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Cercasi amore per la fine del mondo

Pubblicato il 17 gennaio 2013 da Marco Di Cesare


Cercasi amore per la fine del mondo

Il termine ’Apocalisse’, come si saprà, dal punto di vista della sua radice etimologica significa ’Togliere il velo’, stante a definire una cosiddetta ’Rivelazione’: si tratterà per caso di scoprire cosa si cela dietro il velo di Māyā di schopenhaueriana memoria? E, procedendo dal grande filosofo tedesco, è alquanto breve, tra il serio e il faceto, il passo che conduce fino al popolo dei Maya, la cui profezia sul 21 dicembre dello scorso anno ha forse funestato il sonno di molti abitanti di questo pianetino sperduto nell’universo.
Eppure, scampato il pericolo, i Maya tornano sempre, in questo nostro mondo che non è altro che un post: 1989, 2001 e, per l’appunto, 2012. Anche se, in realtà, per quanto riguarda quest’ultima data, si dovrebbe ovviamente parlare più di un ’pre’ come suo fondante e culminante momento, quello del climax psicologico e collettivo, laddove il periodo successivo ha assunto i contorni di una risoluzione post orgasmica (il rilassamento, il breve momento di riflessione successivo alla masochistica perdita di contatto con la realtà fisica e alla predilezione verso quella delle aspettative, dei timori, delle paure). Eppure è proprio quel pre-2012 a continuare a segnare le vite di ognuno, in attesa della predizione di un prossimo evento apocalittico (da intendersi, ora, anche nella sua accezione di disastro da fine del mondo). Tanto che non è neanche troppo centrale il fatto di come l’Italia siano uno dei pochissimi Paesi, assieme al Giappone, a non avere visto l’uscita di Cercasi amore per la fine del mondo prima del fatidico 21 dicembre.

’Il cielo sta per crollare’ afferma un personaggio minore all’inizio di Cercasi amore, quando è diventato oramai ineluttabile come un gigantesco asteroide si schianterà contro la Terra.
E al genere umano non rimangono che tre settimane di vita. Da spendere come meglio si crederà, tra orge, saccheggi, ritrovate amicizie e una storia d’amore, magari. Come quella che potrebbe unire Dodge (Steve Carell) e Penny (Keira Knightley): il primo un introverso assicuratore di mezza età appena lasciato dalla moglie; la seconda una ragazza che con estroversa e intensa forza cerca di vivere la propria vita, dopo aver appena lasciato il suo di fidanzato. Insieme, la strana coppia, viaggerà on the road: Dodge alla ricerca di Olivia, sua ragazza ai tempi del liceo e unico vero suo amore; Penny perché, grazie all’aiuto di un amico che Dodge le farà incontrare, potrà dopo tanto tempo rivedere i propri genitori.

L’importanza del passato in un mondo che potrebbe non potrebbe avere più alcun futuro. Ma anche il valore dell’attimo, del presente da cogliere, nel farsi della sua continuità. Sempre comunque il disvelarsi della natura umana e delle diverse sue tipologie di reazioni di fronte un evento dato: corpi e menti, cuori in contrapposizione, persi tra la concretezza del vivere e l’astrazione del pensiero.
Tuttavia sono proprio i momenti di crisi, ossia quelli di transizione, a costituire il trapasso verso un’evoluzione e una possibilità di rinascita sotto spoglie diverse.
Prima, però, occorre mettersi a nudo: il cuore, baudelairianamente? In ogni caso «Ciò che vi è di fastidioso nell’amore, è che si tratta di un delitto in cui non si può fare a meno d’un complice».
Un delitto di chi si ostina a esistere diversamente, divenendo, nelle intenzioni della regista e sceneggiatrice Lorene Scafaria (qui al suo esordio dietro la macchina da presa), emblema di un cercare di vivere veramente gli ultimi istanti. E, in effetti, l’autrice ha cercato di innervare di vita autonoma i due protagonisti, i quali inizialmente si presentano in maniera più che altro stereotipata, crescendo però assieme allo scorrere della pellicola, in un’esaltazione . Pellicola che è divisa in due parti, caratterizzati dalla predominanza di registri opposti: il primo è quello di una commedia paradossale che lambisce il grottesco; il secondo è, invece, segnato da un romanticismo che si fa via via più serio e mesto, col film che sempre più si abbandona fra le braccia dell’ineludibile, mentre le interiorità non vengono toccate in maniera troppo superficiale, segnate e non solamente solleticate dagli eventi che hanno vissuto, per un film che, nella sua semplicità, fino alla fine riesce a mantenere un’apprezzabile, e non svenevole, delicatezza, intanto che A New Dawn Fades.


CAST & CREDITS

(Seeking a Friend for the End of the World); Regia e sceneggiatura: Lorene Scafaria; fotografia: Tim Orr; montaggio: Zene Baker; musica: Rob Simonsen e Jonathan Sadoff; interpreti: Steve Carell (Dodge), Keira Knightley (Penny), Connie Britton (Diane), Adam Brody (Owen), Rob Corddry (Warren), William Petersen (Trucker), Derek Luke (Speck), Gillian Jacobs (Cameriera / Katie); produzione: Anonymous Content Production, Focus Features, Mandate Pictures e Indian Paintbrush; distribuzione: M2 Pictures; origine: Usa, 2012; durata: 100’; web info: Pagina Facebook del distributore italiano, Sito internazionale.


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