X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Camurria

Pubblicato il 7 aprile 2008 da Giovanna Vincenti


Camurria

Roma, Teatro Palladium – Come reazione ad un presente che ci vede sempre più tristemente standardizzati, si fa strada un crescente bisogno di ricostruirsi una propria appartenenza recuperando tradizioni che rischiano di andar definitivamente perdute e cercando di ristabilire un attaccamento alla propria terra d’origine che oggi sembra essersi un po’ per tutti allentato, ma che costituisce una delle fonti di ricchezza principali nella nostra esistenza. Un simile tentativo viene fatto da Gaspare Balsamo con il suo atto unico Camurria, andato in scena al teatro Palladium domenica 16 marzo nell’ambito della rassegna Pasqua alla siciliana.

Camurria vuol essere un viaggio nella cultura siciliana, di quella Sicilia a cavallo delle due guerre, in cui il teatro dei pupi e il ‘cunto’, non si limitavano ad essere un semplice momento di evasione ma rappresentavano un cruciale momento nella vita comunitaria, tanto da poterli considerare veri e propri fattori di identità.

Attraverso il suggestivo racconto di Balsamo, veniamo messi a parte di un mondo, non troppo distante da noi né nel tempo né nello spazio, di cui però, purtroppo, non restano ormai che delle rovine. Assaporiamo tutta la poeticità e il carattere mitico di mestieri (o forse sarebbe il caso di dire arti) come quelli del puparo e del cuntista, che si dedicano ai loro personaggi con un affetto ed una dedizione a dir poco paterni e che allo stesso tempo si trasformano in veri e propri sacerdoti di un rito popolare che si ripete quotidianamente e che è capace di affascinare e coinvolgere a tal punto il suo pubblico, tanto partecipe da esser pronto a lanciarsi in una rissa nel nome di questo o quell’altro paladino.

Questo spettacolo, insomma, ha un notevole valore antropologico, anche grazie all’utilizzo di registrazioni delle testimonianze degli ultimi osservatori diretti di questo affascinante fenomeno, che lascia intravedere un accurato lavoro di ricerca e di profonda riflessione, ma che non si fa apprezzare soltanto per questo.

Camurria è, infatti, anche e soprattutto un raffinato gioco metateatrale che, fin dall’inizio, annienta i forse un po’ troppo rigidi confini del cosiddetto ‘teatro di narrazione’, a cui spesso e volentieri si riconduce il lavoro di Balsamo. Egli è, infatti, sì, narratore ma vi è anche tutta una serie di personaggi a cui l’artista presta tutto se stesso per ricreare, in una sorta di racconto polifonico, la magia e la fascinazione del teatro dei pupi nonché le suggestive atmosfere di quella realtà in cui tale fenomeno ha preso luogo.

È sorprendente, fin dai primi istanti dello spettacolo, la grandissima capacità di Balsamo di evocare alla mente del pubblico immagini vivide e ricche di poesia, senza l’aiuto di alcun elemento scenografico, ma solo attraverso la sua voce, il suo corpo, la cui perfetta padronanza lascia incantati, e la musica, quella di D’Alessandro e Bacconi e, in quest’occasione, della Piccola Orchestra La Viola, che lungi dall’essere solo un gradevole accompagnamento al racconto, vi entra dentro prepotentemente con i ritmi e le sonorità mediterranee, lo invade fino a farsi essa stessa parola e testimonianza di un mondo la cui memoria rischia di andare perduta.

Un grande omaggio alla propria cultura di appartenenza, ma anche uno spettacolo vitale, diretto e coinvolgente dall’indubbio valore artistico. Meritatissimi i tanti e calorosi applausi.


Autore e interprete: Gaspare Balsamo; Musiche originali eseguite dal vivo: Alessandro D´Alessandro e Gianluca Bacconi, con la partecipazione straordinaria della Piccola Orchestra La Viola diretta da Alessandro Parente, voce solista: Antonella Costanzo.


Enregistrer au format PDF