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Cannes 2009 - Nang Mai - Un Certain Regard

Pubblicato il 22 maggio 2009 da Giovanni Spagnoletti


Cannes 2009 - Nang Mai - Un Certain Regard

In pochi ricordano il suo nome, ma la sua cifra stilistica è inconfondibile. Il regista thailandese Pen-ek Ratanaruang, già autore dei bellissimi e convincenti The Last Life in the Universe e Ploy, non si smentisce mai. I suoi film possono piacere o no, ma è sotto gli occhi di tutti il suo straordinario talento visionario, la sua genialità nel costruire le storie, la sua follia distruttrice del reale, l’eleganza con cui muove la macchina da presa.
Il suo ultimo film, Nang Mai (Nymph), presentato a Cannes 2009 nella sezione Un Certain Regard, inizia subito sprigionando la classe dell’autore. In un lunghissimo piano sequenza (quasi 10 minuti) la macchina da presa fluttua lentamente all’interno di una foresta evitando i fitti rami degli alberi; una ragazza corre disperata inseguita da due uomini e quando viene presa e stuprata, l’obiettivo la inquadra nascondendosi dietro agli alberi. Poi, continuando il suo movimento, la cinepresa si allontana immergendosi nel verde della foresta; vola alto, poi si riabbassa, fino ad avvicinarsi lentamente ai corpi senza vita dei due stupratori stesi nell’acqua in un ruscello.
Mentre si guarda questa scena non viene da domandarsi come sia stata girata perché si è totalmente affascinati ed avvolti nel contesto (sovra)naturale rappresentato. E così è per tutta la durata della pellicola. Pen-ek Ratanaruang crea un’atmosfera “altra”, a metà tra il dramma familiare ed il thriller paranormale, in cui uomo e natura si fondono, in cui non si riesce a distinguere il sogno dalla realtà, il vero dalla visione interiore, la leggenda dalla vita vera. In quest’atmosfera lo spettatore rimane immerso e costretto. Sebbene, proprio per questo disorientamento narrativo, lo svolgimento degli eventi non risulti ben chiaro, il film tiene il pubblico attaccato allo schermo, non tanto per il suo ritmo – anzi, esso è molto lento e riflessivo – quanto perché spinge a ricercare le motivazioni dei fatti in un universo psicologico e sovrannaturale che non dà punti di riferimento evidenti.
Gli spettatori così come i personaggi vivono una realtà che non esiste o che comunque non è come appare. L’ordine del mondo in cui si ritrovano i protagonisti, dopo la loro gita nella foresta, è dettato dalla natura e dai suoi spiriti e quindi è imperscrutabile ed ingovernabile. I valori cambiano, i sentimenti assumono forme diverse, i rapporti interpersonali prendono nuove strade. Forse neanche il regista Pen-ek Ratanaruang comprende fino in fondo le cause degli eventi narrati. Ma d’altronde la sua arte cinematografica è un fiume incontenibile e caotico di idee e di follia. Cercare di capirla fino in fondo sarebbe un’azione sbagliata ed inconcludente. L’unico modo per apprezzarla è lasciarsi travolgere dai flussi che emana e dalla poesia del suo stile.

Giovanni Spagnoletti


CAST & CREDITS

(Nang Mai) Regia e sceneggiatura: Pen-ek Ratanaruang; fotografia: Chankit Chamnivikaipong; montaggio: Patamanadda Yukol; suono: Koichi Shimizu, Akritchalerm Kalayanamitr; interpreti: Wanida Terthanaporn (May), Nopachai Jayanama (Nop), Chamanun Wanwinwasara (Korn), Phorntip Papanai (Nymph); origine: Thailandia; durata: 109’.


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