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Annabelle

Pubblicato il 2 ottobre 2014 da Marco Di Cesare
VOTO:


Annabelle

Prequel spin-off del pregevole L’evocazione - The Conjuring diretto lo scorso anno da quel James Wan lì ai suoi massimi livelli e qui nelle vesti di produttore, Annabelle segna il ritorno dietro la macchina da presa dell’esperto direttore della fotografia John R. Leonetti, una carriera lunga un quarto di secolo e divisa tra cinema e televisione di genere; da tempo uomo di fiducia di Wan, è giunto ora al terzo film da regista, ruolo che ha ricoperto una volta per decade (in precedenza Mortal Kombat - Distruzione totale nel 1997 e The Butterfly Effect 2 nel 2006).

Annabelle è il nome di una bambola, raffigurante una bambina, che faceva capolino proprio in The Conjuring: inquietante oggetto dimora di un qualche potente demone, la cui genesi viene qui raccontata.
Annabelle: un richiamo forse alla Annabel Lee di poeiana memoria? Giacché anche qui viene messa in scena una morte giovane, un’infanzia e una adolescenza rubate, origini del Male.

Una pellicola questa, sceneggiata dal debuttante Gary Dauberman, ove non pochi sono i riferimenti all’horror classico americano, quello che ama delineare un’atmosfera maggiormente di suspense, tensione e terrore, prima ancora che di orrore vero e proprio (tanto che, quando quest’ultimo fa il proprio ingresso sullo schermo, in quanto atto liberatorio, appare maggiormente come destabilizzazione, in modo negativo, dell’equilibrio e dell’armonia che si erano precedentemente andati a formare, spesso rischiando di rovinare l’economia generale dell’opera). E, in Annabelle, forti sono i richiami al Rosemary’s Baby di Roman Polanski, maestro di psicologia e del suggerire - del mostrare - le facce nascoste dell’umana essenza. A cominciare dal nome della protagonista, Mia Form (Annabelle Wallis), evidente rimando a Mia Farrow: Rosemary Woodhouse, donna fragile e forte insieme, che nel nome porta la virginea femminilità di Maria che attenderà un figlio da un essere ultraterreno; il fiore che in gran parte rappresenta amore e, nuovamente, femminilità; infine la sicurezza di una casa e il legno che è sinonimo di albero e, quindi, della vita. E la Mia Form di Annabelle è una casalinga, angelo del focolare e donna apparentemente per nulla trasgressiva in un’epoca di emancipazione femminile e sociale, in quegli anni tra i Sessanta e i Settanta nei quali è ambientato Rosemary’s Baby medesimo (film del 1968, laddove Annabelle è ambientato nel 1970, un anno prima di The Conjuring); in dolce attesa lei, suo marito John (Ward Horton) si sta specializzando in medicina: davanti a lui la possibilità di una radiosa carriera, per la sua famiglia l’opportunità di un futuro tranquillamente borghese e benestante. Futuro che verrà interrotto dall’intervento di un gruppo di criminali hippie e satanisti, così vicini alle efferate gesta di Charles Manson e della sua ’Famiglia’, citate lungo il film di Leonetti.
Donna e madre, Mia, capace di agire da sola per proteggere la propria figlia, in un film dove si mescolano elementi umani e disumani, con bambole che sembrano bambine e bambine che sembrano bambole, con Annabelle Wallis assoluta protagonista continuamente in scena (e il cui nome di battesimo non fa che amplificare ulteriormente il gioco dei collegamenti nella pellicola).
Ove, però, in Rosemary’s Baby il pericolo, il Male, scaturiva dall’interno del nucleo famigliare (cellula fondante della società), in Annabelle la minaccia proviene dall’esterno, da una deviazione rispetto a quella trasgressione sociale che potrebbe portare valori pure benefici al contestato sistema di vita.

Un film, Annabelle, che, guardando al passato, cinematografico e non solo, di quegli anni Sessanta e Settanta vissuti in terra americana, guardando ai classici, tentando di leggerli e di riproporli, risulta essere senza tempo, lontano da questo e dalla nostra odierna contemporaneità.
Un’opera che, però, risulta essere più chiusa che conclusa, costretta nei limiti dei vari rimandi cinefili e storici che, col trascorrere della pellicola, diventano fin troppo ripetuti e persistenti, realizzando un mondo filmico ovattato, pesantemente debilitato soprattutto da una regia senza alcuna particolare creatività.


CAST & CREDITS

(id.); Regia: John R. Leonetti; sceneggiatura: Gary Dauberman; fotografia: James Kniest; montaggio: Tom Elkins; musica: Joseph Bishara; interpreti: Annabelle Wallis (Mia Form), Ward Horton (John Form), Alfre Woodard (Evelyn), Tony Amendola (Padre Perez), Eric Ladin (Detective Clarkin); produzione: New Line Cinema, Atomic Monster, The Safran Company, Evergreen Media Group, Creepy Puppet Productions; distribuzione: Warner Bros. Pictures Italia; origine: Usa, 2014; durata: 98’; web info: Sito ufficiale italiano, Sito ufficiale internazionale, Pagina Facebook ufficiale di Warner Bros Italia, Pagina Twitter di Warner Bros Italia.


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