Al via la 46a edizione del Festival del Nuovo Cinema di Pesaro

Comincia all’insegna dell’inverno, questa quarantaseiesima edizione del Festival del Nuovo Cinema di Pesaro.
Mentre si aprono le porte del cinema Astra e del Teatro Sperimentale, mentre si mettono a posto le sedie per le proiezioni in piazza (vanto della nuova gestione del Festival e segno di un rinnovato rapporto tra città ed evento), un vento forte spazza le spiagge, portandosi dietro pioggia e freddo.
Forse è il vento dei cambiamenti climatici: una punizione della Natura all’incuria dell’uomo. Forse sono solo gli estremi lasciti di un inverno durato troppo a lungo. A noi piace, però pensare che l’Italia in qualche modo si prepari, con qualche spruzzatina di neve, ad accogliere nel miglior modo possibile e con un ricordo di "casa", la grande delegazione del Cinema Russo Contemporaneo che già sta cominciando a riempire gli alberghi della città natale di Rossini.
Ed è proprio da questa delegazione di autori che accompagna un novero estremamente ricco di opere, che bisogna partire per fare le prime considerazioni sul programma messo in campo quest’anno da Giovanni Spagnoletti e dal suo staff. La rassegna sul Cinema Russo Contemporaneo è, infatti, il fiore all’occhiello di un’edizione che si preannuncia sulla carta, estremamente ricca e variegata. Forse (ce lo auguriamo) all’altezza della vertiginosa qualità di quella passata, dominata, è il caso di ricordarlo, dalla scoperta della cinematografia israeliana qualche mese prima della definitiva consacrazione veneziana.
Il primo aggettivo che sorge alla mente di chi sfoglia anche solo distrattamente il catalogo di questa edizione del Festival è “Imponente”. Sono, infatti, tanti e vari i film messi in cartellone anche se poi, a guardar meglio, ci si accorge di alcuni comuni denominatori, di alcuni temi ricorrenti e del ricordo ingombrante e pesante del cinema di Tarkovski, padre definitivo di tutto ciò che è poesia su celluloide.
E’ la stessa introduzione al catalogo a sottolineare come, il cinema russo contemporaneo, sembri muovere da un sostanziale rifiuto della contemporaneità. Sono poche, infatti, le pellicole che raccontano il presente delle grandi metropoli, dei nuovi ricchi o della onnipresente mafia (cantata, invece, da Cronenberg in uno dei suoi film più convincenti degli ultimi anni). I cineasti del presente sembrano, piuttosto, volgere il loro sguardo al passato, alla ricerca, affannosa, di un mondo che fu e che non è più. Per loro la macchina da presa sembra essere anche una macchina del tempo che riporta lo sguardo ad una ventina di anni fa, quando il comunismo, ancorché brutto era anche reale, tangibile. Forse migliorabile. E il viaggio si fa anche geografico nel momento in cui ci si accorge di come molte pellicole cerchino la grande campagna, la steppa, la periferia col suo sapore di vecchia Russia, prima ancora dell’avvento del comunismo stesso.
L’ampia retrospettiva dedicata al cinema post sovietico, comunque, sembra fermarsi al cinema surreal poetico dei migliori registi di oggi e, pur aprendo alcune fertili finestre sullo stato della videoarte, sembra voler lasciare da parte (cosa più unica che rara in una retrospettiva pesarese) ogni investigazione sullo stato delle cose del documentario.
Le note introduttive alla rassegna promettono di tornare in futuro su questo fertile terreno di sperimentazione del Cinema Russo Contemporaneo. E a noi non resta che augurarci che non passi troppo tempo tra la promessa e la sua attuazione.
Per il resto il Festival mantiene inalterata la sua struttura.
La sezione Bande a part annovera tra i suoi titoli almeno una primizia di assoluto valore come Eastern drift di Sharunas Bartas. Mentre il 24 ° Evento speciale sul cinema italiano è quest’anno dedicato al regista Carlo Lizzani di cui sarà rivisitata l’intera opera.
La sezione competitiva, infine, appare sulla carta intrigante. Speriamo che sia oro a luccicare.
