Benvenuto a bordo

Naviga alla deriva, nell’oceano dello stereotipo, la gigantesca nave che dovrebbe trasportare una romantica commedia francese, abbandonata senza direzione alcuna dalla regia di Eric Lavaine, calma esposizione di una partitura impressa con delittuoso inchiostro scarno e disadorno da parte di Héctor Cabello Reyes e del Lavaine medesimo.
E, più che un mare da attraversare, è un Everest da scalare quello che si pone di fronte a un transatlantico che è gigantesco rudere tra i marosi flutti che tutt’intorno spruzzano salsedine su quel relitto, destinato presto ad arrugginire, fino a scomparire negli abissi, in quanto epitome del Nulla.
Oltre che lo stereotipo - Gigante contro cui ogni lotta diviene vana già prima di lasciare la banchina – un grigio limitare che è l’orizzonte è l’angusto destino che tempesta promette, muraglia contro cui si infrange qualunque desiderio di rivalsa nei confronti di qualsivoglia cliché, questi ultimi un basso continuo che invero domina ogni particella della pellicola. Poiché è una massa, perlopiù di caratteri e non di persone, quella cui è stato consentito di salire a bordo, passeggeri cui è da addebitare la realizzazione di una situazione di stasi che dovrebbe essere in seguito increspata dalle volitive gesta di Rémy Pasquier, personaggio di buon sciocco giullare che è solo così come è, quasi inconsapevole di risultare lontano dalle generalmente umane concezioni e alquanto distante dalle coercizioni del dover essere sociale, capace lui di mostrare una diversa possibilità del reale e del vivere al suo sorpreso, attonito ma divertito pubblico di spettatori. Un animatore per caso, Pasquier: totalmente inadatto al ruolo, per colpa del suo quasi inesistente curriculum lavorativo, assunto da Isabelle solo come vendetta nei confronti del di lei amante, presidente della compagnia marittima per la quale la donna lavora come responsabile del settore delle risorse umane.
E, propriamente, più che altro di in-adattabilità dovrebbe e vorrebbe parlare Benvenuto a bordo, oltre che di una più generale in-capacità di adattarsi alle contingenze e al contesto dati. Così il valore entropico di Pasquier, centro dal quale si irradia il disordine fisico e mentale che dovrebbe sconvolgere il tutto, stereotipi compresi, diviene ovviamente il punto di partenza grazie al quale creare un ordine nuovo e più umano. Però è fin troppo regolare il moto ondoso di tali, continui, sommovimenti, tanto da divenire presto esso stesso una consuetudine dalla quale non vi è scampo alcuno, annegando nella banalità e in una costruzione filmica del tutto dilettantesca.
(Bienvenue à bord); Regia: Eric Lavaine; sceneggiatura: Eric Lavaine e Héctor Cabello Reyes; fotografia: Stéphane Le Parc; montaggio: Vincent Zuffranieri; musica: Jean-Michel Bernard; interpreti: Valérie Lemercier (Isabelle), Franck Dubosc (Rémy Pasquier), Gérard Darmon (Richard Morena), Luisa Ranieri (Margarita Cavallieri), Lionnel Astier (Jérôme Berthelot), Elisa Servier (Caroline Berthelot); produzione: Same Player, Pathé, Appaloosa Films, M6 Films, Canal+, CinéCinéma, W9; distribuzione: Eagle Pictures; origine: Francia, 2011; durata: 102’; web info: sito italiano, sito internazionale.
