X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



29 ottobre 1994: l’ultima notte dei Pink Floyd

Pubblicato il 19 luglio 2011 da Emiliano Paladini


29 ottobre 1994: l'ultima notte dei Pink Floyd

Di tutta ‘sta storia Roger Waters non ha mai fatto mistero. Ha puntellato con ogni mezzo a sua disposizione la vita di ciascuno dei suoi compagni dal 1979 a verosimilmente il 29 ottobre 1994. Il 4 luglio 2011, Milano, Mediolanum Forum, Roger Waters ha poi pubblicamente ammesso che da fine anni settanta non era felice, e che ora finalmente ha trovato la felicità. Si dice poi stupito di essere ancora lì a cantare The Wall, tutto il disco, come nel 1980 all’Earls Court, presentando il duetto con la sua immagine proiettata dalle registrazioni di quei concerti lontani nel tempo. Lo dice ricordandosi a voce alta che questa sua data del 4 luglio 2011 è l’ultima di una serie. Lo dice dopo aver molleggiato soul-soft i passi celebri di Another Brick In The Wall Pt. II. E lo dice interrompendo l’esecuzione dello spettacolo perchè il setting glielo consente, annidiando l’intera faccenda di pubblico in termini più consoni (è quasi più evidente l’ Hail to England subliminale di The Wall che il Born In The USA esplicito di Bruce Springsteen), con gli spettatori del ground floor in piedi e liberi di girarsi lo spazio di destinazione, a differenza della sistemazione a sala da teatro con file di seggiole appositamente predisposte per le date di aprile per uno spettacolo in due atti con intervallo: la versione di The Wall di Roger Waters, regista e direttore d’orchestra dei Pink Floyd dal 1969 al 1977, e autore e interprete principale di quasi tutti i ruoli nei Pink Floyd per The Wall e The Final Cut, la cui drammaturgia, il sogno del soldato Roger, si è finalmente compiuta o può tecnicamente compiersi nella presenza dei soli Waters, Gilmour e Mason sul palco dei Pink Floyd 30 anni dopo la sua pubblica rivelazione. Delle esecuzioni all’Earls Court del 1980 sono ad ogni modo rimaste due celebri registrazioni: una della serata del 9 Agosto ’80, l’ultima della prima serie, ripresa nel giugno dell’anno successivo; e una seconda, ufficiale del 2000 intitolata Is There Anybody Out There? The Wall Live 1980-81 , che è una rendition delle due spole all’Earls Court Arena di Londra, dell’80 la prima e dell’81 la seconda. Questa seconda pubblicazione segna il ventennale ufficiale del tour di The Wall, celebrativo del gruppo, uscito indipendentemente dalla volontà di Roger Waters (fuori dai Pink Floyd dal 1985), dopo che lo stesso Roger Waters (1990) aveva pensato in proprio il decennale del disco immediatamente a ridosso della caduta del muro di Berlino con la tipica prontezza encomiabile - e ok. Ma a parte il fatto che la gloriosa e fantasiosa partecipazione dei Pink Floyd al festival di Kebworth nel 1990 ha permesso loro di legare The Wall alle vicende del muro di Berlino in anticipo su Roger Waters, a questo punto il discorso cambia e raddoppia la portata dell’operazione culturale dello stesso Roger Waters. Che quindi non solo lancia l’idea di un concerto incentrato su un solo disco, ma riprende quasi identici i concerti relativi ai tour promozionali dell’epoca di ciascuno dei dischi in questione. Riproponendo non un disco nella sua interezza, ma un’emozione confinata nel tempo e circostanze aggiornate. Films che molti non hanno mai visto così come accaddero nei tempi lontani. Ripropone un disco e una serie di concerti ad esso allegati. Prima, dal 2 giugno 2006 al 6 giugno 2008 per cinque date italiane totali, con The Dark Side Of The Moon esegue una scaletta nei toni e nelle scelte molto simile a quelle che dal 1972 (17 gennaio) al 1973 (4 novembre) contribuirono al successo di TDSOTM (tra l’altro ora come allora eseguito tutto per intero); e poi con The Wall fa rivivere le medesime circostanze del tour 1980-81. Le circostanze non saranno mai le stesse, si sa. Di per se poi The Wall è un’ antologia di luci e suoni presi di peso dalla rubrica dei Pink Floyd, anche considerando le tematiche. Un lavoro riassuntivo e coagulante di tecniche tali e tante tutte assieme da essere come già molte volte detto, pionieristico per una serie d’infinite faccende musicali. Se poi ancora, dal 1987 in avanti è meglio uno show dei Pink Floyd o di Roger Waters, a ognuno il suo dire. E una cosa è certa. Con annessi e connessi di tremebonde e titubanti incertezze rispettive e varie e specifiche caso per caso, come Waters con Barrett anche Gilmour nei confronti di Waters ha dimostrato che a uscire dal gruppo, qualunque sia la motivazione, c’è un calo non calcolabile da subito, in ragione di una minore possibilità di spesa (se il gruppo è quello dei Pink Floyd che trascende più di ogni altro al mondo dall’identità dei componenti) - galeotto fu lo squarcio nel cielo e il suo rumore: Delicate Sound Of Thunder, il film, 1989, frutto, letteralmente, del valore economico di una Ferrari 250 GTO, quella di Mason, che ha garantito la partenza del tour di A Momentary Lapse Of Reason. Waters contemporaneamente girava da solo, come Barrett ai tempi, e senza problemi, ma i numeri del box office gli raccontarono un’altra storia, sicuramente a scapito di una ricerca artistica più meticolosa e di pregio, ma altrettanto