Cannes 2010 - Svet-Ake - Quinzaine des realisateurs

L’elettricista, nel piccolo villaggio al centro di Svet-Ake, nel Kirghizistan, è l’uomo della luce. La luce artificiale che porta, ogni giorno, col suo lavoro, nelle povere case e la luce, ancor più splendente, dei valori che porta con sé. In una realtà in disfacimento, brandello logoro dell’ex impero sovietico, l’uomo della luce, Mr. Light, è un eroe quotidiano.
Viviamo nell’ignoranza. Poco o nulla sappiamo di intere regioni nel modo, realtà di cui neanche sospettiamo l’esistenza, i cui stessi nomi ci risultano spesso sconosciuti. Il Kirghizistan, repubblica nata nel 1991 dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, è sicuramente uno di questi. Svet-Ake, di Aktan Arym Kubat, squarcia appena questo velo di ignoranza con un piccolo racconto di quotidiane speranze e difficoltà. La pellicola infatti disegna, attraverso le vicende dell’uomo della luce, la realtà di questa repubblica. La dura vita nella campagna, la distanza fra il governo centrale e le aree periferiche, il passaggio lento e doloroso dal vecchio sistema sovietico ad un altro sistema di potere, sono temi che emergono dalla vita dell’elettricista. L’uomo della luce incarna l’anima di un popolo dai valori antichi ma con la mente rivolta al futuro. Il suo sogno, infatti, è aprire una centrale eolica lungo le campagne ventose della sua zona. Da solo, l’uomo della luce, si è costruito un piccolo mulino a vento al quale lavora costantemente per far accendere anche una semplice lampadina. Una piccola luce, un segno di speranza. Ma il potere, corrotto e degradato, ha altri interessi, altri fini. L’uomo della luce, trade-union fra il potere centrale e la campagna, non può che arrendersi, deluso e ferito da una sovrastruttura malata e dissoluta.
Quello di Aktan Arym Kuba è al tempo stesso un canto sui valori della tradizione e un grido contro le degenerazioni del mondo moderno. La crisi profonda che traspare dalle immagini della pellicola rimanda ad un mondo povero e desolato, le cui tenaci speranze ed aspettative vengono fiaccate da un governo pronto solo a curare i propri interessi. Come in quasi tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica il passaggio dal vecchio regime al nuovo mondo è assai arduo e complesso. Un passaggio che porta con se povertà, disparità e ingiustizie. Le campagne, sempre presenti nelle pellicole di queste zone, vengono rappresentate come lande povere e desolate ma ricche di speranza e valori. Come sempre però questo fremito di fiducia viene immancabilmente prostrato, indebolito e frustrato. Chi, come l’uomo della luce, vede nel futuro una brillante speranza viene sfruttato, succhiato fino al midollo, e, una volta inutile, abbandonato.
(Svet-Ake); Regia: Aktan Arym Kuba; sceneggiatura: Aktan Arym Kubat, Talip Ibraimov; fotografia: Hassan Kydyraliyev; montaggio: Petar Markovic; musica: Andre Matthias; interpreti: Aktan Arym Kubat, Taalaikan Abazova, Askat Sulaimanov, Asan Amanov, Stanbek Toichubaev; produzione: Pallas Film ; origine: Kirghizistan, Olanda , Francia, Olanda; durata: 80’.
