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Beyond

Pubblicato il 24 marzo 2011 da Annalaura Imperiali


Beyond

Un bagno spoglio e un’espressione dolorosamente spaventata di fronte al momento della resa dei conti.
Leena, protagonista complessa e controversa di Beyond, debutto alla regia della pluripremiata attrice svedese Pernilla August, riceve improvvisamente la notizia che temeva da tempo: nell’ospedale della sua città natale la madre sta lottando alla conquista dei suoi ultimi respiri tra la vita e la morte. Pur sentendo razionalmente il dovere morale di muoversi alla svelta verso la donna che l’ha generata, i ricordi, nitidi e indelebili, di un passato che l’ha traumatizzata per sempre cominciano a riaffiorare progressivamente nella sua giovane memoria. Nonostante tutto, Leena si mette in viaggio. Un viaggio che la porterà fino alla figura materna attraverso i tortuosi sentieri di una vita impregnata dell’alcolismo del padre, della debolezza della stessa madre, dell’innocenza delle sue due figlie, dell’amore e dello stordimento di suo marito che si trova di fronte alla propria donna cambiata e quasi irriconoscibile, del cammino a ritroso nelle sue esperienze di bambina, dei suoi sogni di giovane donna che si affaccia alla vita, dei pensieri scritti in un diario che contiene quel po’ che lei riusciva a racimolare ascoltando i discorsi dei grandi.

Siamo di fronte alla potenza del dramma sociale: una famiglia spezzata dalla relazione sbagliata tra un uomo e un una donna, rispettivamente padre e madre di Leena, che riversano tutta la loro rabbia, le loro incomprensioni, la loro solitudine e le loro mancanze su due bimbi ancora molto piccoli che si trovano a dover irrompere involontariamente nella vita, quella vera, fatta di lacrime e sangue.

Leena, simbolo di una redenzione antica e romantica, sembra essere, o perlomeno rimanere, l’unico collante che cerca di raccogliere i cocci di un vaso rotto da tempo, quello familiare, che galoppa verso la rovina totale. E così avviene. La rovina totale entra in scena senza curarsi del dolore e toccando l’apice della morte.

Ma un genitore allo strenuo delle proprie forze in un dimenticato letto d’ospedale si fa espressione dell’ultima chiamata verso quello che Milton avrebbe descritto come il “Paradise Lost”: Leena attraversa una profonda via crucis interiore per approdare alla finale consapevolezza di quanto la madre sia una figura interna, che, per quanto respinta e cacciata, riemerge sempre dalle viscere e dall’anima.

Con la volontà di guardare negli occhi il proprio passato per guardare con nuovi occhi il proprio futuro, Leena compie un percorso i cui ostacoli da sormontare sono rappresentati dalla psicologica uccisione della madre che deve lasciare il posto ad una nuova Leena, donna e matura, e dalla graduale riscoperta del marito, il quale ama la propria moglie e le proprie figlie, rappresentando nel corso di tutta la storia l’unico punto di riferimento che sembra riportare la stessa protagonista alla cognizione di causa e alla presa di coscienza della realtà.
Commovente è l’idea di ripercorrere una Leena bambina che si conquista il suo primo costumino da bagno come un grande trofeo e una Leena donna che si guarda allo specchio e, pur avendo fatto tutto il possibile, dice che avrebbe potuto fare di più e meglio. Quanta bellezza negli occhi di una figlia che tenta di cancellare la propria madre da sé e che si trova completamente inglobata nella scia di un amore troppo grande, troppo profondo, troppo sofferto e troppo temuto perché possa andarsene chiudendosi dietro la porta per non aprirla mai più.
Beyond non è semplicemente una pellicola dalle inquadrature intense e dai giochi di campo e controcampo che lasciano il fiato sospeso: è documento, documento di quella crudezza e di quella verità che sole possono scuoterci per uscire almeno un attimo dall’agio delle nostre esistenze per entrare nella brutalità delle esistenze degli ultimi, di coloro che sudano per ciò che troppe volte si ritiene scontato e che crescono anzitempo perché non cercano vie di uscita e non trovano alternative.
Leena non è solo una bambina e una donna: è una guerriera, una valchiria che ha geni forti e che, senza che nessuno gliel’abbia suggerito, sa già da sola di dover lottare.


CAST & CREDITS

(Svinalängorna); Regia: Pernialla August; sceneggiatura: Pernilla August, Lolita Ray. Liberamente tratto dal best seller "Lolita Ray" di Susanna Alakoski; fotografia: Erik Molberg Hansen; montaggio: Åsa Mossberg; musica: Magnus Jarlbro; interpreti: Noomi Rapace (Leena adulta), Ola Rapace (Johan), Outi Maenpaa (Aili), Ville Virtanen (Kimmo), Tehilla Blad (Leena giovane); produzione: Drakfilm Produktion. origine: Svezia, 2010; durata: 92 min


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