Concorso PNC: Temporada de patos

Temporada de patos è un film piccolo e fin troppo delicato, sempre pericolosamente ad un passo dalla totale inconsistenza. Quella che abbiamo di fronte è la storia di un’attesa, di un incrocio di sguardi, di un sovrapporsi di silenzi: la cifra segreta di un racconto quanto mai minimalista che sembra essere sempre in attesa di un climax emotivo o di una qualche soluzione narrativa che non arriva mai. Per questo viene spontaneo difendere una pellicola che pur entrando sottopelle, pur comunicando in tanti piccoli modi, tutta una serie di minime emozioni, appare sempre sostanzialmente imperfetta senza mai dare l’impressione che questa imperfezione riesca a tramutarsi in vera cifra stilistica o in autentico motivo di fascino. Una cosa è certa: Eimbecke è un regista giovane che sa parlare dei giovani e sa toccare con mano le loro “non” storie arrivando a farci percepire, con una certa efficacia, l’odore dei primi soprassalti sessuali (con la confusione tra amore ed amicizia che ne consegue) e il senso d’incertezza che deriva dal primo affacciarsi all’età adulta. Sul filo dell’inconsistenza, dicevamo, il film si impagina non tanto come un complesso romanzo di formazione di stampo ottocentesco (difficile rintracciare un senso di reale crescita nei vari personaggi alla fine del film anche se si ha l’impressione che qualcosa sia cambiato perché tutto restasse come era prima) quanto piuttosto come il sovrapporsi di una serie di quadrucci autosufficienti, una serie di piccole sequenze in sé concluse che trascolorano l’una nell’altra mentre pian piano i personaggi cominciano a delinearsi sotto i nostri occhi. Un racconto a gag, insomma, dove però si tracima molto raramente nel comico per restare, piuttosto, ancorati nella dimensione di un’ironia autunnale in cui predominano i mezzi toni e i colori più tenui. Dal punto di vista più puramente narrativo, quindi, non accade assolutamente nulla, né, in fin dei conti, dovrebbe succedere davvero qualcosa. Flama e Moko, due quindicenni amici da una vita, restano a casa da soli e prevedono un intenso pomeriggio fatto di giochi alla playstation e spuntini continuati. L’arrivo di una vicina di casa in cerca di un forno dove cuocere una torta (per il suo compleanno dimenticato da tutti come verremo a sapere quasi alla fine), un paio di black-out e le discussioni con Ulisse, il fattorino che ha portato in ritardo la pizza che avevano ordinato, sono quindi solo il “la” per una serie di piccole discussioni, di situazioni in cui i quattro personaggi sono di rado insieme nella stessa stanza. Secondo un modello di microvariazioni psicologiche comincia a farsi strada, nel racconto, un senso di solitudine esistenziale che non approda mai nelle piena consapevolezza di se stesso. Apprendiamo, quindi, solo per gradi quanto siano grandi il senso di sofferenza di Flama per la crisi coniugale dei genitori, l’insicurezza di Ulisse per il suo futuro, la solitudine di Rita e la confusione di Moko. E altrettanto lentamente ci rendiamo conto di come i vari personaggi agiscano maieuticamente nei confronti l’uno dell’altro seguendo inconsapevolmente proprio il modello di migrazione delle anitre rappresentato nel quadro appeso alla parete. Il film si rivela forse un po’ troppo insistito nel rendere il senso di noia e di incomunicabilità tra i personaggi e il mondo che li circonda, ma resta, comunque stranamente compatto anche laddove sembra avere cadute di tono (l’episodio nel canile apparentemente fuori registro è in realtà molto utile ed entrare nel personaggio di Ulisse). Certo resta un’opera prima un po’ acerba, ma ci pare non difetti di talento ed autentica empatia nei confronti dei propri personaggi.
(Temporada de patos); Regia: Fernando Eimbecke; sceneggiatura: Fernando Eimbecke, Paula Markovicth, Felipe Cazals; fotografia: Alixis Zabé; montaggio: Mariana Rodriguez; musica: Alejandro Rosso, Liquits; interpreti: Enrique Arreola, Diego Catano, Daniel Miranda, Danny Perea; produzione: Lulù produciones, Cinepantera
[luglio 2004]
