Cannes 2009 - Irène - Un certain regard

Irène, realizzato dal regista Alain Cavalier, viene presentato a Festival del cinema di Cannes 2009 nella sezione Un certaine regarde.Nel 1986 Alain Cavalier si aggiudicò il Gran premio della Giuria al festival di Cannes per il film Thérèse.
Tra il 1970 e i 1972, Alaine Cavalier scrive un diario. Nel 1972, la sua seconda moglie Irene muore in un incidente automobilistico. Fare questo film, diventa per l’uomo l’unica ragione di vita. Alaine consacra tutto il suo tempo a questo lavoro, non fermandosi mai, rivivendo i momenti vissuti assieme alla donna. Viaggia, ritorna nei luoghi cari, nelle case in cui hanno vissuto, si sofferma sulle foto che ritraggono la donna, bellissima, smagliante, solare, sospira guardandole, sospira ricordando l’intensità della sua vita spezzata così presto.
Film basato sui ricordi di un uomo, che non riesce a rassegnarsi alla morte della sua compagna di vita, il lungometraggio è la storia dunque di un cineasta che cerca di far rivivere un passato di gioia, disordini ed eccessi al fine di riscoprirne il senso profondo. In Irene a una narrazione convenzionale si sostituisce una serie d’inquadrature di oggetti, di spazi, di luoghi, di campi profondi.
Non c’è un ragionamento di scrittura preventivo, ma un lavoro evocativo legato al significato dei dettagli ripresi. Cavalier spesso accompagna, e non commenta, con voce fuori campo e compare un paio di volte riflesso in uno specchio con la sua video camera digitale in mano.
Il regista sceglie di basare il film sulla memoria del protagonista, il quale, utilizzando una mini DV, rivive i momenti vissuti assieme alla donna ritornando sui posti frequentati negli anni condivisi.
E’ la voce calda di Alaine dunque a raccontare aneddoti ed emozioni di una vita ricca di passione e divertimento, che lascia il sapore amaro della solitudine attuale del protagonista. E il regista decide di rievocare le situazioni ponendo l’attenzione su singoli oggetti, che divengono poi soggetti della narrazione, come se fossero correlativi oggettivi per il narratore, il quale li utilizza per rammentare e spiegare le pagine del suo diario.
Lunghe inquadrature sugli stessi elementi, mini DV fissa per alcuni minuti su i medesimi oggetti, immagini che tendono a sgranarsi, luce bassa e sospiri: il regista sceglie di utilizzare solo questi elementi, peccando però in monotonia e lentezza.
Un’idea che avrebbe dovuto avvicinare sentimentalmente lo spettatore alla sofferenza del protagonista e che avrebbe dovuto far assaporare il gusto dei ricordi dell’uomo, si trasforma tuttavia, causa la monotonia della voce narrante e la scelta registica dell’utilizzo quasi sempre fisso della mini DV, in un lungometraggio che non riesce a rapire l’interesse del pubblico, o perlomeno, quel pubblico rimasto vigile durante la proiezione.
Non ci sono attori nel film e non ci sono nemmeno titoli di testa o di coda. Irene è un film poverissimo di budget e di mezzi, ma di uno spiritualismo realistico ed intenso.
Accolto dunque con pochi e freddi applausi dai cinefili in sala, il lungometraggio Irène compete per bellezza ed intensità con gli altri proiettati nella sezione Un certaine regarde, la quale ha sempre regalato, nel corso degli anni, pellicole di fascino straordinaro.
Irène; regia: Alaine Cavaliier; sceneggiatura: Alaine Cavalier; origine: Francia 2009
