X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



’71 - Concorso

Pubblicato il 9 febbraio 2014 da Matteo Galli

VOTO:

'71 - Concorso

Conviene magari prepararsi prima di vedere questo film, rileggersi un po’ di documenti sul conflitto nordirlandese degli anni ’70, perché malgrado le decine di film sull’argomento (da In The Name of the Father di Jim Sheridan a Bloody Sunday di Greengrass fino a Shadow Dancer, passato a Berlino due anni fa) nessuno ha più presenti le fasi del conflitto, le varie fazioni in campo e, soprattutto, le sub-articolazioni di tutte le fazioni: protestanti, cattolici, provisional IRA e official IRA e i differenti gruppi paramilitari semiclandestini e le varie connivenze con il governo e con l’esercito britannico, in particolare nella fase caldissima del conflitto fra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.

E qui, come ci dice il titolo, siamo nel 1971. Conviene prepararsi per avere un quadro delle forze in campo (qualcosina, ma poco poco, ci viene detto nel corso del film), anche se, volendo davvero andare al nodo cruciale o al messaggio del film, non è poi così importante perché il chiarissimo assunto di questo film notturno è che violenza genera violenza in una spirale che non si capisce dove e quando mai potrà concludersi, generando una interscambiabilità di fondo che in fin dei conti rende indifferenti fazioni e colpe.

La vicenda è in sé elementare: una compagnia di giovani soldati britannici viene catapultata nel 1971 a Belfast a presidiare la città lacerata da conflitti politico-religiosi, spezzata in due come neanche la Berlino del muro. Fra questi Gary Hook - interpretato da Jack O’Connell - che lascia il fratellino, segregato come il Jack del film tedesco, in un istituto, dopo aver trascorso insieme a lui l’ultima giornata di libertà a giocare a pallone in uno di quei campi verdi e brumosi, tutti scoscesi che fanno tanto free cinema e - da un ventennio a questa parte – sembrano girati da Loach (il 13 febbraio Ken Loach riceverà qui a Berlino l’Orso d’Oro alla carriera, il festival gli dedica una retrospettiva con dieci film). A seguito di uno scontro a fuoco dove perde la vita un suo commilitone il soldato Hook viene rapito, ferito, curato, diviene oggetto di minacce e attentati, braccato e conteso da ognuna delle fazioni di cui sopra.

Il tutto si svolge appunto nell’arco di mezza giornata, soprattutto nell’arco di una notte, ciò che costituisce un autentico self constraint estetico al quale il regista e il direttore della fotografia tengono testa in modo assolutamente egregio con una macchina da presa quasi sempre a mano che sfrutta tutte le possibili fonti di luce per squarciare la notte che è, come in tutti i notturni che si rispettano (da E. T. A. Hoffmann in avanti), anche notte della ragione. Ne risultano in taluni casi immagini di abbacinante indeterminatezza e astrattezza. Il film ha un amarissimo happy end. Il soldato Hook, miracolato, sopravvive ma la striscia di violenza che si porta dietro rende il coming home, rende l’abbraccio col fratellino fragile fragile.

Il regista Yann Demange è nato a Parigi ma da sempre lavora a Londra. Questo è il suo primo lungometraggio, dopo una serie di videoclip musicali, di serie televisive e di cortometraggi. Siamo solo al secondo giorno, ma diciamo che per adesso ’71 è il film più interessante e innovativo visto in concorso nella Berlinale del 2014.


CAST & CREDITS

(’71) Regia: Yann Demange; sceneggiatura: Gregory Burke; fotografia: Tat Radcliffe; montaggio: Chris Wyatt; interpreti: Jack O’Connell (Gary), Sean Harris (Captain Sandy Browning), Paul Anderson (Lewis), Sam Reid (Lt. Armitage); produzione: Crab Apple Films, Warp Films; origine: Regno Unito.


Enregistrer au format PDF