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Amatemi

Pubblicato il 18 giugno 2005 da Fabrizio Croce


Amatemi

In alcuni momenti risulta quasi imbarazzante assistere alla proiezione di questo vorticoso, sensuale, avvolgente atto d’amore che il regista Renato De Maria ha voluto dedicare alla figura morbida e seducente della compagnia-musa Isabella Ferrari, tradotta da icona di un immaginario televisivo che tende a codificare la donna in una visione quotidiana, familiare, fruibile attraverso una rassicurante percezione domestica, a catalizzatrice fatta di carne e di sesso di profonde e sottili inquietudini femminili.L’imbarazzo nasce dal fatto che tra la mdp di De Maria e il corpo e lo sguardo della Ferrari si stabilisce un rapporto così esclusivo, omogeneo, fatto di sottintesi e di ammiccamenti, che ci si sente come tagliati fuori, chiamati ad assistere alla rappresentazione anche narcisistica di un rapporto così simbiotico e segreto solo per riconoscerne l’esistenza. La trama infatti è un pretesto neanche troppo mascherato per un viaggio di rimandi, abbandoni, fratture e rivelazioni che una donna, abbandonata dopo quindici anni dal marito, compie all’ interno di un’ umanità maschile affrontata come la scoperta di una terra inesplorata, fatta di voci, sapori, sguardi e seduzioni. Il problema è che la donna che compie questo viaggio non è certo Nina, il nome della protagonista, della quale non riusciamo mai a sentire l’animo ferito dell’abbandono o il processo psicologico che la porta a reagire, tanto da far percepire ogni suo azione, gesto, o parola come qualcosa di falso, artificioso e sterile.Questa sensazione è talmente forte che si esclude anche la possibilità di trovarsi ad una rappresentazione di Isabella Ferrari come attrice-complice dello sguardo malizioso e provocatorio del suo sornione pigmalione, che la spinge a confrontarsi con emozioni primarie e spiazzanti.Quel che rimane, ed è francamente l’aspetto meno interessante, è semplicemente la celebrazione di Isabella Ferrari in quanto diva con tutto il suo carico di mistero, eros e indecifrabilità, un suo essere “altrove” e distante che però, in assenza di un forte contesto umano, rimane pirotecnico fuoco d’artificio, piacevole a guardarsi ma che non lascia nessuna traccia forte negli occhi come nel cuore.Non si pretendeva quello che ha fatto Olivier Assayas con l’ex -moglie Maggie Cheung in Clean, rendendo sia l’eternità del mito che la fragilità della carne, ma neanche la passerella di famose guest stars maschili a contorno della consumazione del pasto divistico.E l’autoreferenzialità del titolo dice tutto: Da Amatemi a Mangiatemi.

[Giugno 2005]

Regia: Renato De Maria; Sceneggiatura: Renato De Maria, Francesco Piccolo; Fotografia:Alessandro Feira Chios; Interpreti: Isabella Ferrari, Branko Djuric, Giampaolo Morelli, Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Iaia Forte; Produzione: Tangram Film, Mikado, Rai Cinema; Origine: Italia, 2005

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