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Banat

Pubblicato il 23 maggio 2016 da Valentina Holtkamp
VOTO:


Banat

Adriano Valerio, dopo essersi fatto conoscere con il cortometraggio 37°4 S, menzione Speciale al Festival di Cannes nel 2013 e David di Donatello nel 2014, esordisce nel lungometraggio con Banat. Prodotto da Movimento Film con Rai Cinema e promosso dalla Regione Puglia, il film è una coproduzione internazionale con Romania, Bulgaria e Macedonia.
Abbandonata l’isola di poco più di duecento anime di Tristan de Chuna, sperduta nel mezzo dell’Oceano Atlantico, in cui due adolescenti si confrontavano con il trauma della separazione, Valerio si tuffa nel cuore pulsante di un’Europa lacerata, ma ancora una volta ci parla di viaggi impossibili e di distanze difficili da colmare.
Il film racconta la storia di Ivo (Edoardo Gabriellini) e Clara (Elena Radonicich), due trentenni che si conoscono per caso nell’appartamento della Signora Nitti (Piera Degli Esposti) dal quale Ivo sta traslocando e in cui è in procinto di subentrare Clara, la nuova inquilina. Ivo è in partenza, sta lasciando la città di Bari, deciso a superare i confini italiani per trasferirsi in Romania, nel Banat, per tentare di costruirsi un futuro all’estero con il suo mestiere di agronomo.
Clara lavora al cantiere navale di Bari e ha appena concluso la sua storia d’amore con l’uomo a cui era legata da dieci anni e da cui aspetta un bambino. Inaspettatamente viene licenziata e decide di raggiungere Ivo con il quale è rimasta in contatto. La loro conoscenza si trasformerà in una storia d’amore lontano dai confini reali, in una terra gelata che sembra non offrire grandi risorse.
La storia, ispirata al regista dalla vera esperienza di un amico trasferitosi in Romania per coltivare mele, ripercorre innanzitutto la sua condizione di cineasta trasferitosi a Parigi, ormai da parecchi anni, per realizzare il suo sogno. Quello che Adriano Valerio vuole mettere in scena è il senso di spaesamento di una generazione davanti alle difficoltà di trovare un lavoro stabile, e lo fa costruendo un esempio paradossale di immigrazione al contrario, dove sono gli italiani a trovarsi nella condizione di dover cercare in Romania la salvezza per il proprio futuro.
La sceneggiatura scritta con Ezio Abbate non sempre però riesce a dar corpo alle intenzioni del soggetto, e per quanto le inquadrature siano il più delle volte di rara bellezza, costruite con eleganza e precisione geometrica, non reggono il peso della tensione drammatica che in alcuni tratti sembra mancare. A volte poi il racconto sembra perdere d’intensità e di autenticità per la mancanza di aderenza dei personaggi con il contesto, non sempre i protagonisti sono completamente credibili nella loro dimensione borghese, nel loro modo di vestire un po’ troppo patinato, anche se Edoardo Gabbriellini con la sua sincerità riesce comunque a trascinarci nella durezza del mondo agricolo rumeno.
Lodevole è semmai l’intento, da parte del regista, di mantenere corde ironiche e spunti surreali, seguendo la lezione di registi nord europei come Aki Kaurismaki e facendo affiorare toni da commedia tra le maglie del dramma.
Come nel cortometraggio precedente, l’aspetto formale resta l’aspetto più interessante del film, riprese studiate con gusto e intelligenza, con una macchina da presa fissa a inquadrare, spesso in campi lunghi, pochi soggetti in movimento che danno vita a fotografie animate, in cui i luoghi sfumano nelle tonalità dal bianco al grigio, salvo sporadiche note di colore, in un mondo astratto, lontano dal progresso.


CAST & CREDITS

(Banat (Il viaggio)); Regia: Adriano Valerio; sceneggiatura: Adriano Valerio, Ezio Abbate; fotografia: Jonathan Ricquebourg; montaggio: Catalin Cristutiu; musica: Assen Avramov; interpreti: Edoardo Gabbriellini, Elena Radonicich, Piera Degli Esposti, Stefan Velniciuc; produzione: Movimento Film, Rai Cinema, Parada Film, Ars Digital, Kt Film & Media; distribuzione: Movimento Film; origine: Italia, Romania, Bulgaria, Macedonia, 2015; durata: 82’


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