Anna Strasberg: il metodo, la vita, lo stile dell’ attore

Sapere che l’attrice - in questo caso l’Attrice per antonomasia - detentrice dell’eredità artistica del più grande maestro dell’era contemporanea, nonché suo compagno di vita, Lee Strasberg, si sarebbe materializzata nella capitale, è stato un evento straordinario che in poco tempo ha calamitato l’attenzione di molti addetti ai lavori del mondo teatrale e cinematografico: attori, registi, studiosi, studenti universitari. Assistere e partecipare attivamente alle lezioni di Anna Strasberg è stato come rivivere in pochi giorni di lavoro un intero percorso artistico, sperimentato e sedimentato all’Actor Studio da Lee Strasberg fino alla sua morte.
La signora del “metodo“è una donna senza età, eterea, carismatica e possiede un pregio notevole: una capacità innata nel percepire e captare le risorse artistiche e il talento di qualsiasi attore, grazie ad una sensibilità artistica che va oltre qualsiasi previsione immaginabile. È impressionante la sua facilità nel far emozionare il pubblico senza scadere mai nel sensazionalismo filo-hollywoodiano, mantenendo sempre un rigore e un aplomb assolutamente degni della donna che ha avuto un posto fondamentale nella storia del “Metodo”.
Entrata nella sala degli “Studios” di Via Tiburtina, (sede della Scuola di recitazione Actor’s House, che ha avuto la costanza e la forza di portare a termine un progetto che vedeva Anna Strasberg di nuovo in Italia dopo 6 anni), si è subito percepito che avrebbe scosso la personalità attoriale attraverso gli esercizi frutto della lunga esperienza didattica di Lee Strasberg, i quali se fedelmente eseguiti ci inducono ad avere una concreta ed inebriante consapevolezza del corpo scenico.
E’ infatti proprio dalla fisicità, intesa come percezione degli stimoli e della realtà, che Strasberg intendeva partire nell’iter didattico: l’elemento centrale nel talento di un attore, differentemente da come si pensi, è una sensibilità molto speciale (“fuoco”, “entusiasmo”, “spirito”, tra le parole dei teorici del 18° secolo), l’abilità di rispondere a stimoli e situazioni immaginarie, che gli rendono poi possibile di entrare nell’esperienza emozionale del personaggio che interpretano.
La sensibilità, un suo particolare “sentire”, assieme al rilassamento,la concentrazione, la consapevolezza e il senso del reale sono nell’attore gli elementi fondamentali di studio e di approfondimento per il Metodo, gli unici che possono far avvicinare un talentuoso professionista ad eccellenti risultati: il primo allenamento di un attore. […] In uno stato di tensione fisica o mentale , o entrambe, l’attore non riesce a pensare, I comandi che manda non vengono trasmessi, le sensazioni sono soffocate, e l’espressione inibita. La fase di rilassamento serve a far sì che l’interprete si pulisca da tutte le pressioni non necessarie accumulate prima dell’esibizione, che si liberi da blocchi o interferenze che possano inibire le risposte sensoriali.
Le energie fisiche e mentali sono ugualmente facile da allenare, il controllo delle sensazioni è molto più difficile. Rafforzando la sua concentrazione l’attore acquista auto consapevolezza.[…] Quanto più l’attore impara a tenere la concentrazione, tanto più consapevolezza acquisterà . Un altro fattore aggiuntivo nello sviluppo di un attore è quello che Stanislavsky chiamava “sense of truth”, molto sentito dal maestro stesso. La crescita di auto-consapevolezza inutile se non è accompagnata da una corretta analisi di ciò che è vero e ciò che è falso.
Quelle che possono sembrare all’apparenza delle prestigiose teorie frutto di riflessioni ed elucubrazioni del maestro Strasberg, e privilegio per pochi eletti, sono ancora oggi attuali e continuano a stimolare il talento di nuovi e giovani attori di tutto il mondo. Lo dimostrano da soli i risultati della scuola newyorkese che sono stati a dir poco eccellenti oltre che testimoniati dalle brillanti carriere di attori del calibro di Robert DeNiro, Al Pacino, Marilyn Monroe, James Dean, Anne Bancroft e Eli Wallach, solo per citare qualche nome non certo sconosciuto alla storia del cinema.
