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Cannes 2009 - Kuki Ningyo - Un certain regard

Pubblicato il 16 maggio 2009 da Giovanni Spagnoletti


Cannes 2009 - Kuki Ningyo - Un certain regard

“Watashi wa Kuki Ningyo”. Io sono una bambola gonfiabile.

In questa irrazionale affermazione è racchiuso tutto lo spirito di Kuki Ningyo, di Kore-eda Hirokazu. Come nel capolavoro di Masakatsu Katzura, Video Girl Ai, infatti, un oggetto inanimato, creato per dare piacere agli uomini, prende vita e coscienza di sé. Un processo di autoconsapevolezza che porta con sé dolore e sofferenza e mette in luce alcuni dei temi più cari alla cinematografia giapponese. Quello che nell’incipit della pellicola è un semplice corpo inanimato, un brutto pupazzo di plastica definisce e separa il suo Io dal mondo esterno. “Watashi wa Kuki Ningyo”. Una bambola gonfiabile creata per sostituire le altre donne, per usare le stesse parole della bambola. E’ la sua stessa ombra “vuota” a ricordarle come lei sia una bambola, e in quanto tale, un sostituto. Ma non è l’unica ad esser vuota. Nel suo tentativo di integrazione con la società umana Kuki Ningyo si rende ben presto conto che tutti, anche se pieni di organi e sangue, son vuoti. Egoisti, soli, prepotenti, timidi, impauriti, abbandonati. L’umanità che la circonda è una combinazione di tutte le paure e gli orrori che caratterizzano la società. E lei, sex toy con un cuore, non riesce a capire nel suo processo di autodeterminazione il perché. Non riesce a capire perché, gli uomini vuoti se tagliati non perdono aria ma sangue. Non riesce a capire perché il suo soffio non riesce a ridare la vita. E così non può che lasciarsi andare. Lasciarsi andare al compito per cui era stata costruita, lasciarsi andare per cercare, in qualche modo, di tornare a ciò che era. Un tentativo disperato di perdere il cuore donatole, di abbandonare la sua anima, di privarsi della sua coscienza. La vita infatti è solo solitudine e sofferenza che nessun soffio può alleviare.

Utilizzando un immaginario tipico del vasto universo dei manga giapponesi Kore-eda Hirokazu utilizza un pretesto assurdo ed incredibile per raccontare in modo vivido l’alienazione del nostro tempo. Un mondo invivibile, in cui avere un cuore è un peccato mortale. Come in Video Girl Ai, la purezza di Kuki Ningyo non può nulla, si dissolve nel vento, irradiando con la sua luce i tristi destini incontrati sul suo cammino. Una gemma di luce, quella di Ai, un seme di speranza quello di Kore-eda Hirokazu, perché non si debba sperare tutti di perder la propria coscienza in un nulla senza calore.

Giovanni Spagnoletti


CAST & CREDITS

(Kuki ningyo); Regia: Kore-eda Hirokazu; sceneggiatura : Kore-eda Hirokazu; fotografia: Ping-Bing, Mark Lee; montaggio: Kore-Eda Hirokazu; interpreti: Doo na Bae (Kuki ningyo), Arata (Junichi), Itsuji Itao (Hideo); produzione:"AIR DOLL" PRODUCTION COMMITTEE - Joe IKEDA ; origine: Giappone; durata: 125’


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