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Cannes 2009 - Samson e Delilah - Un certain regard

Pubblicato il 18 maggio 2009 da Giovanni Spagnoletti


Cannes 2009 - Samson e Delilah - Un certain regard

Esistono zone del mondo il cui destino, le cui storie, memorie, racconti ci son del tutto sconosciuti. Luoghi spesso sgradevoli, inospitali. Lande desolate, deserti popolati da indigeni dalle antiche tradizioni e dal presente spesso carico di problemi. Il cuore dell’Australia, fra il deserto di Simpson e il Gran deserto Australiano, è uno di questi. Lontano dalle luci di Canberra e dal fragore di Sidney vivono popolazioni che lottano quotidianamente per la propria sopravvivenza. Samson e Delilah di Warwick Thornton è il racconto appassionato di una di queste. Come in uno dei tessuti decorati dalla giovane Delilah ogni tocco di colore, ogni passo compiuto, contribuisce alla definizione di un quadro completo. Così, l’incontro della giovanissima coppia, i giorni passati nel minuscolo villaggio, servono a mostrare la realtà della popolazione. Le usanze, i gesti. Ma servono anche, da subito, a mettere il luce la pessima influenza che gli occidentali hanno avuto su di loro. Sin dalla prima inquadratura, Samson che sniffa la colla, infatti, la presenza nefasta deei bianchi appare chiarissima. La stessa presenza che sfrutta il lavoro di Delilah e della vecchia nonna, la stessa presenza che li ha resi reietti nella loro stessa terra. E’ però all’arrivo di Samson e Delilah in una piccola cittadina che il volto terribile dell’occidente irrompe in tutto il suo devastante potere. I due ragazzini, ora clochard costretti a dormire sotto un ponte, subiscono abusi, vengono respinti dal mondo che una volta era il loro. Gli stessi tessuti che la giovane vendeva per pochi dollari sono ora esposti, nella città, come opere pregiati, dai prezzi altissimi. Decine di migliaia di dollari per poche monete. La denuncia di Thorton non si limita però al solo sfruttamento della mano d’opera. L’intero mondo degli aborigeni appare contaminato e mortificato.

Con uno sguardo attento, vicino alle vite di Samson e Delilah, Thorton restituisce le emozioni, le sofferenze di un intera comunità. Incarnata dalla coppia di giovani ragazzi l’esistenza stessa della società aborigena viene messa alla prova. Un rapporto e una distanza, quella fra popolo originario e colonizzatori, che si manifesta, nella fotografia dello stesso Warwick Thorton, atraverso i colori e i sapori di inquadrature cariche di significati. Le tonalità calde, afose, soffocanti del deserto, gli splendidi tramonti, i controluce, lasciano spazio, nella città, alle sfumature buie e grigie dei palazzi, del ponte sotto cui si rifugiano, delle strade, popolate di turisti e fast food. Finanche la lingua, per quanto poco usata nella pellicola, si fa manifesto di questo incolmabile gap. Il dialetto aborigeno, affascinante ed incomprensibile, parlato con un soffio di voce dalla nonna di Delilah è spazzato via dall’inglese dei bianchi, che scacciano, con la stessa fredda e sbrigativa violenza le realtà di persone superate dal tempo.

Giovanni Spagnoletti


CAST & CREDITS

(Samson e Delilah); Regia, sceneggiatura, fotografia: Warwick Thorton; montaggio: Roland Gallois; interpreti: Rowan McNamara (Samson), Marissa Gibson (Delilah), Mitili Gibson (Nana), Scott Thorton (Gonzo); produzione: SCARLETT PICTURES PTY LTD, CAAMA PRODUCTIONS PTY LTD; origine: Australia; durata: 101’


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