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APPARTAMENTO A TRE

Pubblicato il 10 giugno 2007 da Giovanna Vincenti


APPARTAMENTO A TRE

ROMA, TEATRO PETROLINI – Chiunque condivida, o abbia condiviso, un appartamento con altre persone, conoscerà benissimo le particolari e delicate dinamiche che caratterizzano il rapporto tra coinquilini. Molto spesso, sotto lo stesso tetto, si ritrovano a vivere individui tra loro estranei, costretti (per ragioni di vera e propria sopravvivenza) ad imparare, quanto prima, a conoscersi e a cercare di venirsi reciprocamente incontro, a suon di compromessi con la propria indole e le proprie abitudini… Anche nei casi più felici, capita, però, di andare, inevitabilmente, incontro a piccole contrarietà, spesso di natura banalissima (ma non per questo, meno irritanti), frutto proprio della condivisione dello stesso ambiente vitale.
Alex, protagonista della frizzante commedia Appartamento a tre, dopo essersi gettato alle spalle un infelice matrimonio, il suo ambiente vitale, è costretto a dividerlo con due, quanto mai eccentriche, donne: da una parte, un’egocentrica aspirante attrice, resa nevrotica dall’incessante attesa della grande occasione, dall’altra una fervida appassionata di discipline esoteriche, che trascorre la sua giornata leggendo tarocchi, captando vibrazioni e meditando rumorosamente… Così, il povero Alex, ansioso ed ipocondriaco di natura, sente il bisogno di analizzare le cause della sua crescente (e non del tutto ingiustificata) misoginia, affidandosi alle cure di un improbabile psicologo. Ed è proprio attraverso l’efficacissimo espediente narrativo delle sedute psicoanalitiche, che il pubblico viene a conoscenza dei particolari più estremi e surreali della vita in questo piccolo e vivace appartamento newyorkese.
L’ambientazione, i personaggi, i tempi serratissimi, sia delle battute, sia dell’evolversi delle situazioni, con continui colpi di scena (spesso ai limiti dell’assurdo), suggeriscono l’idea di un felice connubio tra la commedia brillante e le sit-com alla Friends, sebbene l’autore del testo sia l’italianissimo Stefano Santerini. Come lui stesso ci spiega, “queste scelte sono dettate dalla necessità di ricreare quel particolare ritmo che contraddistingue le sit-com e le commedie americane, in genere, e che solitamente le opere italiane non hanno. Inoltre questi personaggi dovevano per forza di cose essere americani, in quanto agiscono e sono gli unici responsabili del loro destino, in linea con l’ideale del self made man”.
Ad ogni modo, quale che sia l’ambientazione, il testo senza alcuna pretesa moraleggiante, ma con acutezza e ironia, tratteggia la contraddittorietà che caratterizza i rapporti umani: l’uomo, insomma, è o non è un animale sociale?
Lo spettacolo, portato in scena dalla compagnia milanese TeAtrio Produzioni, nell’intima atmosfera della sala Fabrizi del Teatro Petrolini, dal 18 al 21 gennaio, è connotato da un’energia dirompente e da una particolare freschezza, derivanti dalla scelta di un testo vincente, da una regia puntuale e curata (in particolare per ciò che riguarda l’assetto scenografico) e da degli interpreti convincenti e motivati.


Autore: Stefano Santerini; Regia: Barbara Stingo; assistente alla regia: Gabriella Gallese; interpreti: Antonio Iurino; Lara Fumagalli; Raffaella Primerano; Valentina Boneschi; Davide Paganelli;


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