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Arirang - Cannes 2011 - Un certain regard



Arirang - Cannes 2011 - Un certain regard

“La mia vita è un dramma e al tempo stesso un documentario”. A parlare è Kim Ki Duk, non più autore ed artista ma un uomo solo davanti al suo personale confessore: la telecamera. Il volto segnato dal dolore e dalla stanchezza, gli occhi bagnati di lacrime, i capelli sporchi e scompigliati.
Davanti all’obiettivo appare solo l’immagine deforme del regista fiero e sicuro che, solo pochi anni fa, approdava al Lido con il magnifico Bin-jip, Ferro tre. Il racconto di Arirang, un brano della tradizione asiatica che lo stesso Kim Ki Duk canta ossessivamente durante tutta la pellicola, è dunque proprio questo, un docu-dramma in prima persona su un regista, ancor più un uomo, in profonda crisi.
I fatti vogliono che a scatenare i dubbi e le paure di Kim Ki Duk sia stato un incidente sul set di un suo film in cui, durante una scena, una sua attrice avrebbe rischiato la vita. Quel drammatico accadimento avrebbe aperto al regista una strada di solitudine e follia. Improvvisamente tutti gli splendidi e profondi sottotesti delle sue opere migliori sembrano affiorare, diventando i protagonisti della vera vita di Kim Ki Duk. Alienazione, solitudine, paura, dolore, autolesionismo appaiono così in modo inconfondibile nel racconto quotidiano del regista coreano. Isolato in una piccola casa di montagna, volutamente autoesiliatosi dal mondo Kim Ki Duk sembra portare sulle spalle il peso di tutte i problemi della nostra società contemporanea. Una società fatto di individui, che, per sua stessa ammissione, non possono che ferire o restare feriti. Il suo è dunque un viaggio in solitaria, con la sua sola ombra come compagna. Una quotidianità riempita da gesti reiterati, semplici, come recuperare l’acqua sciogliendo la neve, o complessi, come costruire macchine per il caffè esperesso. Una lenta e lunga litania, uguale al brano che da il titolo al film.

Al di là dell’umana compassione per Kim Ki Duk, non si può però non restare perplessi davanti ad Arirang. Anche se la triste confessione del regista fosse, completamente, autentica rimarrebbero intatti tutti i dubbi sull’utilizzo stesso del mezzo cinematografico che un’opera come questa comporta. Arirang è infatti più prossimo ad una lunga seduta di autoanalisi che ad un film. Sul lettino di questo metaforico psicanalista però Kim Ki Duk lega e costringe anche gli spettatori, obbligati ad assistere inermi alle proiezioni dei fantasmi di un uomo distrutto.


CAST & CREDITS

(Arirang) Regia, sceneggiatura, fotografia, interprete:Kim Ki Duk produzione: Kim Ki Duk film - Yura Kown; origine: Corea; durata: 100’


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