Come l’acqua per gli elefanti

Una musica accattivante che invita a seguire; una vita spezzata dalla brutale ed inaspettata crudeltà del destino; una scelta, voluta e forzata, che si ripercuote sull’esistenza di un giovane che decide di dar ascolto al proprio cuore contro tutti i pericoli che questo può comportare. Un mondo dall’aspetto enigmatico e illusorio che trova ripetutamente il proprio “magis” nell’arte dell’inganno e dell’eterno tempo presente in cui, giocando ogni volta il tutto per tutto, ci si rende sempre più conto che “o la va o la spacca”.
Questi sono i parametri del campo d’azione in cui si muove il giovane Jacob, studente di veterinaria a pochi passi dalla laurea in una prestigiosa università americana, che improvvisamente viene raggiunto da due notizie catastrofiche: i genitori lo hanno abbandonato nelle prime file, solo, di fronte al mondo, a causa di un incidente stradale mortale; la sua casa, i suoi averi, quelle che il giovane stesso riteneva fossero le certezze su cui fondare il resto dei propri giorni, si sbriciolano davanti al suo sguardo quando egli si reca in banca e viene a sapere dei debiti, delle ipoteche, degli sconfinati problemi finanziari del padre a causa della grande depressione seguita al crollo della borsa di New York nell’ Ottobre 1929.
E’ finita, pensa Jacob. E’ finita almeno fin quando un ragazzo con tutta la vita ancora davanti non comprende che è troppo giovane, troppo bello, troppo forte e con troppe carte che sono ancora tutte da giocare, per potersi lasciar andare al baratro della propria mente e del proprio corpo. E così, distrutto dall’immediato passato e inconsciamente speranzoso nell’immediato futuro, si mette in cammino nella notte, metafora delle difficoltà dell’animo umano, e nelle foreste, metafora del labirinto interiore che porta alla confusione e poi alla perdita di sé, fin quando non sale fortuitamente su di un treno dall’aspetto comune e dal contenuto invece quanto mai “sui generis”, che cambierà il corso della sua storia.
“Circo! Circo Venite! Circo di maghi, di acrobati, di giocolieri e di clown…”. Così canta Rossana Casale, unendo nel suo testo dall’aspetto paranormale il mondo degli infanti e quello degli adulti, il mondo della verità e quello dell’illusione, il mondo dell’apparenza e quello della realtà. Ed è questo il nuovo scenario della vita di Jacob: un circo che cattura nelle sue regole ferree e completamente estranee a tutte le altre norme esistenti; un circo che porta con sé la miseria e il labile confine tra la vita e la morte che sperimentano i saltimbanchi; un circo che fa scoprire e riscoprire l’amore, tra il protagonista e la giovane donna del capo, che unisce chi viaggia sulla stessa linea d’onda della passione animalista e della ricerca dell’onestà umana e professionale a scapito dei dettami dello stesso contesto circense.
E’ quasi da cinema classico hollywoodiano la storia in cui i due giovani innamorati, presa coscienza del proprio sentimento gradualmente sempre più totalizzante, devono affrontare una serie di peripezie e imbattersi in una serie di ostacoli per poi congiungersi in un catartico lieto fine da “E vissero per sempre felici e contenti”. Non c’è originalità ma, ad essere proprio sinceri, c’è una certa piacevolezza nel ritrovare ogni tanto sullo schermo cinematografico quel passato fatto di corteggiamenti, giochi di sguardi, intese, silenzi e attese, che è quasi completamente scomparso dalla realtà quotidiana.
Attraente il background circense, già sentita e risentita ma comunque poetica ai fini della “Ring Composition” di tutta la pellicola la presenza del vecchio Jacob, all’inizio e alla fine, che, raccontando del suo passato, fa da narratore interno e da filo conduttore di una grande sequenza di immagini e di ricordi ancora molto nitidi e pronti per essere trasmessi agli altri, come impone il senso stesso del sapere.
Un’ultima chicca da sottolineare: fuori dalla storia principale, fuori dalle dinamiche professionali, amorose e storiche, c’è un’attenzione al problema dello sfruttamento animale e una denuncia nei confronti della violenza sul mondo della natura che non solo costituiscono temi di grande interesse, prima di tutto per la loro attualità, ma che impongono anche una riflessione più profonda, alla luce della chiusa della pellicola, su come la natura calpestata dall’uomo e privata della propria forza d’agire liberamente ed istintivamente, si ribelli per ripristinare quell’antica gerarchia che la vede sopra l’uomo e che non permette che si possano controllare e/o reprimere i suoi impeti di potenza tanto grande da essere incontrollabile.
(Water for Elephants) Regia: Francis Lawrence ; sceneggiatura: Richard LaGravenese ; fotografia: Rodrigo Prieto ; montaggio: Alan Edward Bell ; musica: James Newton Howard ; interpreti: Robert Pattinson (Jacob), Reese Witherspoon (Marlena), Christoph Waltz (August), Hal Holbrook (Jacob da vecchio); produzione: Flashpoint Entertainment, Fox 2000 Picture ; distribuzione: 20th Century Fox ; origine: Stati Uniti ; durata: 122’.
