Amatemi

In alcuni momenti risulta quasi imbarazzante assistere alla proiezione di questo vorticoso, sensuale, avvolgente atto d’amore che il regista Renato De Maria ha voluto dedicare alla figura morbida e seducente della compagnia-musa Isabella Ferrari, tradotta da icona di un immaginario televisivo che tende a codificare la donna in una visione quotidiana, familiare, fruibile attraverso una rassicurante percezione domestica, a catalizzatrice fatta di carne e di sesso di profonde e sottili inquietudini femminili.L’imbarazzo nasce dal fatto che tra la mdp di De Maria e il corpo e lo sguardo della Ferrari si stabilisce un rapporto così esclusivo, omogeneo, fatto di sottintesi e di ammiccamenti, che ci si sente come tagliati fuori, chiamati ad assistere alla rappresentazione anche narcisistica di un rapporto così simbiotico e segreto solo per riconoscerne l’esistenza. La trama infatti è un pretesto neanche troppo mascherato per un viaggio di rimandi, abbandoni, fratture e rivelazioni che una donna, abbandonata dopo quindici anni dal marito, compie all’ interno di un’ umanità maschile affrontata come la scoperta di una terra inesplorata, fatta di voci, sapori, sguardi e seduzioni. Il problema è che la donna che compie questo viaggio non è certo Nina, il nome della protagonista, della quale non riusciamo mai a sentire l’animo ferito dell’abbandono o il processo psicologico che la porta a reagire, tanto da far percepire ogni suo azione, gesto, o parola come qualcosa di falso, artificioso e sterile.Questa sensazione è talmente forte che si esclude anche la possibilità di trovarsi ad una rappresentazione di Isabella Ferrari come attrice-complice dello sguardo malizioso e provocatorio del suo sornione pigmalione, che la spinge a confrontarsi con emozioni primarie e spiazzanti.Quel che rimane, ed è francamente l’aspetto meno interessante, è semplicemente la celebrazione di Isabella Ferrari in quanto diva con tutto il suo carico di mistero, eros e indecifrabilità, un suo essere “altrove” e distante che però, in assenza di un forte contesto umano, rimane pirotecnico fuoco d’artificio, piacevole a guardarsi ma che non lascia nessuna traccia forte negli occhi come nel cuore.Non si pretendeva quello che ha fatto Olivier Assayas con l’ex -moglie Maggie Cheung in Clean, rendendo sia l’eternità del mito che la fragilità della carne, ma neanche la passerella di famose guest stars maschili a contorno della consumazione del pasto divistico.E l’autoreferenzialità del titolo dice tutto: Da Amatemi a Mangiatemi.
[Giugno 2005]
Regia: Renato De Maria; Sceneggiatura: Renato De Maria, Francesco Piccolo; Fotografia:Alessandro Feira Chios; Interpreti: Isabella Ferrari, Branko Djuric, Giampaolo Morelli, Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Iaia Forte; Produzione: Tangram Film, Mikado, Rai Cinema; Origine: Italia, 2005
