Cannes 2010 - Film Socialisme - Un certain regard

Godard è Godard. E a Godard, la colonna, il monumento, si può concedere tutto. Gli si può concedere anche di riflettere, in volontaria solitudine, su un cinema che non è più cinema ma puro atto intellettuale. Ogni elemento di quella “sinfonia in tre movimenti” che è Film Socialisme perde il suo valore narrativo in funzione di una superiore e astratta riflessione. Non soltanto i personaggi, le situazioni, le scene, ma la forma stessa del film, il montaggio, la regia vengono asservite a socratiche considerazioni. Dubbi e quesiti irrisolti che, fra citazioni e aforismi, spaziano dalla storia alla filosofia, dalla letteratura alla politica.
Nel primo movimento di questa sinfonia, una crociera, Godard muove i fili di alcuni burattini, privi di anima e carattere, posti sulla scena come puro pretesto. Sono, fra gli altri, un ambasciatore, una cantante, un ex criminale e un filosofo i personaggi che passano le vacanze sulla nave di questo Film Socialiste. Nulla di loro traspare, non la loro storia, non il loro passato, non il loro presente. Il loro è un universo metafisico. Il loro stesso esistere è funzione di ciò rivelano, sono corpi vuoti colmi di parole. Un atto in cui alle domande prevalgono le affermazioni, cui seguiranno capitoli colmi di altre domande. Nel secondo movimento infatti sono i concetti stessi a divenire protagonisti. Concetti universali come quelli di libertà e uguaglianza sul cui significato però Godard si (e ci) interroga. Siamo tutti nelle domande dei bambini protagonisti di questo secondo atto, siamo tutti nelle ingenue voci che chiedono ai propri genitori il senso di questi termini. Quesiti elementari che pretendono però, come le immagini e suoni del film, risposte complesse ed elaborate. Il terzo e ultimo movimento di Film Socialisme è dedicato a sei luoghi simbolo. Sei punti nel Mediterraneo, sei parti di un Europa e un Mediterraneo fatti a pezzi. Egitto, Palestina, Odessa, Grecia, Napoli e Barcellona sono i punti cardinali di quest’ultima riflessione dedicata alla condizione di una Unione più che incrinata. Un Unione nata scissa, come semplice insieme di affari e mercato. La storia delle tappe toccate da questo ultimo atto, raccontate in modo ancora una volta antinarrativo e frastornate, parla di libertà (tema onnipresente) e unione, di verità e mito, del passato e della Storia che lascia il suo segno indelebile.
Racine, Balzac, Sartre, Derrida, Benjamin sono solo alcuni dei pensatori citati da Godard in questo babelico film. Una pellicola che trasfigura immagini e suoni, sequenze e parole, facendone metafora di concetti e postulati. Godard sceglie così di affidare al montaggio, all’atto di affiancamento e sovrapposizione, taglio e avvicinamento, il compito di imporre allo spettatore una riflessione sulla libertà e sulla fratellanza, sulla giustizia, sulla Storia e sul passato. Film socialisme risulta dunque un insieme dissonante e sgraziato, che affianca a criptiche sequenze didascalie e citazioni fin troppo esplicite. Quelle citazioni tanto amate da Godard che sceglie di lasciare allo spettatore un ultima, lapidaria, lezione: “Quando la legge è ingiusta, la giustizia prevale sulla legge”. Godard è Godard. E a Godard si concede tutto.
(Film Socialisme) Regia: Jean-Luc Godard; interpreti: Robert Maloubier, Patti Smith, Jean Marc Stehlee, Catherine Tanvier ; produzione: Why Not Productions, Armada Films, France 3 Cinema; distribuzione: Vega Film; origine: Svizzera; durata: 101’.
