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Cannes 2010 - Countdown to Zero - Proiezioni Speciali



Cannes 2010 - Countdown to Zero - Proiezioni Speciali

Alcuni anni fa, sempre al festival di Cannes, scoppiava il caso di un documentario che nel giro di pochi mesi avrebbe portato Al Gore a vincere il premio Nobel. Il film, Un inconvenient truth, prodotto, fra gli altri, da Lawrence Bender, era un puntuale e diretto grido d’allarme sull’emergenza climatica. Con le stesse premesse e lo stesso produttore, oggi, Lucy Walker, presenta Countdown to zero, e l’allarme, stavolta, si chiama nucleare.

Quello che per decenni, durante la guerra fredda, era stato l’incubo della distruzione definitiva, ritorna ad esser, nelle immagini di Countdown to zero, una minaccia imminente. Partendo da un famoso discorso di Kennedy, “viviamo sotto la spada di Damocle del nucleare”, Lucy Walker, prova ad esporre i reali (o presunti) rischi di un terribile attacco nucleare. Ovviamente il primo pericolo porta la firma del terrorismo internazionale. Ma come si realizza un’arma nucleare? Dove si può reperire l’uranio arricchito? E ancora, Iran e Corea del nord sono reali minacce? Hanno o possono costruire delle bombe atomiche? Countdown to zero cerca appunto di rispondere a queste domande, evidenziando, con anima però assai capziosa, quanto la minaccia sia molto più vicina di quanto comunemente si pensi.

Secondo gli stessi creatori dell’atomica, Oppenheimer e Fermi, infatti, l’esistenza stesse di queste armi porterà, prima o poi, al loro utilizzo. A questo va anche aggiunto che l’accoppiata terrorismo, armamenti nucleari appare effettivamente come una potenziale miscela micidiale. Rispetto ad Un inconvenient truth però la minaccia messa in scenda da Lucy Walker in questo caso appare meno evidente e, soprattutto, meno suffragata dai fatti. Nessun allarme infatti può essere lanciato senza le dovute prove. E di prove, in Countdown to zero, se trovano davvero poche. Quando poi l’attenzione si sposta sugli arsenali già custoditi da Stati Uniti e Russia la pellicola diviene quasi paradossale. L’equilibrio che avrebbe retto per decenni durante la guerra fredda pare infatti, per Lucy Walker, in precario equilibrio. Anche senza considerare le recenti dichiarazioni di Obama e Medvedev in merito alla riduzione reciproca degli armamenti nucleari vedere come un’emergenza il rischio di un attacco nucleare fra Stati Uniti e Russia appare più che pretestuoso, appare ridicolo. Non esiste un dato concreto che tale minaccia sia neanche lontanamente possibile.

Se Un inconventient truth lanciava dunque un giusto e doveroso grido d’allarme Countdown to zero è opera capziosa e pretestuosa. Più vicina ad alcuni show d’intrattenimento tipici del prime time di History Channel che ad un reale, puntuale resoconto documentaristico il film di Lucy Walker rischia di risultare finanche controproducente. Come spesso accade infatti, quando si calca in modo così evidente la mano, quando si cerca di trovare l’allarme anche dove questo non c’è, quando la dietrologia vince sulle prove il prezzo che si paga è la perdita di crebidilità. La forza del primo documentario, arrivato dal Nobel ai più importanti consessi internazionali, era proprio nella stringete documentazione dei fatti. Quando questi però non sussistono l’allarme non può che cadere nel vuoto.


CAST & CREDITS

(Countdown to zero); Regia: Lucy Walker; fotografia:Nick Higgins, Bryan Donnell, Gary Clarke, Robert Chappell; montaggio: Brian Johnson, Brad Fuller; produzione: Participant Media; origine: USA; durata: 90’.


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