X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



A minor leap down - Panorama

Pubblicato il 12 febbraio 2015 da Matteo Galli

VOTO:

A minor leap down - Panorama

Dalla scheda tecnica del film risulta che non ha ancora un distributore. Speriamo che lo trovi perché questo esordio del trentaduenne iraniano Hamed Rajabi è davvero notevole. Attraverso lunghe inquadrature che insistono sui volti dei personaggi, soprattutto sul volto della protagonista, il film racconta poche giornate nella vita di una donna trentenne: da quando, nella primissima sequenza, apprende che la sua gravidanza si è interrotta al quarto mese, il feto è morto, a quando finalmente, con la forza, il marito riesce a farla ricoverare per farla sottoporre a quello che con bruttissima parola si è soliti chiamare il raschiamento. La donna non chiede né conforto, né solidarietà e appresa la notizia non la comunica a nessuno (marito, madre, sorella, amiche) continuando imperterrita ad affermare “Sto bene” o rispondendo a chi le chiede: “Che cosa c’è che non va?”, sempre e soltanto “Niente”. Soltanto strada facendo apprendiamo che Nahal ha sofferto di depressione, che in passato ha assunto dei farmaci, sospesi per via della gravidanza e che rivelare l’accaduto significherebbe dover ricominciare la terapia. Ma la donna recalcitra, si oppone e acquisisce nel corso del film una sempre maggiore consapevolezza se non di quel che vuole, certamente di quel che non vuole; la sua depressione (solo la sua?) si delinea come una non accettazione dello status quo, dei modelli sociali rappresentati da chi le sta d’intorno, nella fattispecie della piccola-media borghesia iraniana e dei suoi status symbol.
Il film, rigoroso e laconico, scandisce il downgrade della protagonista che si estranea progressivamente mettendo in discussione il rapporto col marito, con i parenti, con gli amici attraverso una serie di gesti provocatori e qua e là surreali: versa un bicchiere d’acqua sul televisore (di fronte al quale il marito ogni sera si abbrutisce), compra un abito costosissimo che mai indosserà con la carta di credito del marito, personaggio magari anche buono ma ordinario e limitato, che per rinfrancarla l’ha invitata a fare shopping (!), capovolge i ruoli medico/paziente intervistando la psichiatra sul suo stato di salute, invita amici e parenti a un party in una casa vuota, provocando sbigottimento perché offre loro solamente succo d’arancia che per soprammercato, in una sorta di psicosi collettiva, gli invitati si convincono essere avariato. E alla fine, inutilmente, si barrica anche in casa. Man mano che il film procede lo spettatore, all’inizio contrariato per il laconismo della protagonista, è portato a condividerne le istanze.
Notevole il sonoro costituito in larga parte dallo sfondo dei rumori urbani. Memorabile la scena finale nel letto d’ospedale.


CAST & CREDITS

(Paridan az Ertefa Kam); Regia, sceneggiatura: Hamed Rajabi; fotografia: Majid Korjian; montaggio: Esmaeel Monsef; sound design: Hoseyn Abdolsegh; interpreti: Negar Jahaverlan (Nahal), Rambod Javan (Babak), Mehr Aleagha (la madre); produzione: Barzegar Production, Teheran; origine: Iran, 2015; durata: 88’.


Enregistrer au format PDF