sicuramente a vantaggio della potenza tecnologica dispiegabile e impiegata utilizzando il marchio del gruppo che dei numeri e delle cifre del box-office sono pure la causa immediata (gli ultimi kolossal live sono una conseguenza degli ultimi live-sets dei Pink Floyd: raggi beta-x, interferometri a dondolo luminescenti, atomi spappolati in fasci di colori nuovi e parlanti, e cose così, insomma; e tra gli ultimi due tour dei Pink Floyd ci sono quelli degli U2 che chiudono il millennio, in fatto di innovazione e sperimentazione tecnologica, poi uscirà The Wall Live dei Pink Floyd: è l’anno 2000). Nel 1994 c’è comunque l’ultima serie celebre di concerti dei Pink Floyd all’Earls Court. La tournee è di The Division Bell, l’ultimo disco in studio dei Pink Floyd, che come il primo ruota attorno alle atmosfere da tastiera preparate di Richard Wright (estromesso dai Pink Floyd già dal 1979, e 100% Pink Floyd per l’occasione) e alla chitarra elettrica. In programma c’è l’esecuzione integrale di The Dark Side Of The Moon in alcune date del numero complessivo delle serate dell’intero tour, e prima dell’intuizione di Waters del 2006 (o magari anche quella dei primi anni settanta è stata una sua intuizione). Lo show è quindi sponsorizzato dalla WolksWagen (tanto per il paio con la Trabant), e sarà pure prodotta una Golf Pink Floyd. Le date all’Earls Court, oramai Exhibition Center, sono 17 consecutive, dal 13 al 29 ottobre 1994. Lo spettacolo è stato in giro per sette mesi a partire dal 30 marzo, e in proporzione è il più grande di sempre. Il 29 ottobre 1994 segna la fine dei Pink Floyd. E’ la loro ultima data dal vivo, la loro ultima notte. Sì, ci sarà anche il 2 luglio 2005 con Waters al basso, e prima ancora, il 14 novembre 2003, ma i soli Gilmour, Mason e Wright in occasione della marcia funebre per la morte di Steve O’Rourke; ma anche trascurando il fatto che nel maggio dello stesso anno i Cream avevano tirato la volata a tutta una serie non ancora terminata di reunions celebri e meno celebri (compresa questa dei Pink Floyd del 2005), si tratta dei 18 minuti tra i più controversi della storia della televisione, e tra i più importanti della storia della musica inglese dalla morte di John Lennon e John Bonham - nel 1980. C’è un’altra cosa. Dalle date di aprile 2011 dei concerti di Roger Waters a queste sue ultime di luglio, è stato trovato e ucciso Bin Laden. In molti hanno decretato la fine di un’epoca. E sembra che la voce, la sua, quella di Roger Waters, sia più presente nei cori, soprattutto nel dancerockandroll di Young Lust, come una conseguenza emotiva. Sembra che tutto sia più chiaro, più urlabile e urlato. Più vivace ed eccentrico. Si sarà sentito molto più inglese del solito, sgranando sul fondo un preciso Hail To England, al di là del fatto che la missione è stata americana, quella della cattura di Bin Laden. O solo più vicino di molti altri a questo evento, ma come tantissimi altri ancora, chiaramente: suo padre morì in combattimento per noi durante la seconda guerra mondiale. Lui è venuto a cantarci la fine di un momento nelle nostre vite, nel senso della fine di un momento di questa parte della storia, di un altro muro caduto, Outside The Wall: l’ultimo brano. Per come l’ha messo giù live, con quel po’ di swing da club, svogliato e scollacciato, è stato il momento musicale più intenso e più importante: un’improbabile meraviglia di memoria tardo-barrettiana su un lavoro complessivo di calibrata espressione tecnologica contemporanea. Barrett e Wright sono morti. A Londra, O2 Arena, c’erano Gilmour col mandolino e Mason col tamburello per Outside The Wall. Era il 12 maggio 2011. E Gilmour, ancora, chitarra in Comfortably Numb. Ma nemmeno questi sono i Pink Floyd, comunque. Anzi si, sono proprio loro, invece. E questi due, proprio gli ultimi due rimasti, a ripetizione. The show must go on. A indovinare la mossa, ci sarebbe uno show da recuperare per chiudere la storia, lo spettacolo di un disco dei Pink Floyd del 1983 mai andato in scena, The Final Cut, ma non si sa mai. E poi la storia ricominciò così, nel 1971, un anno dopo lo scioglimento dei Beatles, ad Abbey Road, lì dove il giovane Barrett fu spogliato di ogni cosa e con lui i primi Pink Floyd. You’ll never walk alone, primo provino dei Beatles mai pubblicato ufficialmente dal combo di Liverpool, ma testimone ricevuto in staffetta dai Pink Floyd nella versione offerta dalla curva dei tifosi del Liverpool e riprodotta (sample, mixed media in Fearless) all’interno di quello che con ogni probabilità è un successo maggiore, giocando al gioco dei Beatles - The Biggest Band, il disco migliore dei Pink Floyd, comunque già il sesto in tre anni: Meddle (30 ottobre 1971); non le chiappe colorate del babbuino in copertina come da progetto di packaging iniziale, ma l’ultima foto, inner sleeve, dei singoli musicisti ripresi assieme (tv/photo) prima del 2 luglio 2005, e un orecchio e uno zippo sul fondo del mare davanti agli occhi di tutti as on any other night-given out there sleeve - (foto: Abbey Road - Come Together, Annemarie Wright, 2010, 40x60cm, Ink on Paper. Text: a comprehensive list of the artists who have recorded at Abbey Road Studios, London. © Woolff Gallery, 2010).


Enregistrer au format PDF