Cannes 2010 - Le princesse de Montpensier - Concorso

1592, Francia. Lo guerra di religione tra cristiani e protestanti porta paura e morte nel paese. La bellissima Marie de Mézières è innamorata di Henri de Guise ma il padre l’ha già promessa in sposa al principe di Montpensier. Dopo il matrimonio Marie viene portata dal marito nella sua reggia, dove viene affidata al precettore Chabonnes. Henri, tornando dalla guerra, si ferma alla tenuta. L’amore tra lui e la neoprincipessa si fa sempre più forte, mentre Chabonnes comincia lentamente a covare un nascosto e fortissimo sentimento per la sua protetta. Mentre la grande storia invade l’intimità di queste vicende, il quadrilatero amoroso porterà a gelosie, rancori, morti, e alla fine la principessa capirà che potrà far forza e contare solo su stessa.
E’ questa la trama di La princesse di Montpensier: un racconto semplice per un classico film in costume. Ebbene, così come le abbiamo brevemente riassunte, le vicende della giovane principessa Marie sono state messe in scena da Bertrand Tavernier in due ore e venti minuti di pellicola. Il risultato è un’opera lenta, piatta, ripetitiva. Un prodotto stilisticamente vicino alla fiction televisiva (e che in TV avrebbe fatto la sua bella figura con una trasmissione in due puntate) che purtroppo sul grande schermo non sa né emozionare né restituirci un quadro realistico e dettagliato del periodo in cui è ambientato. Tavernier dunque fallisce sul doppio binario della storia d’amore e dell’affresco storico. Da una parte infatti non approndisce minimamente l’aspetto sentimentale, rimanendo sempre troppo distante dalla protagonista e dagli altri personaggi; dall’altra, lo scontro religioso tra cristiani ed ugonotti viene analizzato dal punto di vista concettuale in maniera didascalica e viene mostrato dal punto di vista fisico della violenza sfiorando il ridicolo ed il fumettistico, senza andare oltre una rappresentazione finta ed evidentemente costruita.
Alla visione del film, si riscontrano problemi sia nella narrazione che nell’estetica. La sceneggiatura presenta innumerevoli scene superflue, che appesantiscono il racconto, e risulta eccessivamente verbosa; e soprattutto Tavernier si limita ad una regia scolastica, priva di spunti, di epica, di emozioni. La princesse de Montpensier è un film senz’anima, che sembra voler spiccare il volo in ogni momento, ma che purtroppo si trascina faticosamente verso il finale non alzandosi neanche un metro dalla terra desolata della noia, del già visto e della banalità. E se spesso i film in costume non propriamente coinvolgenti riescono comunque a salvarsi grazie ad una fotografia suggestiva e ad attori in gran forma, in questo caso non è possibile riscontrare neanche questi aspetti positivi. La fotografia di Bruno De Keyzerche si riduce ad una tavolozza di colori tanto esigua da non riuscire a valorizzare gli splendidi paesaggi e le sontuose scenografie. Allo stesso modo gli attori (dalla bellissima Mélanie Thierry a Gaspard Ulliel), sebbene in parte giustificati per la pochezza della sceneggiatura loro offertagli, sembrano cristallizzati nelle stesse espressioni facciali per tutta la durata del film.
Inspiegabile la presenza del film nel concorso ufficiale del Festival di Cannes. Ma in Francia Tavernier è Tavernier, e basta solo il suo nome per arrivare addirittura a strappare applausi a fine proiezione.
(La princesse de Montpensier) Regia: Bertrand Tavernier; sceneggiatura: Jean Cosmos, Francois-Olivier Rousseau, Bertrand Tavernier; fotografia: Bruno De Keyzer; montaggio: Sophie Brunet; musica: Philippe Sarde; interpreti: Mélanie Thierry (Marie), Lambert Wilson (Chabannes), Gaspard Ulliel (Henri), Grégorie Leprince-Ringuet (Philippe); produzione: Paradis Films, StudioCanal, France 2 Cinema, France 3 Cinema, Pandora Filmprodktion; distribuzione: StudioCanal; origine: Francia, Germania; durata: 139’.
