Cannes 2010 - Un poison violent - Quinzaine des realisateurs

Le austere pareti di una chiesa, le grandi pietre grigie, le statue dei santi che dall’alto vigilano e giudicano i fedeli, seduti fra i banchi, durante una funzione. Il coro, dolce ed armonioso ma al tempo stesso solenne e grave, che avvolge, uno ad uno, i loro volti racchiusi in preghiera. Fra quei banchi, avviluppata da quest’atmosfera, Anna vive la sua adolescenza, schiacciata fra gli impeti, i desideri della sua età e le regole, le rigide imposizioni della sua fede.
Un poison violent di Katell Quillévéré vive in bilico su questo equilibrio. Il desiderio e la colpa si alternano e bilanciano in un racconto di formazione semplice come la sua protagonista. Anna infatti è una giovane fragile ed ingenua, disorientata dalle molte influenze che la circondano. Da un lato sua madre, figura di riferimento in assenza del padre, profondamente religiosa, che le ha trasmesso una senso della fede rigido, basato sulla colpa e sul peccato. Dall’altro i suoi amici e suo nonno, convinto anticlericale, che la spingono a cedere alle normali pulsioni di una quindicenne. Attraverso la figura di Anna dunque, la Quillévéré, costruisce una semplice e delicata pellicola sul peccato, la colpa, la redenzione. Chi puoi resistere, davvero, alle tentazioni? Non può la madre di Anna così non può lo stesso sacerdote, costretto a piangere calde lacrime in nome di un desiderio per lui immorale e peccaminoso. Non può, ovviamente, Anna. Nella chiesa, durante le prove della sua cresima, Anna pare schiacciata dall’alto delle austere parenti, come se lo sguardo di Dio piombasse su di lei, avvolgendola sotto forma di solenne e armonico canto.
L’opera della Quillévéré mette in scena con abile sapienza questo contrasto. Con mano abile e delicata tratteggia la vita di Anna, circondandola di piccoli elementi in grado di richiamare alla mente i concetti stessi di colpa, peccato e redenzione. Le vesti bianche, viste, provate, indossate prima della cresima e l’atto della confessione, vissuto da tutti i personaggi in scena, sono solo alcuni esempi di questa raffinata costruzione. Una genuina riflessione su concetti universali, che, visti dagli occhi di un adolescente, appaiono in una contraddizione impossibile da sciogliere, un dilemma a cui la logica, la ragione non può rispondere. Quando il pensiero non ce la fa, lo spirito e il corpo cedono, svenuti.
(Un poison violent); Regia: Katell Quillévéré; sceneggiatura: Katell Quillévéré, Mariette Désert; fotografia: Tom Harari; montaggio: Thomas Marchand; scenografia: Anna Falguères; interpreti: Clara Augarde, Lio, Michel Galabru, Stefano Cassetti, Thierry Neuvic, Youen Leboulanger-Gourvil; produzione: TwentietLes Films du bélier; origine: Francia; durata: 92’.
