Conferenza stampa di Asterix e i vichinghi

È nelle sale il nuovo cartone animato di Asterix e Obelix, la coppia di guerrieri galli creati dai fumettisti francesi René Goscinny e Albert Uderzo. A dare voce ai personaggi più simpatici di Asterix e i Vichinghi, nella versione italiana, sono Pino Insegno, doppiatore di Obelix, e Martina Stella, doppiatrice di Abba. Li abbiamo incontrati alla Casa del Cinema.
Quanto di Obelix c’è in te?
P.I. - Sono sempre molto attivo, tanto che i miei amici da piccolo mi chiedevano se fossi caduto nella marmitta della pozione magica, proprio come Obelix. Ha sempre fatto parte della mia indole. E poi Obelix è pieno di energia positiva, è forte ma è un bonaccione, mi rivedo molto nel suo carattere. Un po’ la sua fisicità mi spaventava ma poi la sua bontà mi ha aiutato e sono riuscito a caratterizzarlo bene con la mia voce.
Che ne pensi di questa tua prima esperienza da doppiatrice?
M.S. - Conoscevo i fumetti e i personaggi di Asterix e sono stata contenta di partecipare al doppiaggio. È stata difficile come esperienza, doppiare non è semplice, ma sono stata felice di lavorare in un film per bambini. E poi il mio personaggio è molto simpatico, dolce anche se un po’ maschiaccio. È stata una bella esperienza.
Le vostre voci diventano del tutto irriconoscibili, come si riesce a ottenere un risultato del genere?
P.I. - Cambiare la propria voce è tutto per un doppiatore. Io ho usato la mia vera voce solo per doppiare Aragorn ne Il signore degli anelli. Asterix è diverso dagli altri cartoni animati, è recitato come un film e bisognava renderlo più reale possibile. Bisognava dare un’anima al personaggio e con la voce si riesce a fare questo, e dopotutto ogni personaggio ha la sua particolarità. Il doppiaggio c’è in 180 paesi nel mondo e credo sia giusto che ci sia, come succede per la letteratura, anche il film viene semplicemente tradotto. Noi italiani poi siamo i più bravi, siamo i migliori nel mondo, lo testimonia la grande tradizione che c’è qui da noi.
Qual è il primo cartone animato che hai doppiato?
P.I. - Ho doppiato Pochaontas. Poi più di recente L’era glaciale e Cars. Con dei bambini piccoli poi è ancora più divertente lavorare su film di animazione, guardano il cartone animato e poi dicono “Bravo papà, però ti ho riconosciuto”!
Come è caduta la scelta su di te e cosa ti ha spinto a accettare?
M.S. - La proposta e il ruolo mi hanno colpito subito per la similitudine del personaggio al mio modo di essere. Il ribellarsi alle regole della famiglia e del sistema, questa energia, tutto molto adatto a me, ho solo dovuto rendere la voce un po’ più “giovane” di di quanto non sia, trattandosi di una ragazzina. Sono stata molto contenta di essere stata scelta.
Quali sono le scene più difficili da doppiare?
P.I. - Di sicuro le scene delle battaglie, sempre con il fiato rotto, tutti i versi che i guerrieri fanno durante gli scontri, si rischia di andare in iperossigenazione. Nel signore degli anelli ad esempio c’erano molte scene del genere, però ricordo che in Platoon addirittura svennero in tre per doppiare i combattimenti.
C’è qualcuno che ti ha consigliata e guidata visto che eri alla tua prima esperienza?
M.S. - Mi sono preparata con calma, mi sono presa il tempo necessario per studiare il personaggio e poi sono stata aiutata da tutto il team di doppiaggio che è stato davvero molto professionale.
Come si riesce a ottenere il labiale perfetto con i cartoni animati?
P.I. - Ormai i cartoons parlano come i film, hanno il labiale perfetto della pronuncia, quindi il procedimento è lo stesso. I direttori di doppiaggio, in questo caso Tonino Accolla, che è un vero maestro, e gli adattatori sono dei veri e propri linguisti che cercano il termine più adatto sia come significato che come coincidenza con il labiale, è tutto lavoro di adattamento.
L’adattamento e la direzione del doppiaggio sono di Tonino Accolla che per il doppiaggio dei Simpson ha inventato un vero e proprio genere. Qui come è andata?
P.I. - Sì è vero, per i Simpson c’è un vero e proprio linguaggio inventato, Tonino è stato perfetto, è un po’ matto ma un matto sano. Qui ci sono solo delle piccole sfumature di accenti per differenziare i Galli, i Romani e i Vichinghi, ma niente di particolare. Volevo citare anche Marco Mete che ha doppiato Asterix e anche lui si inserisce nella scia della grande tradizione di doppiaggio italiana, riesce a stare addosso al personaggio in maniera perfetta.
Ha visto e “sentito” gli altri Obelix del passato?
P.I. - Sì li ho visti. Credo che sia importante anche il passato, dietro a questi personaggi c’è tanto lavoro da anni. Tuttavia poi bisogna trovare la propria interpretazione altrimenti si rischia solo di fare una brutta imitazione.
Preferisci vedere un film doppiato o in lingua originale?
P.I. - Preferisco vederlo doppiato, così me lo godo di più riuscendo a capire tutto. Poi al massimo per curiosità vado a guardare delle sequenze in lingua originale, ma in linea di massima preferisco il doppiato.
E doppiare Borat com’è stato?
P.I. - Doppiare Borat è stato eccezionale. L’ho doppiato insieme a Sacha Baron Cohen, nello stesso momento, anzi per metà della versione italiana è proprio sua la voce ma nessuno se ne rende conto. È un italiano parlato male, non è un linguaggio particolare, è un accento russo su un italiano molto sgrammaticato, così come era un inglese parlato male quello di Cohen nella versione originale.
Quale ruolo ti ha dato più soddisfazione? E c’è un personaggio che vorresti doppiare e ancora non hai potuto?
P.I. - Un po’ tutti hanno dato soddisfazioni diverse, ma comunque sono contento della carriera fatta finora, non c’è nessun personaggio particolare che vorrei doppiare, in realtà li ho fatti un po’ tutti. Forse Steve Martin e De Niro sono gli attori che non ho mai doppiato e mi piacerebbe interpretare, però il primo è troppo anziano per me e con il secondo davvero non ho nulla in comune.
Ci sono delle scene a cui siete particolarmente legati in questo film?
P.I. - In realtà un po’ tutte mi sono piaciute.
M.S. - Soprattutto le scene in cui il mio personaggio si finge uomo per poter partire con il padre e le scene d’amore.
