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Colo

Pubblicato il 16 febbraio 2017 da Gherardo Ugolini

VOTO:

Colo

Quando la crisi economica morde un intero paese lacerandone le basi sociali, presto anche le dinamiche famigliari vanno incontro a turbamenti e scompensi fino al rischio della totale dissoluzione. È quello che succede in Portogallo, la nazione che insieme con la Grecia costituisce il ventre molle dell’Unione europea e che maggiormente ha pagato lo scotto delle turbolenze economico-finanziarie degli ultimi anni. Ce lo ricorda il film Colo di Teresa Villaverde, ambientato a Lisbona, in una zona periferica della città, quella edificata in occasione di Expo 98 e che non ha mai conosciuto lo slancio promesso allora. Le palazzine moderne e pulite, le strade geometriche e l’assetto urbanistico razionale di quell’area stanno in stridente contrasto con la depressione esistenziale di chi ci abita.
La famiglia di Marta (Alice Albergaria Borges), liceale diciassettenne inquieta e solitaria, si va inesorabilmente frantumando da quando il padre (João Pedro Vaz) ha perduto il lavoro e la madre (Beatriz Batarda) è costretta a fare i doppi turni e non è quasi mai presente in casa. Del resto quando è presenta trasuda nervosismo e impazienza fino al punto di rimproverare al marito, in uno scatto di rabbia, la condizione di disoccupato. Il marito dal canto suo è già abbastanza frustrato di suo per le strettezze alle quali evidentemente non era abituato e passa i pomeriggi sulla terrazza di casa a contemplare un orizzonte che non sembra disposto a concedergli nessuna speranza. Il tentativo maldestro di forzare con le minacce un suo ex compagno di scuola divenuto imprenditore a dargli un lavoro si rivela causa di ulteriore umiliazione.
La casa in cui la famiglia vive costituisce il centro della narrazione. Con il suo frigorifero semivuoto e la necessità di chiedere ai vicini la disponibilità a ricaricare i cellulari (l’elettricità è stata evidentemente tagliata per le bollette non pagate), diventa un luogo da cui scappare e tornare. Tutti i tre membri della famiglia, a fasi alterne, se ne vanno di casa rendendosi irreperibili per un po’, salvo poi farvi ritorno. «Quando la situazione economica è così disperata ‒ incita la madre ad un certo punto ‒ è come in guerra o come quando c’è una malattia: i membri di una famiglia si stringono tra di loro e si aiutano reciprocamente». Parole che non vengono accolte da Marta, alla quale non è più neppure possibile pagare il biglietto del bus per andare a scuola e che deve essere trasferita nella casa in campagna della nonna paterna.
Teresa Villaverde dopo una carriera di attrice e assistente alla regia si era già segnalata alla Berlinale nel 1991 col suo primo film intitolato A idade maior. Nel 1998 il lungometraggio Os Mutantes aveva decretato il successo a livello internazionale. Non ci pare che Colo abbia le caratteristiche per sfondare, nonostante la drammatica attualità del tema trattato. Non è e non vuole essere un film realistico di denuncia; punta semmai alla vena intimista, alla rappresentazione dell’apatia e dello smarrimento esistenziale. Ma il ritmo è esasperatamente lento e ripetitivo. Solo in pochi momenti sembra raggiungere una dimensione lirica ispirata. Per lo più le sequenze si avvitano su se stesse riproponendo ad abundantiam per oltre due ore i luoghi comuni della miseria sopraggiunta e della difficoltà a confrontarsi con essa da parte di chi non è abituato a farlo. Non c’è una vera dinamica nell’azione rappresentata e lo scandagliamento della crisi che si abbatte sui tre componenti della famiglia rimane tutto sommato sulla superficie senza penetrare la psiche dei personaggi interessati.


CAST & CREDITS

(Colo); Regia: Teresa Villaverde; sceneggiatura: Teresa Villaverde; fotografia: Acácio de Almeida; montaggio: Rodolphe Molla; musica: Vasco Pimentel; interpreti: João Pedro Vaz, Alice Albergaria Borges, Beatriz Batarda, Clara Jost, Tomás Gomes, Dinis Gomes, Ricardo Aibéo, Simone de Oliveira, Rita Blanco; produzione: Alce Filmes (Lisbona); distribuzione: Films Boutique (Berlino); origine: Portogallo, Francia – 2017; durata: 136’


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