1974 1979. Le nostre ferite - Fuori concorso/Film Commission

È un breve (neanche un’ora) ma interessantissimo, denso, empatico e drammatico documentario quello girato da Monica Repetto e presentato in Fuori Concorso al Festival di Torino sotto l’egida della Film Commission Piemonte. Si intitola 1974 1979. Le nostre ferite . Non c’è un refuso, le due date non sono collegate da un trattino perché il film tratta cinque eventi solo in apparenza minori che la regista ha selezionato, due risalenti al 1974 e tre risalenti al 1979. I cinque episodi non sono raccontati cronologicamente, s’intitolano rispettivamente: “La guerra al liceo”, “La solitudine del manager”, “Casalinghe combattenti”, “Il poliziotto rhythm&blues”, “Lo studente di medicina” e hanno lo straordinario merito di recuperare cinque piccole grandi storie scomparse o quasi dalla memoria collettiva che di quegli anni è solita ricordare gli episodi più vistosi: dall’Italicus al rapimento all’assassinio Moro, giusto per mettere insieme forse i due eventi più drammatici e celebri del terrorismo di destra e di quello di sinistra.
Anche qui, pur con tutta evidenza lasciando ben capire il termometro della sua empatia (anche in termini di minutaggio), Monica Repetto racconta tre attentati fascisti, due, ad opera di bande di quartiere, che hanno visto protagonisti due studenti romani (il primo e il quinto, protagonisti Francesco De Ficchy e Luigi Schepisi), uno (forse il più tremendo e agghiacciante di tutti quelli raccontati, protagonista Annunziata “Nunni” Miolli) che ha visto vittime un gruppo di donne che davano vita a una rubrica di Radio Città Futura dove si raccontavano le abitudini e i disagi delle donne, in particolare delle casalinghe (il terzo episodio). In questo caso gli autori dell’attentato furono i NAR, segnatamente gli efferati fratelli Fioravanti, assolti dopo il processo dal reato di strage.
I due episodi pari invece sono da attribuirsi al terrorismo di sinistra: il secondo, l’unico collocato fuori Roma ma appunto a Torino, è un attentato a una scuola di amministrazione aziendale (vista come luogo di formazione dei futuri padroni), presa d’assalto da Prima Linea, in cui vennero sequestrate 200 persone e ferite 10, fra cui l’uomo intervistato (Renzo Poser); il quarto è il racconto di un poliziotto siciliano (Vincenzo Ammirata) sopravvissuto (a differenza di altri colleghi) a uno scontro a fuoco con le Brigate Rosse, a seguito del loro attacco alla sede regionale della DC in Piazza Nicosia, di nuovo a Roma.
Sul piano dello stile il documentario è molto sobrio e piacevolmente sintetico. Consiste in primo luogo di interviste ai cinque feriti e – è davvero il caso di dirlo – sopravvissuti, tutti di un età oscillante fra i 60 e i 70, con l’eccezione della “casalinga” Nunni Miolli, all’incirca novantenne, una figura straordinariamente bella, lucida, umana. Le interviste vengono intervallate da immagini tratte dall’archivio video (Super 8) di testimoni dell’epoca (forse anche degli intervistati, ma non lo sappiamo) oltreché da fotografie risalenti appunto a quegli anni, rinunciando invece quasi del tutto a immagini istituzionali (un solo spezzone tratto da Rai Teche).
Il documentario è esemplare per la capacità di raccontare la microstoria degli anni passati alla storia come gli anni di piombo. È altresì un documento breve (ma si capisce bene che dietro c’è un lavoro pazzesco) di un momento che persino nella memoria dei sopravvissuti, pur scampati in circostanze fortunose o fortunosissime, a un destino di morte evoca tuttavia un senso, nient’affatto trasfigurato ma oltremodo lucido, di nostalgia per una stagione, chiamiamola dell’impegno civile, irrimediabilmente trascorsa. Ciò vale quanto meno nell’ottica delle tre vittime del terrorismo di destra. Resteranno a lungo impresse le parole sconfortate di Nunni Miolli che ripensa con entusiasmo e con gioia alla stagione del femminismo, con rabbia e sbigottimento a come stanno le cose adesso, nell’epoca in cui il femminicidio è all’ordine del giorno.
( 1974 1979. Le nostre ferite ) - Regia e sceneggiatura: Monica Repetto; fotografia: Antonio Demma, Walter Balducci, Simone Rivoire, Silvana Costa, Federico Schiavi; montaggio:Cristina Flamini, Beppe Leonetti; interpreti: Francesco De Ficchy, Renzo Poser, Annunziata “Nunni” Miolli, Vincenzo Ammirata, Luigi Schepisi; produzione: Deriva Film origine: Italia 2020; durata: 58’.
