Babylon A.D.

Cupo e arrabbiato. Il mondo del futuro è sempre più spesso immaginato in preda alla disperazione e all’odio. Non è la prima volta che i giorni a venire sulla terra sono dipinti a tinte drammatiche e la versione che ne dà Mathieu Kassovitz nel suo ultimo film, Babylon A.D., purtroppo non aggiunge alcuna novità alla tendenza. L’est in mano alla mafia russa, beona, impoverita, guerrafondaia e iper-stereotipata. L’ovest sempre più disumano e disumanizzato soggiogato dall’imperare della tecnologia, sedotto dalla pubblicità, dalle belle auto e dai grattacieli scintillanti. Nel mezzo, un monastero incastrato tra le montagne nepalesi (altra prevedibile banalità) che racchiude il segreto della vita: una donna vergine miracolosamente incinta. Richiami biblici ed evangelici: una donna schiaccerà la testa al serpente del peccato e salverà il mondo. Stavolta per farlo deve raggiungere New York, dove la setta cui fa capo il suo convento la attende per far nascere il nuovo messia. Ovviamente la donna è debole, indifesa, ignara di ciò che può trovare di fronte a sé una volta varcate le porte del monastero. Sebbene sia accompagnata dalla sua protettrice maestra di arti marziali, è richiesta la presenza di un uomo forte e coraggioso che la guidi nel cammino verso la redenzione del mondo. Cerca di destreggiarsi come può in questo mare di luoghi comuni l’eroe maledetto di turno, Vin Diesel versione assassino prezzolato, che deve accompagnare questa novella Maria dal suo nido beato fino a Manhattan. Senza porsi domande, che negli action movies si sa sono sempre di troppo, inizia il viaggio e si dà libero sfogo a esplosioni, omicidi, sparatorie, fughe da robot assassini. Appesantisce il tutto una voce fuori campo che narra i fatti e li spiega oltre ogni bisogno. Si fa presto a capire che il killer senza scrupoli diventerà il salvatore della nuova Madonna e la sua vita cambierà grazie alla fede e all’amore. Tutto molto semplice anche perché le espressioni di Vin Diesel sono due: fronte aggrottata in mezzo alle difficoltà (tre quarti del film), fronte rilassata subito dopo averle superate (il finale). Lungi dal voler essere gli intellettuali esigenti di turno, ben consapevoli di trovarci di fronte soltanto a una pellicola di puro intrattenimento, non si vuol chiedere molto di più a un film d’azione, soltanto una parvenza di sceneggiatura che renda giustificabile il budget messo a disposizione per far saltare per aria il set almeno una volta ogni dieci minuti. Pur scavando a fondo non se ne trova ombra. Alla ricerca di una chiave di lettura del fanta-thriller Babylon Babies di Maurice G. Dantec, Kassovitz si perde nel mare di pagine del libro, senza riuscire a concentrarsi in maniera efficace sulle tematiche che in quelle pagine vengono proposte. Disperazione, dolore, deliri di onnipotenza da parte dei governi del mondo, necessità di una guida in un avvenire che vede sempre più disuguaglianza; se ne può parlare in pellicole di ben altro livello. Unica nota interessante il gran lavoro di montaggio e di missaggio sonoro firmati rispettivamente da Benjamin Weill e Selim Azzazi, tecnicamente perfetti e adeguati al ritmo del film, ma che purtroppo non bastano a salvarlo. In tutto ciò appare anche Gérard Depardieu, allontanatosi dalla cucina della sua magione italiana per travestirsi da bifolco ex comunista che vende armi e procura incarichi al protagonista. Peggio di così davvero non si riesce davvero a immaginare.
(Babylon A.D.); Regia: Mathieu Kassovitz; sceneggiatura: Mathieu Kassovitz e Eric Besnard; fotografia: Thierry Abrogast; montaggio: Benjamin Weill; musica: Atli Orvarsson; interpreti: Vin Diesel (Toorop), Mélanie Thierry (Aurora), Micelle Yeoh (Sorella Rebecca), Gérard Depardieu (Gorsky); produzione: 20th Century Fox, Canal+; distribuzione: Moviemax; origine: USA, 2008; durata: 90’
