Annie Clark è St. Vincent e suona in Italia: tre date a febbraio.

Come con Blak Francis / Frank Black dei Pixies, la 4AD è sempre stata in grado di ideare immagini e musiche diverse per alcuni dei lavori dei suoi artisti molte volte completamente differenti tra loro, in relazione ai complessi lati espressi anche in maniera opposta dalle mutevoli personalità degli artisti medesimi; e ora è il caso di Annie Clark (Tulsa, Oklahoma), la giovanissima cantautrice americana che si cela sotto le vesti artistiche di St. Vincent, in Italia con tre date nel febbraio 2012 (22, Roma, Lanificio 159; 23 bologna, Locomotiv Club; 24, milano, Tunnel).
Annie Clark proviene dai Polyphonic Spree, una delle tante congreghe musicali che sull’onda del successo del surf dei Beach Boys, del loro modo di fare musica - quasi in casa, pre-garagista, durante gli assembramenti di festa o cerimoniali - e della gridata spiritualità che si sono portati da sempre appresso verso una sorta di fede felicemente gridata al mondo, intraprendono strade analoghe. Beach Boys, quindi, The Association, 5th Dimension, Wings, ma con la coda dell’occhio diretta verso la musica e il cantato di Ozzy Osbourne (un prog-rock orchestrale vagamente psichedelico) e sul troncone di uno degli esempi più tipici della musica di stampo e origine coloniale inglese, di casa a Nashville, ottenendo uno dei riconoscimenti maggiori a livello di musica pop suonando al Meltdown Festival di David Bowie all’apertura della Divina Commedia, alla Royal Festival Hall nel 2002. E a questo si può poi aggiungere che la loro Light and Day / Reach For The Sun è stata utilizzata per uno spot del Maggiolino WW con iPod e per uno speciale televisivo estivo su Bill Walsh (The Genius, Head Coach dei 49ers, quello che ha portato Joe Montana a San Francisco, e poi anche Jerry Rice, con cui ha inventato la West Coast Offense e vinto tre Super Bowls: 1982, 1985, 1989) - poco prima il gruppo musicale di Tim DeLaughter stava fallendo (e dalì in avanti il successo, soprattutto per la televisione).
Annie Clark comunque esce da lì. Un percorso tipico delle cantanti americane da Tori Amos in avanti, quello di trovare la propria strada cominciando, ma forse non è del tutto corretto dirlo, a cantare in chiesa. Poi segue l’esperienza con Sufjan Stevens, sul solco di Devendra Banhart ma probabilmente meno portato per le pose fotografiche (Devendra Banhart ha comunque fatto dischi eccellenti). E poi ci saranno i suoi tre dischi: Marry Me (2007), Actor (2009) e Strange Mercy (2011) di cui queste sono le 11 tracce audio: Chloe In The Afternoon, Cruel, Cheerleader, Surgeon, Northern Lights, Strange Mercy, Neutered Fruit, Champagne Year, Dilettante, Hysterical Strength, Year Of The Tiger.
Queste nuove tracce fondono il cerebrale al viscerale, gli arrangiamenti eleganti a forti salti emozionali e stacchi feroci per un prodotto di qualità per un pubblico di massa - ma qui è successo qualcosa di strano: una signora che suona la chitarra a metà tra il modo di suonarla di Tom Morello e Joey Santiago. Di fatti, la virtuosità di Annie è oramai universalmente riconosciuta. Chitarrista atipica e virtuosa, come Tori Amos pianista atipica ed estrosa; e in Strange Mercy St. Vincent trova il modo di ridefinire l’idea del guitar hero, girando tra gli accordi come si fa con un compasso, senza contare i riffs giustapposti e collocati con grazie strumentali dai componenti della band. Di prossima uscita un lavoro con David Byrne. Ulteriori informazioni ai siti internet: ilovestvincent.com, www.4ad.com/st-vincent, www.dnaconcerti.com
