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Bianco e nero

Pubblicato il 11 gennaio 2008 da Antonio Valerio Spera


Bianco e nero

Nella vita non è tutto bianco o nero… esistono delle sfumature.
Con questa frase di lancio è stata presentata l’ultima fatica di Cristina Comencini e, con essa, viene espresso nel migliore dei modi il senso dell’opera. Innanzitutto, essa lascia intravedere la tonalità ironica che è la cifra stilistica dell’intero film. Inoltre, ci inserisce immediatamente e con leggerezza nella tematica che tratta: l’integrazione razziale.
Dopo la nomination all’Oscar per La bestia nel cuore, la Comencini torna al lungometraggio di finzione con un’opera completamente diversa nell’atmosfera e nello stile. Via ogni inutile fronzolo formale, via patetismi, via interpretazioni affannate e mal digeribili. Ma soprattutto via la presunzione registica (e non solo) che caratterizzava il suo film precedente. Con Bianco e Nero Cristina Comencini fa sicuramente un passo avanti. E’ vero che La bestia nel cuore era forse un film di maggior respiro internazionale ed è allo stesso modo innegabile che Bianco e Nero si presenta a tratti troppo leggero e poco incisivo (sia dal punto di vista visivo che contenutistico), ma quest’ultimo lavoro appare comunque ben costruito, attento ad un discorso sociale molto attuale, impreziosito da dialoghi divertenti e capace di ramificare nella narrazione importanti sottotesti.
L’obiettivo è chiaro sin dall’inizio: realizzare una commedia che tratti con ironia e leggerezza una tematica non semplice come il razzismo. Se poi a ciò si aggiunge una storia d’amore e la presenza di attori quali Fabio Volo e Ambra Angiolini, in questo momento al loro apice di popolarità anche in ambito cinematografico, ecco che l’obiettivo si sdoppia: non più solo artistico-autoriale, ma anche commerciale.
Ma ciò non deve porre pregiudizi sull’opera. Bianco e Nero, infatti, è un film ‘vivo’, animato da una spinta interna fatta di parole e di fisicità. Da una parte i dialoghi, a volte sussurrati, altre volte urlati, altre ancora pieni di significati anche se non immediatamente intelligibili; dall’altra gli scontri e gli incontri fisici, che fanno del contatto l’elemento visivo predominante. La regista punta molto sull’impatto visivo che l’unione fisica tra un bianco ed una nera può suscitare nello spettatore. Tra i cinque sensi è il tatto che prende il sopravvento sugli altri. I personaggi si sfiorano, poi si stringono la mano, si toccano, si baciano, fanno sesso, fino ad arrivare ad una ‘fusione’ fisica che cerca un corrispettivo concreto nella vita sociale.
Il film scivola piacevolmente e solo nell’ultima mezz’ora si avverte un po’ di pesantezza. Gli attori convincono, ma più che la Angiolini e Volo, gli interpreti che padroneggiano lo schermo sono i ‘maturi’ Anna Bonaiuto e Franco Branciaroli, a cui aggiungiamo l’ottima Katia Ricciarelli. Sono soprattutto loro che impreziosiscono il film di leggerezza e credibilità.
La critica sociale ovviamente non manca. Lo scontro tra le diverse culture dei protagonisti è un aspetto costante della narrazione. E l’adulterio ‘extraculturale’ lo rende ancora più acceso. La Comencini tratta questo aspetto con la giusta ironia, senza mai cadere nel volgare né nella stilizzazione e perviene a confezionare nel complesso un’opera fine, delicata, che scava nei problemi sociali anche se non troppo in profondità.
E’ un film che lascia poco, è vero. Ma in questo poco c’è anche speranza. Sia per i personaggi, sia per la società attuale che per il cinema italiano. Soprattutto per quello della Comencini.


CAST & CREDITS

(Bianco e Nero) Regia: Cristina Comencini; soggetto e sceneggiatura: Cristina Comencini, Giulia Calende, Maddalena Ravagli; fotografia: Fabio Cianchetti; montaggio: Cecilia Zanuso; suono: Bruno Pupparo; scenografia: Paola Comencini; costumi: Antonella Berardi; interpreti: Fabio Volo (Carlo), Ambra Angiolini (Elena), Aïssa Maïga (Nadine), Eriq Ebouaney (Bertrand), Franco Branciaroli (Alfonso), Katia Ricciarelli (Olga), Anna Bonaiuto (Adua); produzione: Cattleya, Rai Cinema; distribuzione: 01 Distribution; origine: Italia 2007; durata: 100’.


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