Cannes 2008 - Un Certain Regard - Versailles

Versailles è un film fisico. Lo schermo è dominato dai corpi sporchi e sudati dei protagonisti, dalla loro magrezza, dalle loro ossa in evidenza e dai loro muscoli stanchi. I costanti primi piani dei loro volti diventano i luoghi filmici della rassegnazione e della tristezza. Tutto ciò che ci viene mostrato sembra vivere di concretezza, ma essa appare sempre e comunque il mezzo espressivo di una sentimento interiore.
Il film di Pierre Schoeller ha, dunque, come suo maggior pregio le prove degli attori, i quali rendono al meglio questa fisicità visiva. Da sottolineare l’interpretazione di Guillaume Depardieu, figlio del grande Gerard. Sebbene non riesca a raggiungere la bravura e il fascino del padre, l’attore francese calamita lo sguardo della macchina da presa e brilla per intensità. E’ il padrone della scena per quasi tutto il film. Gli altri attori gli riescono comunque a tenere testa. Judith Chemla interpreta una madre piena di dolore senza cadere nel patetismo ed il piccolo Max Baissette de Malglaive duetta con gli altri interpreti con un’inaspettata maturità attoriale che dà profondità alla sguardo spaesato ed innocente.
Enzo è un bambino di cinque anni. La madre, Nina, è una senzatetto che cerca disperatamente lavoro. Insieme vagano per Parigi senza una meta, sperando in un letto offerto e qualcosa da mangiare. I due raggiungono Versailles. Lì, incontrano Damien, clochard per scelta che vive in una capanna nei pressi della reggia. La donna passa la notte con lui ed il giorno successivo abbandona senza preavviso il figlio a Damien. Da questo momento, il racconto prende una strada diversa. Se prima esso si basava sul rapporto madre/figlio, ora si incentra sulla relazione tra Damien ed il piccolo Enzo. Un rapporto difficile da costruire, ma che cresce in un affetto quasi parentale.
Pierre Schoeller, al suo primo lungometraggio di finzione, costruisce la rappresentazione in un’atmosfera cupa, in cui la felicità è un lontano punto dell’orizzonte. Il film funziona per buona parte della durata, ma il ritmo della narrazione va a corrente alternata e il racconto appare come diviso in tre parti distinte e slegate: la prima focalizzata su Nina ed Enzo, la seconda sulla solidificazione del rapporto tra Damien ed il bambino, la terza il nucleo narrativo è concepito sul ritorno ad una vita degna di essere chiamata tale. In questo aspetto risiede la più evidente debolezza dell’opera. La solidità della messa in scena non riesce infatti a dare unità alla narrazione, e si fa inesorabilmente trascinare da una sceneggiatura superficiale, che manca di una vera anima e che nel finale lascia spazio alla banalità.
Il risultato è un film che affascina per l’impianto visivo ma che gradualmente fa sentire la fiacchezza dei suoi contenuti.
(Versailles); Regia e sceneggiatura: Pierre Schoeller; montaggio: Mathilde Muyard; fotografia: Julien Hirsch; interpreti: Guillaume Depardieu (Damien), Max Baissette de Malglaive (Enzo), Judith Chemla (Nina), Aure Atika (Nadine), Patrick Descamps (Jean-Jacques); produzione: Les Films Pelleas; distribuzione: Les Films du Losange; origine: Francia 2008; durata:113’.
