X

Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicit‡ in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di pi˘ o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui. Chiudendo questo banner, invece, presti il consenso allíuso di tutti i cookie



Conferenza stampa di Shrek Terzo

Pubblicato il 25 giugno 2007 da Gaetano Maiorino


Conferenza stampa di Shrek Terzo

In occasione dell’anteprima del terzo capitolo della saga dell’orco più famoso del mondo, abbiamo incontrato Cameron Diaz, Antonio Banderas e Justin Timberlake, doppiatori dei personaggi principali di Shrek Terzo. Insieme a loro, erano presenti alla conferenza stampa, i produttori Jeffrey Katzenberg e Aron Warner e il regista Chris Miller. Il film uscirà in tutta Italia il 31 di agosto in 700 copie, a conclusione di un’estate piena di grandi appuntamenti cinematografici.

Una prima domanda ai tre doppiatori. Come avete seguito l’evoluzione dei vostri personaggi che sono arrivati al terzo episodio della loro storia?

Cameron Diaz – Tutti noi abbiamo messo grande amore nella realizzazione della storia, abbiamo dato il meglio e credo che abbiamo fatto bene.

Antonio Banderas – Una cosa importante è che dopo i primi due episodi il team non si è rilassato, si è cercato di essere ancora più ambiziosi, più creativi. Per quel che mi riguarda il mio personaggio è un personaggio piccolo, di piccole dimensioni, ma che si comporta come un grande personaggio e, soprattutto, con molto umorismo. Tutto il flim rielabora la nostra cultura infantile, quella delle favole, dal punto di vista dell’umorismo.

Justin Timberlake – Appena arrivato in una famiglia che aveva già prodotto due film straordinari, ho cercato di tenere il passo e non essere da meno. Molto del film è basato sul mio personaggio, che è un adolescente vero, con tutti i suoi spigoli e tutte le sue qualità positive.

Nel corso degli anni, i cartoni animati hanno cambiato, oltre alla tecnica, anche lo spirito, il tono si è fatto sempre più adulto. C’è una irriverenza e un cinismo molto divertenti, ma sempre più adatto ai genitori che ai figli. Perché è accaduto?

Jeffrey Katzemberg – La Dreamworks ha sempre cercato sviluppi diversi, non più tradizionali, la storia scelta e come raccontarla. Il film Shrek è realizzato e indirizzato agli adulti, è vero, ma anche alle famiglie, con personaggi parodistici e molto satirici che riescono a conquistare tutti.

J.T – Sono d’accordo, è proprio questo che mi ha attratto del film e che mi ha spinto ad accettare subito di lavorare alla sua realizzazione.

Signor Banderas, rispetto a recitare realmente, quali differenze ci sono con il doppiaggio?

A.B - Dare voce è parte del processo creativo. Io doppio la versione originale, quella in spagnolo e quella in italiano e ogni volta si deve lavorare sui dialoghi, sulle intonazioni, sul labiale che varia sempre. Però, doppiando, si può lavorare con molta più libertà che davanti a una telecamera. Mi è piaciuto molto caratterizzare il mio personaggio con un accento particolare: in inglese e in italiano, il mio accento spagnolo è evidente, ma, ad esempio, nella versione spagnola, ho modificato il mio modo di parlare dando al mio personaggio un accento Andaluso che mi piace molto, è stato molto divertente.

Che reazioni avete avuto a vedere la vostra voce “attaccata” su un personaggio di un cartoon?

A. B. – Credo di aver già risposto. È divertente perché è un personaggio ben caratterizzato. E’ una grande esperienza doppiare in più lingue e, soprattutto, si deve considerare che i doppiatori degli altri paesi dovranno attenersi alla versione originale in modo da creare, da tante differenze, un personaggio che risulti davvero “uno”.

J. T. – La mia reazione è stata: wow! Sono parte di Shrek! Poi io sono molto vanitoso. No, scherzo... Mi sono emozionato, far parte di Shrek è raggiungere il punto massimo per quel che riguarda l’animazione.

Per Cameron Diaz. Lei, con la sua voce, è stata capace di rendere ancora più piacevole un personaggio che è fuori dal comune e che risulta un simbolo assoluto: si può essere vincenti anche se non si è belle e magrissime.

C. D. – Il segreto di Fiona è che non è una principessa da salvare. Fiona poteva uscire dalla torre quando voleva, perché poteva farcela da sola. Lei ha accettato se stessa e l’ha fatto per trovare la felicità, il vero amore. Il vero amore è un messaggio straordinario e vale sia per gli uomini che per le donne. Inoltre bisogna essere attive, nella vita, per essere vincenti e Fiona ne è un esempio perfetto. Siamo abituati a principesse bellissime come quelle che accompagnano Fiona nel film, ma lei fa capire a tutte che non si può sempre essere così ferme e stare ad aspettare il destino. In un certo modo, riesce a far diventare “intelligenti” anche loro.

Di solito, nei film di animazione, ci sono canzoni cantate dai personaggi. In questa occasione c’era un cantante nel cast, ma non c’è una canzone cantata da lui. Come mai?

J. T. – Ho dovuto recitare con tanta intensità: recitare così, è come cantare canzoni per dieci anni!

C. D. – Forse, semplicemente, non era necessaria una canzone.

J.T. – Scherzi a parte, è vero. Forse, solamente, non era necessario. Comunque è stato bello concentrarsi solo sulla recitazione.

Cameron Diaz e Banderas, voi siete molto impegnati anche al di fuori del set, nel sociale.

C.D. - Sì è vero. Tripping, ad esempio, è un progetto importante di stampo ambientalista. Sono dell’opinione che viviamo in un bellissimo pianeta, ma se vogliamo continuare a viverci, dobbiamo fare qualcosa per salvarlo, e per salvare noi stessi. Forse può essere una visione egoistica, ma credo sia un impegno essenziale.

A. B. – Io sono sempre stato impegnato in operazioni benefiche, anche in film molto politici, che non hanno avuto molto successo. Tuttavia rifarei queste esperienze come Imagining Argentina o Bordertown, perché sono convinto che tutti hanno la responsabilità di denunciare ciò che succede nel mondo. Serve per dare un esempio.

Signor Miller, lei nella scena in cui è protagonista Biancaneve cita apertamente il film di Walt Disney, ma ne cambia radicalmente il modo di fare. L’obiettivo è di sostituire un classico?

Chris Miller – La cosa divertente, in quel caso, è stato prendere un personaggio tradizionale che tutti riconoscono e modificare la sua figura, cambiare il loro modo di essere in chiave ironica. È anche un modo per far riprendere in mano alle principesse la loro vita, di farle smettere di aspettare il cavallo bianco e il principe.

La musica è sempre molto importante e in Shrek è usata sempre in maniera perfetta. Come viene scelta la colonna sonora?

Aron Warner – Le scelte sono difficili e varie, e dipende sempre dalle scene. Abbiamo ascoltato circa quattrocento canzoni per vedere quali fossero le più adatte, per trovare quelle giuste in ogni occasione. A volte si scrivono nuovi pezzi, ma, soprattutto, c’è la musica con cui siamo cresciuti noi della produzione, la portiamo con noi e quindi la riproponiamo.


Enregistrer au format PDF