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Corpo e anima

Pubblicato il 4 gennaio 2018 da Gherardo Ugolini
VOTO:


Corpo e anima

Due cervi in primo piano in un bosco innevato, cercano rimasugli d’erba sopravvissuti all’inverno, si abbeverano ad un ruscello, si strofinano il muso l’uno con l’altro. La prima sequenza propone un paesaggio incantato, armonioso e fiabesco, un’atmosfera serena da Bambi di waltdisneyana memoria. Ma l’idillio naturalistico si spezza dopo pochi minuti. Sullo schermo si materializza improvvisamente un mattatoio con i suoi macchinari feroci e gli animali dallo sguardo spento, consapevoli o no del destino che li aspetta. Il rosso sangue dei bovini scannati e macellati si sovrappone al bianco nevischio della scena iniziale. E questo contrasto cromatico è un Leitmotiv del film, abbinato ad altre polarità che si ripropongono di continuo: quella tra realtà e dimensione onirica, tra miseria del vivere quotidiano e altezza spirituale del sentimento amoroso, tra giorno e notte, tra corpo e anima, tra carne viva e carne morta.
La regista ungherese Ildiko Enyedi ‒ una lunga carriera di regista e sceneggiatrice alle spalle, già presente alla Berlinale del 1992 in veste di membro della giuria ‒ non poteva scegliere un posto più stravagante per ambientare la storia d’amore raccontata nel suo ultimo film presentato in concorso al Festival berlinese. Possono sorgere sentimenti romantici in un luogo dove continuamente corpo e anima vengono separati, così come la carne dai muscoli, dalle ossa e dalle cartilagini degli animali? La risposta è senz’altro positiva, anche se Endre (Géza Morcsányi) e Mária (Alexandra Borbély) ci metteranno un po’ a scoprire i propri sentimenti, a capire la reciproca attrazione e a viverla fino in fondo in quel regno di crudeltà e supplizio in cui le loro vite si sono casualmente incrociate. Lui è il direttore finanziario del mattatoio, un uomo non più giovane, tormentato e timido, sofferente per una menomazione al braccio. Lei è stata appena assunta come addetta al controllo della qualità delle carni prodotte; è precisa e rigorosa fino all’estremo, con una memoria prodigiosa, tratti di comportamento autistici e una lunga terapia di supporto non ancora conclusa. Gli sguardi s’incrociano alla mensa durante la pausa pranzo, ma gli approcci di Endre da principio sono respinti con cautela, per quanto gli occhi di lei tradiscano interesse.
L’idea portante del film, in cui la narrazione delle vicende al mattatoio si alterna con le sequenze dell’idillio tra i due cervi nella foresta, si basa sulla rivelazione che quelle sequenze altro non sono che i sogni dei due protagonisti. Nel corso di uno sconcertante test psicologico cui vengono sottoposti in seguito ad un’indagine della polizia Endre e Mária scoprono di fare gli stessi identici sogni. Entrambi vorrebbero essere due cervi che si corteggiano nei boschi evadendo dalla realtà dei loro corpi, ricongiunti in un ideale stato di natura. Non è un caso che una volta consumata la loro tenera love story ‒ dopo varie vicissitudini drammatiche ‒ il materiale onirico evapori dalle loro notti. Se il sogno esprime desideri inconsci, secondo i dettami della teoria freudiana, ecco che una volta realizzato il desiderio a lungo inseguito, cade la necessità di sognare.
A teströl és lélekröl è una pellicola dal ritmo intenso ed equilibrato che riesce a raccontare una storia ai limiti del surreale senza sbavature, senza mai cadere nel banale o nel sentimentale. L’attenzione della regista è tutta concentrata sui due protagonisti cogliendo sequenza dopo sequenza l’impercettibile variare dei sentimenti nel dettaglio dei gesti e degli sguardi. «Non ho voluto mandare nessun messaggio», ha dichiarato Ildiko Enyedi nella conferenza stampa che è seguita alla proiezione. La sua poetica si basa su un principio semplice, ma efficace: «Credo che sia molto emozionante ed eccitante verificare quali passioni vivono in noi tutti e quanto sia difficile comunicarle e viverle».


CAST & CREDITS

(A teströl és a lélekröl); Regia: Ildikó Enyedi; sceneggiatura: Ildikó Enyedi; fotografia: Máté Herbai; montaggio: Károly Szalai; musica: Ádám Balázs; interpreti: Alexandra Borbély, Géza Morcsányi, Réka Tenki, Zoltán Schneider, Ervin Nagy, Itala Békés, Éva Bata, Pál Mácsai, Zsuzsa Járó, Nóra Rainer-Micsinyei; produzione: Inforg – M&M Film KFT Budapest; distribuzione: Films Boutique, Berlino; origine: Ungheria – 2017; durata: 116’


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