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Amleto - Il giorno prima della prima

Pubblicato il 3 aprile 2007 da Giovanna Vincenti


Amleto - Il giorno prima della prima

ROMA, TEATRO PETROLINI – L’imponente notorietà raggiunta da Amleto nel corso del tempo è da ricondursi, oltre che alla grandezza dell’opera in sé, anche alla sterminata quantità di versioni, rielaborazioni e richiami che costellano la storia del teatro, del cinema, della televisione e persino della pubblicità. Illustri teorici della letteratura hanno analizzato questo testo nei modi più disparati, il fior fiore di registi e attori si è ritrovato a dover fare i conti con questo capolavoro del teatro elisabettiano, nella costante ricerca di una nuova chiave di lettura e soluzioni sceniche sempre più innovative. Accingersi a rappresentare questa tragedia, dunque, diventa sempre più difficile, e per un esordiente può trasformarsi in una vera e propria impresa titanica, alla quale molti rinunciano nel timore di violare la sacralità che avvolge quest’opera. Bisogna, infatti, trovare un qualcosa per cui valga realmente la pena proporre per l’ennesima volta al pubblico i ben noti intrighi della corte danese.
Con Amleto – Il giorno prima della prima, Il giovane regista Massimo Izzo e la sua compagnia Il Lucchetto escono da tale impasse, proponendo un intelligente e originale gioco metateatrale, che consiste nel portare sul palcoscenico le ansie e le paure che attanagliano una giovane compagnia alle prese con la celeberrima tragedia shakespeariana, invitando il pubblico ad assistere alle prove generali dello spettacolo. Tale espediente non è solo una sorta di rete di sicurezza per gli attori che consente di trasformare ogni errore o trascuratezza in gesto scenico. Riducendo all’osso il testo originale, oltre a renderlo più snello e leggero, infatti, si lascia spazio alla riflessione che gli attori fanno sulla natura dei propri personaggi, sul modo di interpretarli, così come si riesce verosimilmente a ricreare sulla scena quel particolare affiatamento di un gruppo di persone che condividono tutta l’intensità, la trepidazione e l’entusiasmo del fare insieme teatro. Quello che non si percepisce è però quell’atmosfera elettrica, quel clima teso che non può non caratterizzare il giorno prima del debutto. Nessuna crisi isterica di qualche attore, nessuna sfuriata del regista, nessun momento di sconforto, cosa, chiaramente, poco credibile… È vero, non mancano gli imprevisti, ma troppo ‘ben costruiti’, come il fatto che due attori, imbottigliati nel traffico, non riescono ad arrivare alla prova e vengono prontamente sostituiti da fotografa e costumista che come per magia sanno già la loro parte a memoria. Così, tutto sommato, le prove procedono senza particolari intoppi, regalando al pubblico anche qualche momento ricco di pathos, come l’apparizione del fantasma, il divampare della pazzia di Ofelia, interpretata in maniera molto convincente da Jessica Cenciarelli, o, ancora, la corale interpretazione del celebre monologo ‘essere o non essere’. Lo spettacolo, però, termina con la fine della tragedia, nessun commento su ciò che avverrà il giorno dopo. La rete di sicurezza svanisce senza lasciare traccia, dalla prova generale si è passati alla prima senza che lo spettatore se ne sia accorto.


Regia: Massimo Izzo; Adattamento del testo: Aruna Dell’Unto; Interpreti: Cristiano Bellantoni, Ileana Bernardi, Jessica Cenciarelli, Aruna Dell’Unto, Maria Pia Di Gregorio, Massimo Izzo, Daniela Magnelli, Chiara Rovan, Alessandro Salomone, Francesca Urbani; Scenografie: Alessandro Salomone; Tecnico audio luce: Fabio Lettieri.


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