Che cosa aspettarsi quando si aspetta

Con ogni certezza il tempo dell’attesa è l’attesa del Tempo; e viceversa, evidentemente, fondamentale relazione tra essere e vivere, biunivoca pietra angolare del loro connubio.
Eppure uno solo diviene, in un certo momento, il vertice della parabola, punto nevralgico che si incarna in un’unica, fondamentale, domanda: come è possibile ammazzare il Tempo, prima che sia lui ad ammazzare Te? Procreando, in tanti giungono a pensare, quasi giustificando attraverso un pensiero strettamente di Cultura quello che rimane sostanzialmente un atto di Natura: un bisogno, una necessità di oltrepassare, aggirare, il limite fisico del tempo, inarcando il proprio congetturare in modo che quest’ultimo possa assumere il profilo di un fatto puramente meditativo.
E però il siffatto inarcarsi del pensiero, si imbatte in una fondamentale contraddizione lungo il qui presente Che cosa aspettarsi quando si aspetta (il quale verte su tre coppie in attesa di un nascituro, più un’altra che un bimbo lo vuole adottare), come se dal passaggio da un concetto più ampio e astratto molto si fosse perso al momento della sua scrittura, venendo in conclusione a mancare proprio un legittimo ragionamento, oltre che una sua fondata ragionevolezza. E ciò non è da addebitarsi ai canoni del genere, all’essere la pellicola una odierna commedia statunitense, con al centro una coralità di interpreti dal nome più o meno grande che ha portato a privilegiare una struttura composta di vari episodi, spezzettati a tranci più o meno minuti e infine giustapposti e messi in coda l’uno dietro l’altro. Forse la colpa può essere nell’avere adattato una guida best seller, chi lo sa se nel migliore dei modi possibili. Fatto è che il tutto è stato girato con ritmo abbastanza frenetico e guardato tramite una disadorna regia, risultando una visione stanca e senza possibilità di meditazione, laddove questa è a nostro parere (ma, immaginiamo, non solo nostro) sempre fondamentale nella buona riuscita di una scrittura audiovisiva e del suo modo di imprimersi sullo schermo e, possibilmente, nella memoria.
Flebile, poi, è il legame che dovrebbe tra loro unire le varie parti, nella narrazione come nei personaggi, appena abbozzati e protagonisti su degli sfondi fin troppo neutri, comparse sulla scena dominata dal Tempo, assoggettati alle sue letali spire, nel Nulla presto scomparendo, senza neanche la capacità di lottare, giacché in Che cosa aspettarsi... sembrano essere giunti solamente per caso.
(What to Expect When You’re Expecting); Regia: Kirk Jones; sceneggiatura: Heather Hach e Shauna Cross (tratta dal libro omonimo di Heidi Murkoff); fotografia: Xavier Pérez Grobet; montaggio: Michael Berenbaum; musica: Mark Mothersbaugh; interpreti: Cameron Diaz (Jules), Jennifer Lopez (Holly), Elizabeth Banks (Wendy), Chace Crawford (Marco), Brooklyn Decker (Skyler), Ben Falcone (Gary), Anna Kendrick (Rosie), Matthew Morrison (Evan), Dennis Quaid (Ramsey), Chris Rock (Vic), Rodrigo Santoro (Alex), Joe Manganiello (Davis), Rob Huebel (Gabe), Thomas Lennon (Craig), Amir Talai (Patel), Rebel Wilson (Janice), Wendi McLendon-Covey (Kara), Taylor Kowalski (JJ), Mimi Gianopulos (Molly), Jesse Burch (Hutch Davidson), Genesis Rodriguez (Courtney); produzione: Alcon Entertainment, Lionsgate, Phoenix Pictures, What to Expect Productions; distribuzione: Universal Pictures Italia; origine: USA, 2012; durata: 110’; web info: sito internazionale.
