Anna Karenina - prove aperte di infelicità di Giuseppe Bertolucci

L’ultima regia di Giuseppe Bertolucci può essere definita un’operazione d’ispirazione filologica, diversa e più rischiosa rispetto a tutti i suoi lavori precedenti.
Il maestro ha voluto riscoprire e mostrarci una Karenina primigenia, nella piena e tumultuosa ideazione di Lev Tolstoj, interpretata da un’impeccabile Sonia Bergamasco.
Dichiara il compianto regista in una sua elegante descrizione della preparazione e sviluppo del lavoro: la voce e il corpo di Sonia hanno costruito fondamenta e mura indistruttibili, cementate da un talento raro, verso il quale mi sento di provare prima ancora che ammirazione una sorta di stupore, venato di riconoscenza e di gratitudine, come avviene quando ricevi un dono.
L’ammirazione di Bertolucci per la sua musa è assolutamente condivisibile, ma stupisce il fatto che in un lavoro come Karenina, prove aperte di infelicità (lo dice il titolo stesso, si sta sperimentando la ricostruzione di un personaggio femminile, la cui figura melodrammatica e maledetta è sedimentata nell’immaginario di tutti) non si sia rischiato un po’ di più, giocando con un linguaggio meno strutturato e altisonante, nel seguire il ritmo dell’altalenante vita interiore di Anna.
Al contrario invece l’uso del pianoforte sostituisce in maniera magistrale quell’assenza di alternanza ritmica che la Bergamasco riesce a suggerire attraverso l’utilizzo delle note ma non della sua possente voce.
Tolstoj aveva sottolineato nella lettera a Strachov del 1877: In tutto quasi tutto ciò che ho scritto mi ha guidato il bisogno di riunire dei pensieri che si concatenavano tra loro, per esprimere me stesso; ma ciascuno di questi pensieri, se lo si prende di per sé e lo si esprime in parole, perde il proprio senso e si degrada in modo terribile [...].
Si sarebbe dovuto, secondo il grande scrittore russo, utilizzare un linguaggio basato sul ritmo e tale da evocare immagini e situazioni reali; è sulla base di questo presupposto che al contrario la scelta stilistica dello spettacolo ha seguito una direzione i cui risultati hanno prodotto un linguaggio forse troppo decorativo e altisonante.
La Karenina emersa dal meticoloso studio compiuto da Bergamasco e Trevi è un personaggio tellurico, che esplode all’improvviso nel suo destino travagliato e segnato dall’alternarsi di sentimenti strazianti e ingombranti, i quali se espressi esplicitamente, senza un raffinato metalinguaggio privano la parola tolstojana del fascino di un dolce masochistico sentimento ottocentesco.
Allora perché non accompagnare tutto questo con un ritmo meno formale e più sincopato? Perché non regalare a questo personaggio una voce meno sicura e più flebilmente umana, una voce di donna sempre sull’orlo del precipizio?
Anna Karenina-prove aperte di infelicità è dunque uno spettacolo apprezzabile soprattutto grazie ad una coraggiosa e valida interprete, Sonia Bergamasco [nella foto in una scena], padrona assoluta del palcoscenico, valorizzata dalla regia di un compianto Giuseppe Bertolucci- autore che ci ha privato con la sua scomparsa di un teatro che ama rischiare, attraverso lo studio e la rielaborazione filologica di opere importanti, spesso prigioniere di obsolete interpretazioni.
di Emanuele Trevi e Sonia Bergamasco
da Lev Tolstoj
con Sonia Bergamasco
Regia Giuseppe Bertolucci
