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Cannes 2008 - Concorso - Leonera

Pubblicato il 17 maggio 2008 da Antonio Valerio Spera


Cannes 2008 - Concorso - Leonera

Julia si sveglia nel suo appartamento circondata dai corpi sanguinanti dei suoi due coinquilini, Nahuel e Ramiro. Il primo è il padre del bambino che la ragazza porta in grembo ed è ormai esanime, il secondo è invece l’amante di Nahuel e scampa alla tragedia. Cosa sia successo realmente in quell’appartamento non lo sapremo mai ma Julia viene accusata di omicidio e finisce in un carcere femminile per madri e donne in gravidanza.
Questo è l’incipit di Leonera, opera di Pablo Trapero già regista di Nacido y Criado. Il film, presentato in competizione ufficiale, è un apologo sulle donne e sulla maternità intriso di disperazione e tristezza. Sentimenti, questi, che trapelano da ogni singola inquadratura, dalla scena in cui la protagonista prende a pugni il suo grembo, sino alla sequenza della rivolta delle donne nel carcere. Trapero tende il racconto verso un’aura di crudo realismo che però non arriva fino in fondo al cuore della realtà rappresentata, risultando a tratti un furbo espediente stilistico.
Non ci troviamo infatti di fronte ad un’opera che riesce ad imprimere sullo schermo immagini di forte impatto visivo che riescono a far trapelare una sensazione di insostenibilità – livello che invece raggiungeva un film come 4 mesi, 3 settimane e 2 giorni, per intenderci. La disperazione che viene raccontata rimane vuota e superficiale, a tratti fine a se stessa perché incapace di portare in primo piano tutte quelle motivazioni e quei sentimenti che ne sono la causa. Trapero in sostanza punta sulle urla, le lacrime, i calci rabbiosi della protagonista dando per scontato che dietro ad essa ci sia la sofferenza per una maternità “carceraria”, senza però scavare nelle radici psicologiche. In poche parole l’autore non riesce a rendere in profondità l’animo femminile e l’istinto materno che vive in esso.
In più, il racconto si perde nella rappresentazione di rapporti omosessuali, di vicende giudiziarie, di sentimenti inaspettati, arrivando in conclusione a creare un complesso narrativo che sembra mettere troppa carne al fuoco senza giungere al dunque di nessuno dei suoi contenuti.
Leonera è girato esclusivamente in interni – a parte il finale in cui lo spazio aperto in cui si perdono i protagonisti è simbolo della libertà da ogni costrizione legislativa e morale. L’atmosfera claustrofobica che incornicia l’intera narrazione è forse l’unico elemento di forza della pellicola. Trapero si muove negli interni riuscendo con successo a far trapelare un senso di clausura soffocante. Per questo l’autore deve anche ringraziare le straordinarie performance dei suoi interpreti. Su tutti l’attrice principale Martina Gusman, capace di recitare con tutto il corpo e di condire la sua prova di sottili ma evidenti sfumature espressive che padroneggiano nella rappresentazione. E l’attrice così si candida fortemente per la vittoria finale.
L’opera di Trapero è comunque un film toccante. Pecca però, come di detto, di troppa furbizia e si perde in una struttura narrativa ridondante. Difetti che ci inducono a non pensare ad un inserimento del film nel palmares. Ma le sorprese sono sempre in agguato.


CAST & CREDITS

(Leonera) Regia: Pablo Trapero; sceneggiatura: Alejandro Fadel, Martin Mauregui, Santiago Mitre, Pablo Trapero; montaggio: Ezequiel Borovinsky; fotografia: Guillermo Nieto; interpreti: Martina Gusman (Julia), Elli Medeiros (Sofìa), Rodrigo Santoro (Ramiro); produzione: Matanza Cine, Cineclick Asia, Patagonik, Videofilmes; distribuzione: Ad Vitam; origine: Argentina; durata: 113’.


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