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7 Days in Entebbe

Pubblicato il 20 febbraio 2018 da Gherardo Ugolini

VOTO:

7 Days in Entebbe

Pochi ricordano quanto accadde a Entebbe in Uganda quattro decenni orsono. Eppure quell’episodio di terrorismo internazionale tenne il mondo in sospeso per sette lunghissimi giorni (da qui il titolo del film) e sancì la supremazia militare di Israele. Il cinema fa dunque benissimo a tenere viva la memoria di fatti storici del genere soprattutto per le giovani generazioni confrontate col terrorismo odierno, tanto diverso per motivazioni e tecniche rispetto a quello degli anni Settanta del secolo scorso. Quello di José Padilha intitolato 7 Days in Entebbe, presentato al festival di Berlino fuori concorso, non è un film memorabile per suo il valore artistico, ma senza dubbio ha una discreta sceneggiatura, ottimi interpreti, e soprattutto un ritmo incalzante capace di tenere in tensione lo spettatore fino all’ultimo evitando il pericolo di cadere nel patetico. La dimensione della documentazione storica si accompagna con quella della fiction che riguarda le vicende personali di alcuni protagonisti: un doppio piano narrativo abbastanza scontato, ma indispensabile per rendere coinvolgente la ricostruzione.

La pellicola rievoca l’azione di quattro terroristi, due tedeschi (esponenti delle cosiddette “cellule rivoluzionarie” di estrema sinistra) e due palestinesi del Fronte Popolare di Liberazione Palestina, che nel giugno del 1976 dirottarono un aereo Air France partito da Tel Aviv e diretto a Parigi sequestrando tutti i passeggeri e i piloti. Lo scopo era di ottenere la liberazione di alcune decine di terroristi palestinesi incarcerati in Israele. Le sequenze del film risolvono nei minuti iniziali l’azione del dirottamento concentrandosi sull’ultimatum di sette giorni decretato dai terroristi dopo che l’aereo fu fatto atterrare all’aeroporto di Entebbe in Uganda dove il presidente Idi Amin Dada (Nonso Anozie) si era reso disponibile a dare ospitalità ai terroristi. Cedere o non cedere all’ultimatum? Questo è il dilemma che attanagli i leader dello stato israeliano fino alla decisione presa in extremis di tentare un intervento di forza che avrà successo.

La narrazione alterna diversi piani. C’è quello dei terroristi con le loro certezze dogmatiche e i loro dubbi, ed anche con le diverse vedute che differenziano quelli tedeschi, Wilfried Böse e Brigitte Kuhlmann (interpretati rispettivamente da Daniel Brühl e Rosamund Pike) dagli arabi. C’è quello degli ostaggi con le reazioni di paura, di rabbia, di disperazione, e con i tanti casi privati. C’è quello del governo israeliano di cui vengono ricostruite le riunioni con protagonisti nei ruoli centrali il primo ministro Shimon Peres (Eddie Marsan) e il ministro della difesa Yitzhak Rabin (Lior Ashkenazi). Infine c’è il piano narrativo che riguarda un soldato dell’esercito israeliano che viene coinvolto nel commando liberatore e della sua fidanzata che si esibisce in uno spettacolo di danza nello stesso momento in cui le teste di cuoio di Tel Aviv fanno irruzione a Entebbe e liberano gli ostaggi.

Padilha è una figura interessante della scena culturale brasiliana. Oltre ad essere regista di successo è anche un autorevole commentatore politico del quotidiano O Globo. Nel 2008 conquistò inaspettatamente l’Orso d’oro alla Berlinale con Tropa de Elite - Gli squadroni della morte, film sul battaglione della polizia militare utilizzato per operazioni speciali dalla polizia militare di Rio de Janeiro, dove pure mescolava il piglio documentarista con la fiction. Con la scelta di rievocare l’episodio di Entebbe ha affrontato una sfida difficile, tenendo anche conto della necessità di confrontarsi con altri precedenti nel cinema e in tv sullo stesso episodio quali per esempio La lunga notte di Entebbe di Marvin J. Chomsky (1976) e Raid on Entebbe di Irvin Kershner (1977).


CAST & CREDITS

(7 Days in Entebbe); Regia: José Padilha; sceneggiatura: Gregory Burke; fotografia: Lula Carvalho; montaggio: Daniel Rezende; musica: Rodrigo Amarante; costumi: Bina Daigeler; interpreti: Rosamund Pike, Daniel Brühl, Eddie Marsan, Lior Ashkenazi, Denis Menochet, Ben Schnetzer, Angel Bonanni, Juan Pablo Raba, Nonso Anozie; produzione: Participant Media (Beverly Hills, USA), Working Title Films(Londra); distribuzione: Lionsgate International (Londra); origine: USA / Gran Bretagna 2018; durata: 107’.


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