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Conferenza stampa: Ivan Zulueta

Pubblicato il 27 giugno 2007 da Alessandro Izzi


Conferenza stampa: Ivan Zulueta

A coronamento dell’omaggio a Zulueta presentato alla quaratatreesima edizione del Festival di Pesaro, il pubblico ha avuto modo di incontrare Andrés Duqua (regista del bel documentario su Zulueta Ivan Z.) e Augusto Martniez Torres (produttore storico dei primi cortometraggi del grande regista spagnolo. La prima domanda è proprio per il produttore.

Come hai incontrato Zulueta e come è cominciata la vostra avventura nel cinema?

Ai tempi del nostro primo incontro Zulueta abitava in un grattacielo nel centro di Madrid dove ha girato AmalgamA. Nella zona c’erano molte manifestazioni e molto spesso lui scendeva e riprendeva quello che accadeva. C’erano molte macchine della polizia, come si vede anche nel film. Una volta la polizia entrò in casa sua perchè lo vedeva girare con la macchina da presa e la cosa sembrava strana. Arrivarono a requisirgli anche il girato e un giorno Zulueta mi chiese di andare a chiedere indietro la pellicola perchè la polizia l’aveva vista e l’aveva tenuta. Mi chiese anche di tenere io tutto il materiale perchè era convinto che i poliziotti sarebbero tornati e l’avrebbero requisito di nuovo. Così ho avuto modo, piano piano, di vedere tutti questi film. Mi sembrarono stupendi e pensai che si sarebbe potuto fare qualcosa con essi. E così gli proposi di continuare a fare le stesse cose, però in 16 mm, così sarebbe stato poi possibile gonfiare i filmati a 35. In questo modo cominciò l’avventura di Leo es pardos girato in 16 mm e con la macchina da presa che riprendeva fotogramma per fotogramma sia in avanzamento che indietro. Il film è venuto abbastanza bene e l’abbiamo selezionato per il Festival di Berlino. Qui fu stroncato pesantemente. Nonostante questo, abbiamo deciso di fare un altro corto che è poi diventato la fine del primo lungometraggio di Ivan. Proprio all’inizio della lavorazione per il corto si è fatta avanti una produttrice che si era innamorata in qualche modo del cinema di Zulueta. Grazie al suo interessamento Ivan ha cominciato a scrivere la sceneggiatura del corto e solo in fase molto avanzata la produttrice ha scoperto che a Zulueta piacevano i ragazzi e non le ragazze. La sceneggiatura era già stata scritta e a questo punto si è cambiato il produttore. Il corto è stato girato nelle stesse condizioni di Leo es pardos con pochissimi soldi e in pochissimo tempo.
Per me c’è un periodo nel cinema spagnolo che è dei migliori. Va dall’anno 1977 (in cui scompare la censura) fino al 1982 quando il Partito Socialista spagnolo vince le elezioni. In questo periodo c’è un vuoto legislativo che permette ai registi di fare quello che vogliono con pochissimi soldi. In questo periodo Almodovar comincia a realizzare i suoi primi lavori ed esordisce anche Trueba. A tal proposito vorrei sottolineare una cosa: Almodovar e Zulueta hanno lavorato insieme e Pedro è spesso andato sul set di Ivan per vederlo lavorare. In qualche modo credo che Almodovar abbia preso qualcosa da Zulueta. Tutto quello che Almodovar ha e che gli permette di costruire il suo mondo fantastico, Zulueta ce l’ha in forma autodistruttiva. E’ un po’ una variante di Victor Erice, che è anche lui un po’ autodistruttivo.

Al regista: E tu come hai incontrato Zulueta e come hai cominciato a lavorare con lui?

Ho avuto la possibilità di conoscere Zulueta grazie ad un mio amico e al fatto che mi recavo spessissimo a San Sebastian (dove attualmente vive il regista N.d.A.). Qusto mio amico era l’amico della migliore amica di Ivan. Un giorno abbiamo programmato un incontro e ci siamo visti in un bar, dove abbiamo essenzialmente parlato di cinema. Da lì è cominciata un’amicizia. Dopo un anno di incontri gli ho proposto di girare un’intervista. Lui accettò e io andai a San Sebastian, ma per quattro giorni Ivan non volle sentirmi neanche per telefono. Non rispondeva e io lasciavo messaggi sulla segreteria. Alla fine mi rispose che la smettessi di chiamare e che andassi direttamente a casa sua. All’inizio l’intervista non doveva essere girata in casa, perchè nessun membro della famiglia voleva essere ripreso. Comunque, alla fine, mi recai alla casa, bussai alla porta e Ivan ci mise qualcosa come venti minuti per venire a rispondere. A quel punto pensavo solo a come avrei potuto superare la recinzioni per girare un documentario su come venivo cacciato da casa. Alla fine mi aprirono ed ebbi la sensazione che si stava aprendo, davanti a me, un mondo nuovo. Da quel momento Ivan è stato molto coinvolto dall’intervista e, come avete avuto modo di vedere, aveva molta voglia di raccontare tante cose che per molti cinefili erano rimaste un mistero. Così, più che un ritratto sulle varie opere di Zulueta, è venuto fuori un ritratto di una persona che si stava confessando e su una persona che si autoescludeva e si chiudeva in questa casa.

Cosa è successo a Zulueta dopo il documentario?

Ci sono state iniziative del Centro culturale basco per il recupero dei suoi film e anche delle sue locandine. Questa postazione ha girato per varie città spagnole. Il documentario ha contribuito a far conoscere Zulueta. Ivan ha sempre avuto il desiderio di tornare a girare.

Si intromette a questo punto Augusto Martinez Torres che non è d’accordo con quanto appena detto:
Augusto Martinez Torres: Quest’ultima affermazione non mi convince. A questo punto vorrei chiedere meglio al regista di raccontarci come è riuscito ad entrare nella villa di Zulueta, che è un’operazione quasi impossibile.

Andrés Duque: Io e Ivan avevamo un accordo: prima o poi avremo girato quest’intervista. Non sapevo quando e lui stesso non ha potuto prendere un impegno preciso con me. Sono stato a San Sebastian per vari giorni, aspettando una sua risposta. Io dissi a Zulueta che ero disposto ad aspettare quanto c’era da aspettare, ma che non doveva farmi tornare a Barcellona senza un’intervista. Fu a questo punto che mi mandò il messaggio di presentarmi direttamente alla villa.

Augusto Martniez Torres: Ti chiedo questo, perchè un anno dopo il tuo documentario, finalmente Zulueta mi diede il permesso di andare nella sua villa, però con una troupe di trenta persone. Ci accolse con lo stesso accappatoio blu che indossava nella tua intervista e io gli dissi che somigliava un poco ad Orson Welles. Mi rispose che, al più, poteva somigliare a Divine. Ho cercato in tutti i modi di farlo tornare a dirigire, non certo in Super8, ma con una telecamera. Dargli una videocamera con le istruzioni per usarla è stato impossibile. E non ci ho provato solo io, ma anche altre persone. Senza risultato.
Il tuo film mi è piaciuto molto perchè fa conoscere una persona che anche in Spagna si conosce poco.

Leggi la recensione del film Ivan Z.


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