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cannes 2009 - Map of the Sounds of Tokyo - Concorso

Pubblicato il 26 maggio 2009 da Giovanni Spagnoletti


cannes 2009 - Map of the Sounds of Tokyo - Concorso

Tokyo vive della sua apparenza, della sua sfarzosa cornice, colorata, brillante, luminosa, quasi psichedelica. E’ il luogo dei contrari, della contraddizione, in bilico tra tradizione ed occidentalizzazione. La capitale giapponese nasconde misteri, possiede una natura enigmatica e per questo negli ultimi anni è diventato uno dei luoghi prediletti dalla cinematografia occidentale. Il modo di descriverla di Isabel Coixet è però sostanzialmente diverso da quello espresso in altre pellicole. Map of the Sounds of Tokyo, come già preannuncia il titolo, ritrae la metropoli nipponica attraverso la sua natura polifonica, mediante le sfumature del suo universo sonoro. Non è più la cangianza dei colori e lo sfavillio delle luci a caratterizzarla, bensì il frastuono del traffico, il rumore dei passi, il veloce e quasi indecifrabile parlare della gente, la musica, il karaoke.
Il lavoro sul suono rappresenta l’aspetto più interessante dell’opera ed il premio che la giuria di Cannes gli ha attribuito appare meritato. Inoltre, questo studio ricercato sul sonoro trova il suo corrispettivo in uno stile visivo attento ai giochi di luce, all’eleganza delle inquadrature, alla composizione di ogni quadro filmico. Bisogna dare atto che, con questo film, la regista spagnola, seppur - a nostro parere - finora esageratamente sopravvalutata, ha dato sfogo al suo estro creativo e ha dimostrato di essere abile nel costruire un impianto visivo che ottiene la funzione di specchio rispetto alla storia raccontata. Soprattutto nelle scene di sesso la Coixet sfodera un tocco magico, riuscendo a far confluire in ogni inquadratura la dolcezza del presente e la tristezza del passato.
Ciò che purtroppo ci porta ad esprimere comunque le nostre riserve nei confronti di Map of the Sounds of Tokyo è la fragile struttura narrativa, data da una sceneggiatura slacciata, troppo confusionaria ed, alla fine, di poca sostanza. Di base, la costruzione del racconto su tre personaggi può anche funzionare, ma alla lunga la voce fuori campo, che narra la storia d’amore tra la killer Rinko Kikuchi e l’enologo Sergi Lopèz attraverso le voci ed i suoni della loro relazione, perde gradualmente la sua originalità, cadendo in banali sentimentalismi. Inoltre la voice over, che troppo a lungo commenta le immagini, opprime a tratti il racconto e spesso appare fuori luogo, non indispensabile.
Con questo espediente narrativo, con le tante sfaccettature dei personaggi e le diverse ramificazioni della storia, la Coixet mette sicuramente troppa carne al fuoco. Anche gli attori non riescono a sostenere questa sceneggiatura troppo densa di risvolti (soprattutto psicologici) e le loro interpretazioni perdono intensità anche a causa della continua alternanza di lingue (inglese, giapponese, spagnolo). Più che Rinko Kikuchi (già candidata all’Oscar per Babel), è Sergi Lopèz a non esprimere in pieno le sue potenzialità: l’attore spagnolo non sente in pieno il suo personaggio e non lascia trapelare emozioni attraverso il suo viso costantemente inespressivo.
Map of the Sounds of Tokyo è dunque un’operazione riuscita solo a metà, che nel complesso si posiziona sul livello dei film precedenti della Coixet. Probabilmente, se la cineasta spagnola smettesse di credersi un’autrice, lasciasse perdere la sceneggiatura e si dedicasse solo alla regia, di certo il suo talento visivo potrebbe trovare un terreno narrativo più solido su cui esprimersi.

Giovanni Spagnoletti


CAST & CREDITS

(Map of the Sounds of Tokyo) Regia: Isabel Coixet; sceneggiatura: Isabel Coixet; fotografia: Jean Claude Larrieu; montaggio: Irene Blecua; musica: ; suono:Aiotor Berenguer, Fabiola Ordoyo, Marc Orts ; interpreti: Rinko Kikuchi, Sergi Lopèz, Min Tanaka, Manabu Oshio, Takeo Nakahara; produzione:Mediapro, Versatil Cinema; origine: Spagna/Giappone; durata: 109’.


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