Coffe And Cigarettes

Si potrebbe definire una piccola odissea popolata da tanti bizzarri, anticonvenzionali, ora eccentrici ora malinconici Ulisse questa curiosa e un po’ anarchica operazione compiuta da Jim Jarmusch, cineasta che conferma il suo profondissimo gusto estetico europeo calato in situazioni ed atmosfere appartenenti a quell’America marginale, alternativa, piena di umorismo e di tempi lenti, meditativi, riconcilianti. Il viaggio parte nel 1986 e il primo frammento non poteva che essere dedicato all’estro di Roberto Benigni, il quale con Jarmusch aveva appena realizzato Daunbailò. E proprio la presenza di Benigni tradisce la reale intenzione del montaggio di questi brevi sketch filmati tra quel 1986 e i successivi sedici anni, in maniera alternata e senza soluzione di continuità: non tanto l’aria da rimpatriata di tanti corpi e volti identificabili, direttamente o indirettamente, negli appartati micro-universi jarmuschiani (Tom Waits, Iggy Pop, Bill Murray, la diva anomala Cate Blanchett, Steve Buscemi, il duo rock The White Stripes) e nemmeno le strampalate e autoreferenziali dissertazioni su tutto (la preparazione del tè inglese, i ghiaccioli al caffè, un utilizzo improprio della nicotina) e tutti (Gianni e Pinotto, i complotti per uccidere Elvis, il trasformatore ideato dall’ingegnere elettronico iugoslavo Nikola Tesla), ma la volontà anche giocosa di tradurre il senso di due parole (Coffe & Cigarettes) in immagini. E l’impiego di icone cinematografiche così riconoscibili, almeno per il pubblico di Jarmusch, iniziando da Benigni, dà maggiore forza e intensità a questa scelta stilistica. Il Benigni del 1986, non ancora oscarizzato e inglobato nella megaproduzioni miliardarie, galleggia con una grazia e una soavità commovente sulla superficie del bianco che si perde dentro il grigio del fumo del sigarette e il suo corpo assume al tempo stesso tutta la concretezza, lo spessore aromatizzato del nero del caffè. Il cinema di Jarmusch fa sentire i suoi attori-personaggi più vivi eppure più inafferrabili che mai: Tom Waitts e Iggy Pop sono lì, seduti a quell’ipotetico tavolo di un ipotetico bar, con tutta la loro carica di leggendarie rock star, ma l’impressione che potremmo trovarli al bar dietro l’angolo, con i corpi sfatti e pieni di rughe, fatti di nicotina e caffeina, rende quella che in sé sarebbe solo una scenetta qualcosa di caldo, avvolgente, familiare. La stessa Cate Blanchett è sia un puro segno visivo, apparendo addirittura in doppia versione con parrucca nera (Coffe) e biondo platino(Cigarettes), sia come demistificazione e parodia della star hollywoodiana nel cliché perbenista e trasgressivo. Tutti in attesa di tornare alla loro Itaca, così come la potrebbero intendere i Coen di Fratello, dove sei?, accompagnati da una colonna sonora rock che stempera verso l’orizzonte nel blues.
[marzo 2004]
Regia, sceneggiatura: Jim Jarmusch; fotografia: Frederick Elmes, Ellen Kuras, Robby Muller, Tom DiCillo; montaggio: Jay Rabinowitz, Melody London, Terry Katz, Jim Jarmusch; scenografia: Mark Friedberg, Tom Jarmusch, Dan Bishop; interpreti: Roberto Benigni, Steve Buscemi, Iggy Pop, Tom Waits, Cate Blanchett, Meg White, Jack White, Alfred Molina, Bill Murray; produzione: Joanna Vicente, Jason Kliot, Stacey Smith, Gretchen McGowan, Smokescreen inc.; distribuzione: BIM
