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Berlinale - Presentazione del concorso

Pubblicato il 7 febbraio 2017 da Matteo Galli


Berlinale - Presentazione del concorso

Come sempre, anche quest’anno la Germania è il paese più rappresentato nel concorso di Berlino. Su 24 film ben 9 vedono la presenza di capitali tedeschi, anche se poi i film definibili strettamente come tedeschi, vuoi per via del regista, vuoi per via della lingua sono molti meno - a ben vedere solo due, il documentario di Andres Veiel su Joseph Beuys la coproduzione tedesco-norvegese di Thomas Arslan, un roadmovie familiare intitolato Helle Nächte (Notti chiare), due registi di mezza età (Veiel ha 58 anni, Arslan ne ha 55 anni), cui viene ad aggiungersi il settantottenne Volker Schlöndorff che si cimenta nell’ennesima trasposizione letteraria, tornando per la seconda volta a trarre un film da un’opera dell’amico Max Frisch, stavolta con Return to Montauk, con Stellan Skarsgard, Niels Arestrup e Nina Hoss. Coproduzione franco-tedesca e irlandese il film di Schlöndorff è, come si conviene a un europudding, girato in inglese.

Troviamo capitale tedesco anche nei film di due autori più giovani dell’intero concorso, che già hanno ben figurato a Berlino, il cileno Sebastián Lelio (43 anni) che con la storia di una transgender intitolata Una mujer fantastica, sarà senz’altro fra i favoriti all’Orso d’oro, come lo era stato quattro anni fa con l’eccellente Gloria. Quattro anni fa l’Orso d’Oro lo vinse – meritatamente - il regista rumeno di origine tedesca Călin Peter Netzer (42 anni) con Il Caso Kerenes. Anche quest’anno ritroveremo Netzer, con una coproduzione rumeno-franco-tedesca intitolata Ana, mon amour. I due giovanotti (solo comparativamente giovanotti, in una Berlinale di registi non certo giovanissimi), insomma, si ritrovano a Berlino a gareggiare con il loro film successivo di fronte alla giuria presieduta quest’anno da Paul Verhoeven e comprendente, fra gli altri, il regista cinese Wang Quan’an, l’attrice americana Maggie Gyllenhaal e l’attrice tedesca Julia Jentsch.

Anche nel classico woman-film Félicité del regista senegalese Alain Gomis (45 anni) c’è capitale tedesco (oltreché francese, belga, senegalese e libanese). E anche Gomis non esordisce quest’anno a Berlino (nel 2012 aveva presentato il nient’affatto disprezzabile Aujourd’hui poi candidato all’Oscar per il Senegal). Sono coproduzioni (fra l’altro) tedesche anche i film di tre registi con una importante carriera alle spalle: Agnieszka Holland (69 anni) che presenta anch’essa uno woman-film intitolato Spoor, Aki Kaurismäki (60 anni) con The Other Side of Hope, film utopico su una comunità solidale fra un anziano finlandese e un profugo siriano e infine l’habitué giapponese Sabu (53 anni) con il thriller rivisitato Mr. Long.

Anche l’altro grande colosso (co-)produttivo europeo, ossia la Francia è molto presente nel concorso berlinese (ma anche fuori concorso). Oltreché nei film di Gomis, Schlöndorff e Netzer, la Francia ha investito in ben altri quattro film: paese coproduttore del portoghese Colo di Teresa Villaverde (51 anni), la Francia ha soprattutto l’onore – come già cinque anni fa con il mediocre Addio mia regina di Benôit Jacquot - di aprire il festival giovedì 9 febbraio con un biopic su Django Reinhardt, intitolato appunto Django del regista esordiente (a 52 anni!) Etienne Comar. La Francia è infine – anche questa è una tradizione berlinese – molto presente nella nutrita schiera dei film fuori concorso (quest’anno in tutto ben sei): Sage Femme di Martin Provost (58 anni) con Catherine Deneuve e Final Portrait di Stanley Tucci (57 anni), coproduzione franco-inglese, con Geoffrey Rush protagonista.

Gli Stati Uniti sono a Berlino in tono decisamente minore quest’anno: oltreché in una quota di compartecipazione del film di Lelio e nel blockbuster Logan di James Mangold (54 anni) fuori concorso, la presenza USA è limitata al promettente The Dinner del regista di origine israeliana Oren Moverman (48 anni).

La Gran Bretagna è in concorso solo con la veterana Sally Potter (68 anni) e il suo Kammerspiel The Party oltreché con tre film fuori concorso, due co-produzioni: il film di Tucci e Viceroy’s House, un film storico sull’indipendenza indiana della regista indiana Gurinder Chadha (57 anni). A ciò si aggiunga una delle pellicole che richiameranno più pubblico e stampa, ossia l’atteso sequel di Trainspotting, intitolato T2 Trainspotting, con stesso regista (Danny Boyle, 61 anni) e stesso cast, che uscirà in Italia il 23 febbraio.

Oltreché dal film di Sabu, la compagine dell’Estremo Oriente è rappresentata dall’habitué Hong Sangsoo (57 anni) con il film intitolato On the Beach at Night Alone, e dal cinese quarantottenne Liu Jian, specializzato in film di animazione, che anche a Berlino ne presenterà uno, intitolato Have a Nice Day.

Restano da menzionare tre film d’autore da cui è possibile aspettarsi molto. Il primo è il film di esordio di Josef Hader (55 anni), straordinario cabarettista austriaco, attore di cinema e di teatro purtroppo sconosciuto in Italia, intitolato Wilde Maus (Topo selvaggio). Quindi, il film della sessantaduenne regista ungherese Ildikó Enyedi, intitolato On Body and Soul e per concludere il film del cinquantacinquenne regista brasiliano Marcelo Gomes, intitolato Joaquim, una coproduzione brasiliano-portoghese ambientata fra i contrabbandieri dell’oro nel diciottesimo secolo.

La Spagna è presente solo fuori concorso con El Bar di Alex de la Iglesia (52 anni).

L’Italia, dopo Fuocoammare, quest’anno non c’è proprio in concorso ma alla costumista Milena Canonero verrà assegnato l’Orso d’Oro alla carriera con tanto di retrospettiva di dieci dei suoi film più celebri da Arancia Meccanica a Grand Budapest Hotel.

Nella sezione “Berlinale Special” e “Berlinal Special Gala” dedicata ad alcune (co-)produzioni costose incuriosisce il biopic sul giovane Karl Marx, intitolato appunto Le jeune Karl Marx, due storie familiari novecentesche, una di matrice ebraica intitolata Es was einmal in Deutschland (C’era una volta in Germania) per la regia di Sam Garbarski, esploso a Berlino nel 2007 con Irina Palm, e una tratta da un pluripremiato romanzo tedesco, tradotto anche in italiano In tempi di luce declinante, da segnalare anche il metafilm di Fernando Trueba con Penelope Cruz intitolato La Reina de España.

La retrospettiva è dedicata ai film di fantascienza da 1984 a Alien, da Blade Runner a Il Quinto Elemento da Incontri ravvicinati del terzo tipo a L’invasione degli ultracorpi più molti altri film antichi e meno noti.

Nella sezione “Panorama”, in mezzo ad un’altra cinquantina di film, c’è l’unica pellicola presente a Berlino, diretta da un regista italiano, Luca Guadagnino, il film si intitola Call me by your name, è una coproduzione italo-francese non si sa ancora come si chiamerà in italiano e quando uscirà. La sceneggiatura Guadagnino l’ha scritta insieme a James Ivory. Il film racconta di un coming out nella campagna cremonese.


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