X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Cannes 2009 - La terre de la folie - Quinzaine des réalisateurs

Pubblicato il 23 maggio 2009 da Chiara Piccolantonio


Cannes 2009 - La terre de la folie - Quinzaine des réalisateurs

La terre de la folie, un folle documentario sulla follia, girato dal regista e critico Luc Moullet, alla sua terza presenza alla Quinzaine des réalisateurs cannense, è stato presentato nella sezione Quinzaine des réalisateurs al Festival del cinema di Cannes 2009. Il pubblico che ha assistito alla proiezione del film, non si aspettava certo tanta ironia. Questo documentario infatti, annunciato come uno studio sui problemi mentali nella regione delle Alpi del Sud di cui l’autore è originario, sfugge completamente alla serietà che la premessa suggerirebbe, grazie soprattutto alla narrazione del regista.

Moullet apre il film cominciando a presentare se stesso come un uomo eccentrico eppure solitario, figlio di un padre paranoico e adoratore di Stalin, Hitler, Mitterrand e Mao. La tesi che l’autore vuole dimostrare è che la sua regione, più in particolare il da lui definito "pentagono della follia", una zona delimitata da cinque paesini con epicentro Digne, che va a formare un pentagono sulla cartina geografica, sia particolarmente favorevole all’alienazione mentale. La follia di quei paesi, ci spiega sempre il regista, è causata sicuramente da diversi mali, come la consanguineità, effetti di Chernobyl, nevrastenia rurale, malattie della tiroide, isolamento, e per avvalorare questa tesi passa a citare terribili fatti di cronaca (come gli innumerevoli omicidi in famiglia seguiti da suicidi), raccontati dagli abitanti dei luoghi, che rimangono impressi al pubblico per la grande simpatia. Così, inizia a spiazzare lo spettatore raccontando la storia di un macellaio schizofrenico che venne accusato di aver fatto a pezzi la figlia e di averne nascosto i resti poco alla volta prendendo l’autobus, inserendo un commento della tabaccaia che assicura: "Non mi piace per nulla quello che ha fatto"; mentre un’altra donna del posto, la più prolissa e la più ironica, si stupisce dinanzi all’inventiva dei suicidi: "non male, non ci avrei mai pensato!". Insomma, commenti disarmanti, che divengono quasi freddure, ad avvenimenti che rientrerebbero benissimo tra i soggetti di qualche thriller-horror: questo è il segreto del documentario, ed è questo che lo rende così divertente e spiazzante. Davanti al numero di tragedie raccontate, l’autore riesce a farci infine accettare la sua assurda teoria, ma, nel momento stesso in cui Moullet sembra convincere il pubblico, ecco una farsesca scena finale che suggerisce di rileggere tutto il film alla luce della sua stessa follia: la prolissa commentatrice mette in dubbio il criterio di ricerca utilizzato da Moullet, il quale, innervosendosi, inizia con lei una goffa lotta.

Girata in maniera estremamente semplice, con primi piani o campi medi, l’opera si avvale sostanzialmente di interviste, eppure riesce a non essere mai banale o ridondante, grazie soprattuto ad un argutissimo lavoro di sceneggiatura. Accolto con grandi applausi e risate dalla critica e dal pubblico in sala, il film, decisamente divertente, nonostante l’impianto documentaristico, è riuscito a stupire il pubblico dal primo all’ultimo minuto.


CAST & CREDITS

La terre du la folie; regia: Luc Moullet; sceneggiatura: Luc Moullet;origine: Francia 2009


Enregistrer au format PDF