Americana - Rubicon

Esiste in America una piccola televisione, la AMC, capace di grandi miracoli, piccoli gioielli audiovisivi. Perle rare nel panorama della serialità. E dopo opere straordinarie come Mad Men, Breaking Bad e The Walking Dead ha prodotto un ennesimo capolavoro: Rubicon.
Il Rubicone è il fiume che nel 49 a.C. Giulio Cesare attraversò, con le sue truppe al seguito, puntando il Senato romano. Il fiume segnava, con il suo corso, il limite invalicabile del territorio di Roma, entro il quale era obbligatorio deporre le armi. In tal senso Cesare aveva, con la sua scelta, affrontato apertamente il Senato e il potere da esso costituito con un’azione che non aveva possibilità di diniego e da cui non si poteva fare ritorno: “Alea iacta est” (“Il dado è tratto”).
Se un riferimento talmente acuto può sembrare ai più altezzoso, pretenzioso e fuori luogo per una serie televisiva americana, va detto, in vero, che raramente nella televisione d’oltreoceano è stato affrontato un argomento tanto frequente come una spy story in una maniera così sofisticata e fuori dal comune.
Will Travers (James Badge Dale) è un analista di un Think tank para-governativo americano, più esattamente un’agenzia esterna del ramo dell’intelligence statunitense. Il suo compito, in cui sa essere molto efficace, è mettere insieme delle informazioni, che a prima vista possono risultare irrilevanti, e fare in tale modo emergere un quadro della realtà che sta affrontando. Un giorno individua casualmente un codice, uno schema, all’interno delle parole crociate di alcuni quotidiani. Rileva il fatto, lo sviluppa e denuncia la cosa al suo diretto superiore in grado, David Hadas, che però liquida la cosa come casuale. Tra i due esiste un rapporto solido, che si estende oltre il lavoro: infatti David è anche il suocero di Will e colui che lo ha assunto nell’agenzia in seguito alla prematura scomparsa della moglie e della figlioletta, morte durante gli attacchi dell’11 settembre.
Nello stesso giorno Tom Rhumor, un magnate dell’industria, riceve una lettera il cui contenuto è un unico quadrifoglio, alla vista del quale Tom decide inspiegabilmente di togliersi la vita, senza lasciare spiegazioni a nessuno, tanto meno alla moglie Katherine (Miranda Richardson).
Il giorno dopo, mentre sta andando a lavoro, David ha un incidente ferroviario mortale. Will, intravedendo una possibile connessione tra i due fatti, comincia a indagare.
“Non ogni cospirazione è una teoria”: così recitava il cartello di presentazione della serie. La quale, già nella sua forma primitiva, manifestava tutta la sua essenza. In primo luogo alla storia rappresentata, nella sua natura sostanzialmente banale, viene posta una forma rappresentativa inusitata per il genere. Un ritmo lento, cadenzato, un anti-action con lunghissime pause, con una colonna musicale praticamente assente o comunque minimalista. Il tutto per ricreare una specie di stasi riflessiva nel pubblico. Un taglio netto con l’ipercinetismo che aveva segnato, anche giustamente, i grandi show televisivi degli ultimi tempi. Ogni movimento di macchina è studiato sapientemente per ricomporre giochi di volumi, geometrie, simmetrie e riflessi attraverso una regia in qualche modo ultra-cinematografica.
A ciò si lega una messa in scena cupa, soffocante, claustrofobica. Quasi tutta la storia si svolge in ambienti chiusi, compatti e soffocanti. Ogni personaggio sembra così ostaggio del proprio ruolo e della propria vita, esistenze queste poi tutt’altro che eccitanti o affascinanti. Plasmate dalla mediocrità di un quotidiano che avvolge i protagonisti soverchiandoli. Ma questa quotidianità è solo un riflesso realista della vita e, perciò, tutto risulta essere vero. Ecco allora cosa turba e affascina lo spettatore di Rubicon: il profondo rispetto e la profonda onestà che si ha verso la verità. Le cospirazioni esistono, esistono gli interessi internazionali ed esiste la violenza del potere, anche in una nazione come gli Stati Uniti, sembrano dirci gli autori. E queste azioni ricadono sulle vite delle persone comuni, vite spesso distanti dagli interessi in gioco che per il caso o per l’occasione si trovano coinvolte in questi intrighi e ne subiscono drammaticamente gli effetti. E dirompenti sono le ultime puntate in cui tutto è rivelato, con un pugno allo stomaco smascherando il lato oscuro dell’America.
