda qualcosa? Se la risposta è si non sorprendetevene, ci sono stampi sempre pronti ad essere riutilizzati.
10000 AC è, inoltre, un film sin troppo diretto in alcuni momenti, tanto da dare l’impressione che in principio fosse ben più lungo del suo minutaggio finale (110’); troppo nette (e troppe) le ellissi, a tratti sembra quasi di assistere ad un teatrino di figurine, o marionette, con i suoi quadri staccati e le sue scenette topiche, tanto che potremmo condensare la storia in pochi punti relativamente semplicistici: io sono l’eroe della profezia! Taglio. Noi siamo i mammuth! Taglio. Io sono la sua bella! Taglio. Noi siamo i cattivi! Taglio. Noi siamo quelli che aiuteranno l’eroe! Taglio. Io sono uno Smilodon che vive nel deserto! Taglio. E via dicendo. Insomma, un film frammentato che vorrebbe mettere tanta carne al fuoco ma che lascia allo spettatore solo qualche arrosticino! Se la storia si muovesse un po’ meno a salti, ricercando una certa omogeneità e una più fluida sequenzialità, di certo ci saremmo trovati di fronte ad un altro film, migliore sia in termini di intrattenimento che di qualità.
Nonostante, nel complesso, 10000 AC risulti essere un semplice divertissement da sabato sera, esso è comunque un film che riesce a toccare le corde giuste del pubblico, coinvolgendolo (soprattutto gli uomini: chi non vorrebbe essere l’eroe di turno che salva il mondo, si becca la gloria e anche la più bella delle belle?) e pilotandolo attraverso i grandi sommovimenti guerreschi propostici da Emmerich, un regista che sa quali fili tirare per ammaliare lo spettatore e far muovere i suoi burattini, giocando soprattutto su una regia d’impatto scenico, forte in particolar modo dei maestosi panorami naturali che circondano i protagonisti della storia. Riconducendo tutto nel finale, riannodando le storie, ricucendo famiglie, il regista ed i suoi attori ci conducono per mano, attraverso un percorso semplice ed in discesa, verso il più classico dei "vissero per sempre felici e contenti".
Ci troviamo quindi di fronte ad un film che non consiglieremmo a chi cerca qualcosa di sostanzioso ma, se i vostri target sono più leggeri, potrebbe fare al caso vostro: sicuramente non rimarrà negli annali della storia del cinema ma, ne siamo certi, per due ore non vi annoierà. Così come gli occhi della leggendaria protagonista, tanto azzuri quanto finti, appoggiati lì, sul volto d’una bellissima Camilla Belle, novella Liz Taylor preistorica.
(10000 BC) Regia: Roland Emmerich; soggetto e sceneggiatura: Roland Emmerich, Harald Kloser; fotografia: Ueli Steiger; montaggio: Alexander Berner; musica: Harald Kloser, Thomas Wander; scenografia: Jean-Vincent Puzos; costumi: Odile Dicks-Mireaux, Renee April; interpreti: Steven Strait (D’Leh), Camilla Belle (Evolet), Cris Curtis (Tic’Tic), Joel Virgel (Nakudu), Affif Ben Adra (Signore della Guerra); produzione: Maichel Wimer, Roland Emmerich, Mark Gordon; distribuzione: Warner Bros.; origine: USA, 2008; durata: 108’; web info: sito ufficiale.
