X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Cannes 2009 - Adieu Gary - Semaine de la critique

Pubblicato il 18 maggio 2009 da Chiara Piccolantonio


Cannes 2009 - Adieu Gary - Semaine de la critique

Adieu Gary, presentato al Festival del cinema di Cannes 2009 nella sezione Semaine de la critique, segna l’esordio nel lungometraggio del regista Nassim Amaouche, dopo due cortometraggi molto apprezzati, De l’autre coté, che racconta il ritorno nel suo quartiere d’origine di un giovane uomo divenuto avvocato, e Quelques miettes pour les oiseaux, ambientato a Ruwayshed, l’ultimo paesino Giordano prima del confine iracheno. Grazie a questi lavori Nassim Amaouche è diventato un giovane cineasta capace di creare personaggi con grande finezza e di farli evolvere con estrema sensibilità, come ha dimostrato anche nel suo primo lungometraggio.

In una città, situata in un luogo completamente isolato, un quartiere operaio non operativo abbandonato da quasi tutti i suoi abitanti già da qualche anno, c’è ancora qualcuno che si ostina a viverci.
Tra questi che hanno deciso di rimanere, più per scelta che per necessità, legati affettivamente al luogo natio, c’è Francis, l’operaio coscienzioso che continua a lavorare sulla macchina che ha usato per tutta la sua vita, e c’è Samir, suo figlio, che è ritornato a vivere lì dopo una lunga assenza; c’è Maria, la loro vicina, che vive sola con il figlio José, che è così convinto di essere il figlio di Gary Cooper da aspettarsi ogni giorno di vederlo riapparire tra le strade semi deserte di questa città fantasma, che assomiglia ogni giorno di più allo scenario perfetto di un western contemporaneo.
E la regia decide di sottolineare questo tipo di ambientazione attraverso inframezzi tratti proprio dai western di Gary Cooper, utilizzando l’immaginazione di José che, sognando appunto il ritorno del suo eroico padre, in ogni attimo di tempo libero non esita ad inserire nel videoregistratore i vhs del suo idolo.
Spunti accattivanti come l’analisi sociale dell’integrazione nel mondo del lavoro di Samir, che non riesce ad adeguarsi ad essere umiliato dal grande ipermercato in cui ha trovato impiego e in cui è costretto ad indossare un grande cappelo a forma di topo, o la storia d’amore clandestina tra Francis e Maria, velata da molta tenerezza, rendono l’opera fresca e mai banale.
E c’è anche la storia d’amore tra Samir e la giovane vicina di casa, costretta ad abbandonare il paese dal padre, che le vieta di continuare a servire ai tavoli e la convince a trovare un lavoro più appagante in un’altra città, dove forse avrà più possibilità; ecco ancora le due tematiche preminenti dell’opera: denuncia sociale e storia d’amore. Film piacevole dunque, in cui la regia sembra aver centrato ogni piccolo particolare: dalla ritmata colonna sonora, alle battute dei personaggi, tutto rientra armonicamente nell’impianto del’opera e lascia allegramente soddisfatto il pubblico.


CAST & CREDITS

Adieu Gary; regia: Nassim Amaouche; sceneggiatura: Nassim Amaouche; fotografia: Samuel Collardey; montaggio: Julien Lacheray; musica: Le Trio Joubran; interpreti: Jean-Pierre Bacri, Dominique Reymond, Bernard Blancan, Yasmine Belmadi, Sabrina Ouazani, Mhamed Arezki; produzione: Christian Bérard, Jean-Philippe Andraca; origine: Francia 2009


Enregistrer au format PDF