Berlinale 2016: una presentazione

Siamo a Berlino o siamo a Cannes? Fa un certo effetto trovarsi di fronte i registi, i titoli e i paesi di provenienza dei film accolti quest’anno nel concorso della Berlinale. Su 24 film complessivi ben 9 sono coprodotti dalla Francia. Al secondo posto vengono gli Stati Uniti con 5 (co)-produzioni. La Germania è solo terza con quattro. La generosa (e controversa) accoglienza che la Germania ha mostrato in quest’ultimo anno nei confronti dei profughi sembrerebbe ripercuotersi , in piccolo, anche nel concorso del suo principale festival.
La Berlinale verrà inaugurata per la seconda volta dai Fratelli Coen, che già nel 2011 inaugurarono la rassegna con Il Grinta . Quest’anno presentano la prima europea di Hail Caesar, già uscito la settimana scorsa negli Stati Uniti e che uscirà in Italia fra un mese esatto. I Coen, com’è ovvio, si presentano a Berlino fuori concorso. Gli altri quattro film fuori concorso sono la riscrittura della Lisistrata di Aristofane in forma di musical da parte di Spike Lee (Chi Raq), il back to the roots in ambiente maori, trent’anni dopo Once Were Warriors di Lee Tamahori (The Patriarch), la coproduzione franco-belga Des nouvelles de la planète Mars del regista (di origine tedesca) Dominik Moll e per finire il film del duo Benoît Delépine-Gustave Kervem, con protagonista Gérard Depardieu, che è anch’esso una produzione franco-belga e s’intitola Saint Amour. Fra gli habitué della Berlinale si segnalano il regista canadese Dennis Côté (Boris sans Béatrice), il regista bosniaco Danis Tanovic (Mort à Sarajevo), già premiato nel 2013 per An Episode in a Life of an Iron Picker, e il regista danese Thomas Vinterberg (The Commune), un film ambientato negli Anni Settanta. In concorso sono presenti ben due documentari, uno è l’atteso film di Gianfranco Rosi su Lampedusa (Fuocoammare), unica, ma davvero unica presenza italiana fra i 450 film di quest’anno a Berlino; l’altro è il film del noto documentarista statunitense Alex Gibney, s’intitola Zero Days ed è incentrato sui virus cibernetici. Anche il contributo portoghese, Cartas de guerra di Ivo Ferreira promette, stanti i trascorsi del regista, di possedere un forte gradiente documentaristico.
La regista più giovane in concorso è la trentaquattrenne Anne Zohra Berrached, autrice dell’unico contributo interamente tedesco, intitolato 24 Wochen (24 settimane), “Diplomfilm”, ossia saggio conclusivo presentato dall’autrice alla scuola di cinema di Ludwigsburg. È un debuttante, a quarant’anni, anche il regista tunisino Mohammed Ben Attia che, dopo alcuni cortometraggi, presenta in concorso a Berlino un film semplicemente intitolato al nome del protagonista Hedi. Fra gli autori più affermati merita di essere menzionato Lav Diaz, il regista filippino, impegnativo autore di film di imponenti dimensioni (dalla Evolution of a Filipino Family al recente, premiato a Locarno, From what is before) che qui presenta una pellicola intitolata A Lullaby to the Sorrowful Mistery, nonché il settantatreenne (il più anziano di tutti fra quelli in concorso) regista francese André Techine che presenta una storia adolescenziale di coming out intitolata Quand on a 17 ans.
Per il resto troviamo la solita presenza iraniana, quasi sempre garanzia di qualità (A Dragon Arrives di Mani Haghighi) che si accompagna ad un ulteriore contributo da parte di un regista di origine iraniana, Rafi Pitts, autore alcuni anni fa dell’ottimo The Hunter; qui Pitts è invece regista di una coproduzione tedesca, francese e messicana intitolata Soy Nero e incentrata sui messicani mercenari dell’esercito USA che cercano tramite i propri servigi di ottenere la green card. Dall’Estremo Oriente, in controtendenza rispetto al solito, arriva un solo film cinese Crosscurrent di Yang Chao. Dall’Europa orientale un film polacco (United States of Love di Tomasz Wasilewski). A parte i Coen, Spike Lee e Gibney, gli USA sono presenti in concorso anche con Midnight Special di Jeff Nichols, un film familiare con venature science fiction che vanta fra gli interpreti Kirsten Dunst e Adam Driver. E gli Stati Uniti coproducono anche Genius di Michael Grandage, forse il film che, insieme a quello dei Coen, può contare sul numero più alto di star internazionali: Colin Firth, Jude Law, Nicole Kidman. Da segnalare infine il classico “europudding”, tratto da un romanzo resistenziale tedesco molto noto anche in Italia Ognuno muore solo di Hans Fallada, il film s’intitola Alone in Berlin, è diretto dal regista svizzero Vincent Perez, è una coproduzione tedesco-franco-inglese e fra gli attori ci sono Brendan Gleeson, Emma Thomson e Daniel Brühl.
La retrospettiva di quest’anno, per i cinefili germanofili una vera chicca, è dedicata ai film di lingua tedesca del 1966, nel sessantaseiesimo anno della Berlinale, film della BRD e film della DDR, i primi film finanziati con soldi pubblici di quello che si sarebbe chiamato prima “Junger deutscher Film” e poi “Neuer Deutscher Film” (per intenderci i primi film di Kluge, Reitz, Schlöndorff); dall’altra parte della cortina di ferro i film che l’XI Plenum del comitato centrale del partito di unità socialista (la SED) aveva in blocco vietato, opere purtroppo poco note al pubblico italiano, ma all’altezza delle nouvelles vagues europee di quegli anni da Spur der Steine di Frank Beyer a Jahrgang 45 di Jürgen Böttcher – cui vengono, dall’una come dall’altra parte, ad aggiungersi autentiche rarità che da allora non si sono più viste in giro.
Nelle altre sezioni (soprattutto in “Panorama”) troveremo, come al solito, film di pregio e alcuni documentari di estremo interesse. Alla sola lettura dei titoli saltano agli occhi un documentario su Robert Mapplethorpe, uno sulla DDR, un film sul regista di culto Harald Brookner (morto di AIDS a 34 anni), girato dal nipote. E soprattutto l’attesissimo Where to Invade Next di Michael Moore.
L’Orso alla carriera quest’anno è stato conferito all’ottantunenne Michael Ballhaus, direttore della fotografia di Fassbinder, Scorsese, Coppola, di cui il festival presenta dieci film. Sense and Sensitivity, The Man Who Fell to Earth e Le Bal, film a suo tempo presentati a Berlino, omaggiano le recenti scomparse di Alan Rickman, di David Bowie e di Ettore Scola.
