Cannes 2010 - O estranho caso de Angelica - Un certain regard

101 anni, gli ultimi 65 dei quali dedicati al cinema. Ad un cinema rigoroso, rigido, severo, parlato e teatrale, immutabile. Un cinema dai tratti inconfondibili, in cui ogni quadro, ogni inquadratura sembra portare la firma del maestro che le ha realizzate: Manoel de Oliveira. E’ più che logico dunque, date queste premesse, che O estranho caso de Angelica, ultima fatica del maestro di Oporto, non sia opera di spiccata modernità o innovazione. Il cinema “fermo” di De Oliveira ripropone, ancora una volta, tutte le caratteristiche che lo contraddistinguono. I lunghi dialoghi, spesso ricchi di colte citazioni, il rapporto apparentemente diretto dei personaggi in scena con lo spettatore, la costruzione stessa dei quadri rimanda ad una sensazione di perenne continuità. Come fosse parte di un unico, decennale discorso ogni nuovo film sembra un ampliamento del precedente, non solo dal punto di vista formale ma anche e soprattutto sostanziale. Le immagini e i temi di O estranho caso de Angelica, pur essendo pensate su di un soggetto vecchio di qualche decennio, sembrano riprendere in modo diretto quelle delle ultime pellicole. Un caso in qualche modo esemplare dunque che dimostra quanto, pur passando gli anni, Manoel de Oliveira resti fermo nella sua estetica e poetica. Ancora una volta il regista portoghese affronta profonde riflessioni su temi come la morte e la religione che trovano il loro terreno ideale nei lunghi momenti di dialogo in una tavola imbandita per la colazione. L’incontro mattutino davanti ad un caffè diviene così il pretesto per dotte e serrate disquisizioni che i personaggi in scena presentano, quasi fossero professori, agli spettatori. Momenti di un racconto statico, fatto appunto di parole più che di azioni, di immobile riflessione più che di reali accadimenti. Tutto, in fondo, appare un semplice escamotage per discutere e parlare. L’impostazione stessa data da De Olivera alle inquadrature, da sempre fortemente teatrale, sembra rimandare immediatamente a questa concezione di cinema. Non è un caso infatti se molte dei quadri si aprano con l’ingresso in scena di un personaggio e si chiudano solamente quando quest’ultimo ha lasciato il campo, fisso, inquadrato. Non mancano, ovviamente, i riferimenti a simboli da sempre cari al regista. Lo specchio di Espelho Magico perde la sua essenza fisica per diventare piano definitivamente metaforico che divide il protagonista dalle sue ossessioni.
Con O estranho caso de Angelica De Olivira incastra dunque l’ennesimo tassello dell’infinito mosaico che è la sua carriera, un unicum monolitico che non viene incrinato dallo scorrere del tempo.
(O estranho caso de Angelica); Regia, sceneggiatura: Manoel de Oliveira; fotografia: Sabine Lancelin; montaggio: Valérie Loiseleux ; interpreti: Luis Miguel Cintra (L’ingegnere), Pilar López de Ayala (Angelica), Ana Maria Magalhaes (Clementina); produzione: FILMES DO TEJO II;.; origine: Portogallo, Spagna, Francia, Brasile; durata: 94’.
